ISPI Dossier
20 Aprile 2018
Israele-Hamas: oltre la tregua – Background

14 Novembre

A seguito degli scontri tra Israele e Hamas dei giorni precedenti ed in risposta al crescente lancio di missili dalla Striscia di Gaza verso il sud del paese, Israele decide di rispondere con l’”omicidio mirato” di Ahmad Jabari, il capo delle Brigate Ezzedine al-Qassam (l’ala militare di Hamas), che viene raggiunto da un missile israeliano mentre era alla guida della sua macchina dando così il via all’operazione “Pilastro di Difesa”. In un colloquio telefonico con il presidente Obama, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ottiene il sostegno dell’amministrazione USA che condanna il lancio di razzi da Gaza e ribadisce il diritto di Israele all’auto-difesa mentre l’Egitto del presidente Morsi richiama il proprio ambasciatore in Israele e condanna la decisione di Netanyahu. Poche ore dopo anche il governo israeliano decide di richiamare in patria il suo ambasciatore al Cairo.

15 Novembre

L’Egitto chiede una riunione d’urgenza del Consiglio di Sicurezza dell’ONU che però si conclude senza aver raggiunto una decisione. Israele intanto si prepara ad estendere il conflitto impiegando anche truppe di terra: richiama, infatti, 16mila riservisti e sposta carri armati e mezzi militare verso il sud del Paese. Il livello di conflittualità tra le due parti aumenta esponenzialmente: l’aviazione e la marina israeliana continuano a lanciare ripetuti attacchi sulla Striscia di Gaza mentre Hamas lancia decine di razzi verso il sud di Israele. Il sistema di difesa Iron Dome intercetta molti di questi missili ma alcuni atterrano in Israele e due lambiscono Tel Aviv. Un razzo che colpisce un appartamento nel sud di Israele causa le prime tre vittime israeliane mentre nella densamente popolata Striscia di Gaza il numero dei morti ha già raggiunto quota 19. Il Presidente egiziano Morsi dichiara di voler lavorare con UE, USA, ONU e Lega Araba per trovare una soluzione al conflitto e gli Stati Uniti chiedono ufficialmente a coloro che hanno influenza su Hamas come Turchia ed Egitto di adoperarsi per frenare l’escalation del conflitto.

16 Novembre

Il Senato USA approva all’unanimità una risoluzione per esprimere solidarietà a Israele ed il suo diritto all’auto-difesa. La tregua di tre ore indetta da Israele durante la visita del Primo Ministro egiziano Hisham Kandil a Gaza viene infranta dopo che una dozzina di razzi vengono lanciati da militanti di Hamas verso le città di Ashdod, Ashkelon e Be’er Sheba. Per la prima volta dall’inizio del conflitto le sirene anti-raid suonano a Gerusalemme e un razzo atterra a 16km dalla città, non accadeva dal 1970. Il Ministro della Difesa israeliano, Ehud Barak, afferma di aver distrutto il centro per lo sviluppo e produzione di droni di Hamas a Gaza e chiede di autorizzare il governo a richiamare 75.000 riservisti per prepararsi a un intervento di terra. Dall’inizio del conflitto sono stati più di 550 i missili lanciati da Gaza verso Israele, di questi solo 26 sono esplosi in centri abitati mentre le forze militari israeliane hanno colpito più di 500 obiettivi nella Striscia di Gaza. Dopo tre giorni di conflitto i morti palestinesi salgono a 29 contro i 3 israeliani.

17 Novembre

Israele continua le incursioni aree e colpisce l’edificio che ospita gli uffici di Ismail Haniyeh, primo ministro di Hamas a Gaza, molti dei tunnel sotterranei che collegano Gaza all’Egitto. Intanto, il vicepresidente dell’Ufficio Politico di Hamas, Moussa Abu Marzouk, che riveste un ruolo chiave ai negoziati in corso al Cairo, riferisce di iniziali tentativi per raggiungere un cessate il fuoco temporaneo tra Israele e Hamas. Il numero delle vittime palestinesi sale a 39 mentre quelle israeliani rimane fermo a 3.

18 Novembre

Il premier israeliano Netanyahu afferma di essere pronto ad un immediato cessate il fuoco se Hamas accetta di interrompere il lancio di missili da Gaza e il presidente egiziano Morsi, in una conferenza stampa congiunta con il leader turco Erdogan, conferma che c’è la possibilità di giungere  rapidamente a un cessate il fuoco anche se non vi sono certezze. Intanto Israele invia un suo rappresentante al Cairo per discutere con le autorità egiziane di una possibile tregua delle ostilità.

19 Novembre

Mentre in Egitto continuano i colloqui diplomatici con il rappresentante israeliano e Khaled Mashaal, principale leader di Hamas in esilio, l’aviazione israeliana colpisce il Gaza media center uccidendo un alto militante di Hamas. Dall’inizio dell’offensiva il numero di morti nella striscia di Gaza ha raggiunto quota 111, dei quali 56 civili. Sotto pressioni internazionali, Israele accetta di concedere più tempo agli sforzi diplomatici per raggiungere una tregua. Segnali positivi arrivano anche dal fronte opposto quando il leader di Hamas Mashaal, al termine degli incontri con i negoziatori egiziani, afferma di essere disposto a terminare il prima possibile gli scontri. Secondo il Premier egiziano Kandil si potrebbe giungere ad un accordo in poche ore.

20 Novembre

Per tutta la giornata si rincorrono voci sulla firma di una tregua. Dall’inizio del conflitto sono 135 le vittime a Gaza, delle quali 54 civili. Ban Ki-Moon, dopo essere stato al Cairo, atterra in Israele per incontrare i vertici del governo. In serata anche il Segretario di Stato Hillary Clinton atterra a Gerusalemme per un colloquio con il premier Netanyahu il quale afferma di preferire una soluzione diplomatica al conflitto ma che Israele è pronto a fare tutto il necessario per difendersi.

21 Novembre

Nonostante i segnali positivi del giorno precedente durante la notte continuano gli scontri. Alle 12.05 ora locale, una bomba esplode su un autobus a Tel Aviv causando 27 feriti, non accadeva dal 2006 e molti temono che l’attentato possa vanificare ogni speranza di giungere rapidamente ad una tregua. Intanto da Teheran, il presidente del parlamento iraniano Ali Larijani afferma che l’Iran ha fornito assistenza militare ad Hamas a Gaza. Dopo aver incontrato il presidente dell’ANP Abu Mazen, Hillary Clinton vola al Cairo per cercare una soluzione diplomatica. Alle 20 ora locale, il Segretario di Stato Clinton e il ministro degli Esteri egiziano Kamel Amr annunciano che Israele e Hamas hanno trovato un accordo per il cessate il fuoco. Dopo 8 giorni di conflitto che sono costati la vita a 140 palestinesi e 5 israeliani alle 21 ora locale entra in vigore la tregua. Israele si impegna a cessare gli attacchi contro Gaza inclusa l’invasione e gli assassinii mirati. A loro volta, tutte le fazioni si impegnano a cessare le ostilità, in particolare il lancio di razzi contro Israele e gli attacchi dalle frontiere. Se la tregua reggerà, 24 ore dopo l’entrata in vigore dell’accordo, i valichi di frontiera tra Gaza e Israele saranno aperti per persone e merci. L’Egitto è garante della tregua, a conferma dell’importante ruolo svolto nella trattativa e delle responsabilità e leadership regionale riconosciute al governo di Morsi sia da Obama che da Netanyahu.

Ecco i principali punti del cessate il fuoco tra Israele ed Hamas:

Principi generali:

  • Israele deve mettere fine ad ogni offensiva, terrestre, marittima o aerea contro la Striscia di Gaza, compresi gli sconfinamenti e gli omicidi mirati.
  • Tutte le fazioni palestinesi devono mettere fine agli attacchi contro Israele lanciati dalla Striscia di Gaza, ivi compreso il lancio di razzi e gli attacchi alla frontiera.
  • Entro 24 dall’entrata in vigore dell’accordo saranno discusse le seguenti questioni: apertura dei valichi di frontiera (per il momento solo Erez, Kerem Shalom e Rafah), facilitazione dei movimenti di beni e persone e fine delle restrizioni dei movimenti dei residenti.
  • Ogni altra questione sollevata dalle parti dovrà essere discussa.

Meccanismi di attuazione:

  • Definire l’ora zero in cui le misure del cessate il fuoco entreranno in vigore.
  • Tutte le parti dovranno impegnarsi con l’Egitto a rispettare i termini dell’accordo raggiunto mercoledì 21 novembre.
  • Tutte le parti dovranno impegnarsi a non commettere atti che costituiscano una violazione dell’accordo: in caso di reclami l’Egitto, in quanto garante dell’intesa, dovrà essere informato per poter valutare la situazione.

 

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