ISPI Dossier
26 Aprile 2018
Prospettive della sicurezza energetica europea
– Scenario -


Di seguito sono delineati due scenari di medio periodo collegati alla velocità della ripresa economica in Europa e nel mondo nel prossimo decennio.

Scenario A – ripresa lenta e bassi prezzi dell’energia

Nello scenario che gli esperti mondiali ipotizzano come più probabile, il prezzo del barile di petrolio potrebbe essere nel 2030 attorno agli 80-100$, mentre la crescita economica in Europa potrebbe non essere superiore all’1-2%, negli Stati Uniti attorno al 3% e nei paesi emergenti al 5%. In questo caso, il livello di sicurezza energetica dei paesi europei tenderebbe ad alzarsi a causa del basso prezzo degli idrocarburi.

Una crescita economica lenta farebbe infatti diminuire la domanda energetica dei paesi europei e questo, accanto allo sfruttamento sempre più intensivo dei giacimenti di gas e petrolio non convenzionali, determinerebbe un eccesso di offerta di energia. Ciò potrebbe teoricamente generare tensioni e far aumentare il rischio politico nei paesi produttori più fragili, che vedrebbero comprimersi la loro principale fonte di reddito. Ma più probabilmente (in particolar modo per i paesi centro-asiatici) potrebbe portare a un mutamento della composizione della domanda di energia dall’estero, una quota sempre più consistente della quale proverrebbe dai paesi emergenti, e soprattutto dalla Cina. Questi cambiamenti – parzialmente già in atto oggi – causerebbero dunque l’ulteriore rilassamento dell’interdipendenza tra i paesi esportatori e le economie occidentali, legando i primi in misura più rilevante alle esigenze dei sistemi economici dei paesi emergenti.

A seguito del protratto periodo di bassi prezzi dell’energia, in Europa i grandi progetti infrastrutturali per il trasporto del gas via terra – e  in particolare il ‘corridoio sud’, per il quale competono i gasdotti Nabucco e South Stream – subirebbero un rallentamento o verrebbero accantonati. I paesi europei punterebbero perciò sulla realizzazione di gasdotti con portate minori, come l’ITGI (Interconnettore Turchia-Grecia-Italia), capace di trasportare un massimo di 8 bcm/a (miliardi di metri cubi di gas all’anno; per un paragone il South Stream ne trasporterebbe 63). Inoltre i paesi europei indirizzerebbero i loro nuovi investimenti verso il Gnl e la costruzione di impianti di liquefazione, il cui gas può essere acquistato spot (cioè al momento), allo scopo di slegarsi dai rigidi contratti collegati ai gasdotti terrestri e di massimizzare il profitto originato dalle protratte condizioni di eccesso di offerta di gas.

A fronte di questo scenario moderatamente ottimistico per i paesi europei, resta comunque un rischio per la loro sicurezza energetica di medio-lungo periodo. Il pericolo principale è che, al termine di questo periodo di ‘bolla del gas’ e di bassi prezzi dell’energia, un ritorno ai prezzi dell’energia precedenti alla crisi economica possa cogliere impreparati i paesi importatori che non si siano dotati di infrastrutture adeguate di stoccaggio e di approvvigionamento.

Scenario B – ripresa sostenuta e rapido aumento dei prezzi energetici

È possibile comunque delineare anche un altro scenario – sebbene sia attualmente meno probabile – basato su un’ipotesi di prezzo del petrolio al barile attorno ai 150-170$ nel 2030. Se la crescita europea si attestasse sopra o attorno al 2%, quella statunitense raggiungesse il 5% e quella dei paesi emergenti il 7%, le necessità di energia – e di idro-carburi in particolare – crescerebbero notevolmente.

In questo caso i paesi produttori si troverebbero alle prese con una rapida crescita della domanda di energia che aumenterebbe il livello della loro sicurezza energetica, perché la competizione tra i paesi produttori per penetrare i mercati finali sarebbe più che compensata dall’aumento della domanda di energia di questi ultimi. I paesi europei, viceversa, andrebbero incontro a forti pressioni a causa dell’aumento dei prezzi energetici.

I progetti infrastrutturali sarebbero incoraggiati e la costruzione di Nord Stream (capace di un massimo di 27 bcm/a) procederebbe a gran velocità. Maggiore incertezza continuerebbe a circondare i progetti del ‘corridoio sud’: i gasdotti South Stream (63 bcm/a) e Nabucco (31 bcm/a) sarebbero in diretta competizione e potrebbe comunque non esserci spazio per la loro presenza simultanea anche a fronte di alti prezzi delle risorse energetiche.

All’interno di questo scenario si prospettano così due possibilità. Da una parte, la certezza della disponibilità del gas russo farebbe propendere per la costruzione di South Stream, mentre la possibilità che Nabucco veda la luce sarebbe legata alla condizione che Iraq e Turkmenistan diventino i principali fornitori di gas del progetto. Dall’altra, il costo del trasporto del gas di South Stream, il cui percorso è in parte sottomarino, sarebbe quasi doppio se confrontato con l’intubamento nei gasdotti ucraini. È realistico pensare che soltanto un ritorno alle crisi del gas tra Russia e i paesi dell’Europa orientale costituirebbe l’incentivo adatto a favorire la costruzione del gasdotto come rotta alternativa. Al contrario, un periodo di relativa tranquillità politica nei rapporti tra Kiev e Mosca e il forte sostegno della Commissione europea giocherebbero entrambi a favore di Nabucco.

 

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