ISPI Dossier
20 Aprile 2018
Elezioni in Libia – Scenari

1. In equilibrio tra rentier state, democrazia e federalismo
Le elezioni del 7 luglio sembrano poter rappresentare un importante punto di svolta, non tanto nel conseguimento di una Libia stabile nel breve periodo, ma nel rilancio di un processo di riconciliazione nazionale che costituisca il presupposto per la creazione di nuove istituzioni, per il rilancio di un’identità nazionale da sempre debole e per un rinnovato equilibrio tra le varie componenti di controllo e potere in Libia. I libici – tranne alcune importanti eccezioni in Cirenaica e nel sud del paese – hanno dato prova di maturità democratica se si considera la scarsa confidenza del paese con la rappresentanza democratica.
L’autorità nazionale sembra poter uscire molto rafforzata grazie al processo di legittimazione creato da queste elezioni. Se si trovasse in tempi relativamente brevi un accordo sulla costituzione del nuovo governo, con a capo, come molto probabile, un tecnocrate “liberale” appartenente all’Alleanza guidata da Mahmud Jibril, l’autorità centrale dovrebbe, da una parte, tornare a gestire la ridistribuzione della rendita, dall’altra, avere maggior autorevolezza e coraggio nell’affrontare i maggiori problemi del paese, a cominciare da quello dello scioglimento delle milizie all’interno dell’esercito nazionale.
Il risultato sarebbe la formazione di uno stato che, comunque, non rinuncerebbe alla distribuzione della rendita petrolifera alla popolazione. La Libia resterebbe comunque uno stato “allocativo o distributivo”, gettando interrogativi sulla compatibilità con il processo di democratizzazione avviato: il nuovo governo di fatto potrebbe tornare ad elargire vitalizi e beni primari in cambio di acquiescenza nei confronti della gestione del potere, anche con lo scopo di guadagnare facile consenso. Dall’altra, la stesura della nuova Costituzione potrebbe portare all’emergere delle istanze federaliste. La nuova assemblea sarà infatti dominata dai 120 rappresentanti indipendenti eletti “localmente” ed è molto probabile che le loro richieste di “devoluzione” regionale possano prevalere.
Uno degli altri elementi essenziali per comprendere la nuova Libia, come per altri paesi dell’area, sarà il nuovo equilibrio che dovrà crearsi tra laicità e religione. Il consenso raccolto dall’alleanza laica di Jibril e il moderatismo espresso chiaramente anche dalle forze islamiste sembrano far presupporre da questo punto di vista, il tentativo di costituzione di uno stato laico seppure con chiari riferimenti al ruolo dell’Islam come fattore di unità nazionale.

2. Stato Fallito
Seppur nettamente più improbabile dopo le elezioni di luglio, non può non essere presa in considerazione l’ipotesi del fallimento della ricostruzione dello stato libico. Il paese potrebbe essere incapace di una completa riconciliazione, potrebbero prevalere localismi e regionalismi (in particolare la spinta indipendentista della Cirenaica) e, da parte del nuovo governo, potrebbe mostrarsi una chiara incapacità nel gestire la macchina pubblica. In un paese che non ha grande familiarità con le istituzioni moderne (non solo democratiche) e con la divisione dei poteri dello stato, vittima della creazione quarantennale di utopici esperimenti politico-sociali da parte di Gheddafi, questo risultato non appare del tutto improbabile. Se si arrivasse a una situazione di stallo tra le forze politiche, per esempio sulla stesura della Costituzione, il governo potrebbe perdere ulteriore impulso nella risoluzione dei gravi problemi interni e potrebbe guadagnare consenso chi chiede maggior autonomia delle comunità locali e regionali.
In questa situazione, la debolezza delle istituzioni centrali potrebbe venire messa a dura prova dalle forze centrifughe del paese, milizie in primis. Il Fezzan e buona parte dei territori meridionali non sono ancora pacificati e potrebbero essere un problema difficile da risolvere anche in una prospettiva di lungo periodo. Si  continuano a  registrare molteplici  episodi  violenti e decine di morti. Resta aperta la questione legata alla popolazione di etnia tebu nel sud est del paese e il “risveglio” dei  movimenti Tuareg nel sud ovest.  La permeabilità dei confini libici potrebbe costituire un serio impedimento alla stabilizzazione del paese. Negli ultimi mesi si sono registrati diversi attacchi terroristici (ai consolati USA e Britannico a Bengasi e alle sedi della Croce rossa nel paese).  Destano grande preoccupazione i possibili traffici di armi e droga che potrebbero andare a rafforzare Al Qaeda nel Maghreb. La minaccia terroristica, legata oltretutto a questi traffici di armi e droga, quindi, potrebbe essere crescente e portare in prospettiva la Libia sull’orlo del fallimento statuale.

 

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