ISPI Dossier
26 Aprile 2018
Internet e i regimi autoritari – Background

Internet costituisce un potenziale strumento di libertà d’espressione e giudizio. Allo stesso tempo può anche essere uno strumento di controllo e propaganda nelle mani di regimi autoritari. La duplice valenza viene messa in discussione sia da chi, come i web-ottimisti, fa notare che la rete sia difficilmente filtrabile e vi siano sempre le possibilità di scavalcare le censure dei regimi autoritari, sia da chi, i tecno-utopisti, non vede internet come la panacea di tutti i mali. A questa seconda opinione appartiene Evgeny Morozov, ricercatore dell’Institute for the Study of Diplomacy at Georgetown University:  “Significherebbe sancire la supremazia della tecnologia sulla politica. Puro determinismo tecnologico”. Inoltre c’è chi chiaramente mette in guardia dai rischi della “cyber democrazia”: sorveglianza, nuovi estremismi, populismo. Dall’altra parte la letteratura pro-internet è numerosa. La cultura digitale avrebbe creato le fondamenta per una “nuova civiltà”. Da sempre la democrazia germoglia dove c’è accoglienza, scambio e condivisione. E da sempre l’incontro con l’altro è l’antidoto più efficace all’odio e al conflitto.

Chi guardava a internet negli anni Novanta non poteva che considerare la Rete un potente strumento per diffondere idee e opinioni, incluse quelle critiche o eterodosse, in particolar modo all’interno di quei paesi che concedevano uno spazio esiguo o nullo al dissenso interno. Ma all’aumentare della diffusione di questo nuovo mezzo di comunicazione di massa era inevitabile che i regimi autoritari si interessassero del fenomeno e tentassero di ricondurlo sotto il loro controllo.

Il caso Google-Cina e le sue conseguenze nelle relazioni sino-americane potrà fornire un esempio dell’efficacia del web come strumento di diplomazia e politica estera. Il caso iraniano potrà far capire quanto le nuove tecnologie siano importanti nell’organizzazione dei movimenti d’opposizione, allo stesso tempo però il regime di Teheran sembra usare gli stessi social network per colpire i dissidenti. Nelle rivolte in Ucraina (2004), Birmania (2007), Moldova (2009), la Rete è stata essenziale per mobilitare le “smart mob“, tuttavia lo è anche nel proselitismo di altri gruppi terroristici o eversivi: da Al Qaida ai Fratelli Musulmani. In Iran, Russia, Cina, blog e video vengono usati per indirizzare la conversazione online, diffondere la propaganda, screditare o accreditare qualcuno.

Reporters Sans Frontières monitora la situazione della libertà di internet costantemente e pubblica report annuali e ranking sui regimi che vengono definiti “Internet Enemies”.

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In rosso gli “Internet enemies”, in grigio i paesi dove internet subisce alcune restrizioni.

 

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