ISPI Dossier
26 Aprile 2018
USA 2010: Obama al Mid Term – Scenario

Le elezioni di medio termine del 2 novembre assumeranno il significato di una riconferma o di un riflusso rispetto al responso elettorale del 2008. Inevitabilmente i risultati degli equilibri politici avranno un riflesso sull’amministrazione Obama, principalmente sulle sue scelta di politica interna ed economica, ma potrebbe averne anche su quelle di politica estera.

Tradizionalmente il partito che ha vinto le elezioni presidenziali risulta sfavorito alle elezioni di medio termine. Anche nel caso delle elezioni del 2 novembre 2010, l’ipotesi più accreditata è quella di una vittoria dei repubblicani. Tale vittoria assumerebbe, tuttavia, due significati diversi se fosse una vittoria solo di misura (vedi scenario B) oppure se si trattasse di una ampia vittoria del Grand Old Party (vedi scenario A).

Scenario A. Ampia vittoria  dei Repubblicani

In questo caso, i repubblicani otterrebbero la maggioranza sia nella House of Representatives sia al Senato e, inoltre, otterrebbero una ampia affermazione a livello statale con l’elezione di un alto numero di governatori repubblicani.

Questa ipotesi ribalterebbe gli equilibri politici al Congresso e, più in generale, nel paese. L’amministrazione Obama si troverebbe in questo caso di fronte a due ordini di problemi: il primo relativo al rapporto esecutivo-legislativo e il secondo relativo al programma riformatore di Obama. Anzitutto dovrebbe fare i conti con un rapporto conflittuale con il Congresso, se nei suoi primi due anni di mandato Obama ha potuto fare affidamento su due solide maggioranze alla House e al Senato, nella seconda metà del suo mandato si aggiungerebbe un significativo ostacolo politico sul piano legislativo.

Inoltre, una ampia vittoria dei repubblicani assumerebbe necessariamente il significato di un declino dell’era Obama. Questo renderebbe difficile l’applicazione della riforma sanitaria, su cui i repubblicani avrebbero buon gioco a sotto-finanziarla (affossandola) o non applicandola a livello statale. Le stesse misure anti-crisi o le politiche per risollevare i livelli di occupazione proposte dal presidente perderebbero di legittimità e di sostegno politico. Similmente, la politica estera di Obama diventerebbe oggetto di una critica ancor più serrata da parte dei repubblicani, fino al punto di mettere in evidenza gli insuccessi o gli scarsi risultati finora ottenuti in Afghanistan, nel processo di pace in Palestina o nell’affrontare la minaccia dell’Iran.

Scenario B. Vittoria di misura dei repubblicani

Uno scenario non molto dissimile a quello precedente e, al medesimo tempo, più probabile è quello di una vittoria del partito repubblicano che lo porti a conquistare la maggioranza alla House of Representatives ma non al Senato, dove la maggioranza dovrebbe rimanere, seppur di misura, nelle mani dei democratici.

In questo caso i rapporti conflittuali fra amministrazione e Congresso si ridurrebbero, tuttavia la conflittualità si sposterebbe all’interno del Congresso fra i due rami del legislativo. In termini più generali, la vittoria dei repubblicani si tradurrebbe in una battuta di arresto del consenso intorno a Obama ma non in una vera e propria crisi. In linea con i riequilibri tradizionali delle elezioni di medio termine, i quali prevedono di solito una vittoria del partito opposto a quello del presidente, la sconfitta limitata dei democratici renderebbe la vita più difficile a Obama ma non fino al punto di comprometterne le politiche.

Scenario C. Parità fra i due partiti

La vittoria dei repubblicani potrebbe risultare molto più contenuta di quel che hanno paventato i pronostici delle ultime settimane. In questo caso, una vittoria molto limitata dei repubblicani potrebbe risultare in una parità sul piano politico, con una risicata maggioranza dei democratici alla Camera e una sostanziale parità nel numero di Senatori.

Se per un verso questa ipotesi non metterebbe in discussione l’amministrazione Obama e il consenso intorno alle sue politiche. Per un altro, tuttavia, aprirebbe una fase di indeterminatezza sul piano legislativo, dove di volta in volta bisognerà cercare le maggioranze necessarie. Nel lungo periodo questo scenario potrebbe rilanciare una nuova stagione di politiche bipartisan o, al contrario, approfondire le divergenze fra i due maggiori partiti americani, ridisegnando un paese politicamente diviso come è avvenuto negli anni scorsi in alcune fasi dell’amministrazione Bush.

Inoltre, questo scenario riaprirebbe un periodo di riflessione all’interno dei due partiti. Nel caso del partito repubblicano l’interrogativo riguarderebbe il “perché non abbiamo vinto”, alla luce della flessione del consenso intorno ad Obama. Da questo punto di vista, diventerebbe centrale la questione degli equilibri interni al partito fra una componente più moderata e pragmatica e una componente più conservatrice e intransigente (vedi tea party movement). Nel caso del partito democratico, l’interrogativo riguarderebbe il “perché abbiamo perso” il consenso raccolto solo due anni prima. Questo rimetterebbe in discussione gli indirizzi politici inaugurati con l’amministrazione Obama, soprattutto su questioni che hanno rischiato di dividere il partito stesso, come la Riforma Sanitaria.

Scenario D. Vittoria dei democratici

Nel caso in cui le elezioni confermino la tenuta della maggioranza dei democratici sia al Senato sia alla Camera assisteremmo ad un vero e proprio rilancio dell’amministrazione Obama. Questo avrebbe un effetto non solo sulla seconda parte del mandato del presidente democratico, ma anche sul futuro del partito democratico stesso.

La tenuta dei democratici rilancerebbe l’amministrazione Obama su tutti i principali fronti. In primo luogo quello delle politiche interne: la riforma sanitaria (su cui i repubblicani avrebbero più difficoltà a fare ostruzionismo in fase di applicazione) e i provvedimenti economico-finanziari per uscire dalla crisi e per risollevare i livelli di occupazione. In secondo luogo, sul fronte della politica estera, acquisirebbero nuova legittimità tanto l’approccio multilaterale inaugurato da Obama quanto la nuova strategia per la soluzione del conflitto in Afghanistan.

Sul piano interno, una vittoria democratica rilancerebbe il Partito democratico, rafforzandone l’ala liberal e progressista che maggiormente ha appoggiato l’ascesa di Obama.

 

Nessun commento

Non c’è ancora nessun commento.

Al momento l’inserimento di commenti non è consentito.


ISPIChi siamoContatti