ISPI Dossier
26 Aprile 2018
KIRGHIZISTAN:
L’ULTIMA MOSSA NEL RISIKO CENTRASIATICO
SCENARIO

Il rovesciamento del governo guidato da Bakiyev ha radici tanto nelle dinamiche interne al Kirghizistan, quanto nelle più ampie e complesse dinamiche regionali ed internazionali che si intrecciano nell’heartland centroasiatico. Gli scenari aperti dagli eventi del 7 di aprile vanno dunque valutati su questi due piani complementari.

SCENARI INTERNI: IL DIFFICILE CAMMINO DELLE RIFORME

Il nuovo governo del Kirghizistan è atteso dai non facili compiti di porre freno alla corruzione che dilaga nel Paese e, al contempo, di assicurare ai processi decisionali nazionali maggior trasparenza e inclusività. A determinare tali problematiche e, più in generale, a pesare sulla vita socio-politica della giovane Repubblica è tuttavia, soprattutto, una radicata logica clanica di gestione e spartizione del potere. A tale logica, connaturata al sistema politico kirghiso così come, più in generale, alle vicine repubbliche centroasiatiche, difficilmente il nuovo governo potrà mettere fine.

Da un punto di vista interno, dunque, il successo del nuovo governo sarà determinato anzitutto dalle performance economiche del Paese, dall’esito della lotta alla povertà e ad un galoppante tasso di inflazione. Di vitale importanza sarà, per il nuovo governo, riuscire ad attirare investimenti stranieri nel contesto del rilancio di programmi di privatizzazione della aziende statali, che pure hanno suscitato notevoli opposizioni interne. Su questo sfondo ed in ragione di una maggior tradizione di scambi, i capitali delle aziende russe e kazake – ed in parte cinesi – sembrano offrire le migliori prospettive all’economia kirghisa. Le necessità economiche si intrecciano dunque con le direttrici di politica estera del Paese, tanto più in ragione della profonda dipendenza del Kirghizistan dalle importazioni di petrolio e gas. D’altro canto, il ruolo giocato nel montare della protesta popolare dall’aumento dei prezzi dell’energia imposto dalla Russia, dimostra la profonda vulnerabilità politica che deriva dalla dipendenza energetica. La necessità di risollevare l’economia del Paese e di innalzare il tenore di vita dei suoi cittadini è dunque strettamente legata alle direttrici di politica regionale che il governo intraprenderà.

SCENARI INTERNAZIONALI: RITORNO VERSO MOSCA?

Indipendentemente dal ruolo giocato dalla Russia nel rovesciamento di Bakiyev, la risolutezza e la tempestività con la quale Mosca ha riconosciuto il nuovo governo kirghiso offre una precisa indicazione della volontà russa di rilanciare il rapporti con la repubblica centroasiatica. Per Bishkek, d’altro canto, la Russia resta un interlocutore obbligato tanto sul piano economico che politico.

Su questo sfondo, la caduta di Bakiyev segna il fallimento del tentativo di bilanciamento dei rapporti del Kirghizistan con Russia, Cina e Stati Uniti. E’ dunque preventivabile un più deciso avvicinamento tra Bishkek e Mosca, come presupposto per il rilancio del dialogo con Washington e Pechino – entrambi mostratisi sinora piuttosto freddi rispetto all’esecutivo uscito dal colpo di stato. Principale preoccupazione cinese rispetto alla caduta di Bakiyev deriva dalla possibilità che l’instabilità kirghisa coinvolga la confinante regione autonomista dello Xinjiang, mentre a preoccupare gli Stati Uniti è principalmente la sorte della base di Manas – fondamentale per le operazioni nel teatro afghano.

Il nuovo governo dovrà infatti fare i conti con un crescente sentimento popolare di anti-americanismo frutto della progressiva identificazione tra il clan presidenziale e la Casa Bianca. La chiusura della base statunitense di Manas appare tuttavia improbabile, anche in ragione delle rilevanti entrate che essa assicura alle casse kirghise. Il mantenimento della infrastruttura statunitense nel territorio nazionale potrebbe però essere bilanciata dall’accordo con Mosca per la costruzione di una seconda base russa nel Paese, al confine con l’Uzbekistan, e più in generale con un maggior coinvolgimento nei meccanismi di cooperazione regionali a guida russa.

 

1 commento »

  1. Nella competizione per un ruolo nel centro Asia si é parlato di Russia, Usa, Cina, perfino India e Iran.
    Non dimentichiamo la Turchia, il richiamo turco su queste popolazioni con forti componenti turcofone é molto sentito.
    Grazie

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