ISPI Dossier
20 Aprile 2018
Elezioni in Libia – Background
  • Il CNT. Dopo circa otto mesi dalla fine del conflitto, la situazione politica in Libia rimane altamente instabile. Il Consiglio nazionale di transizione (Cnt) – l’organizzazione di rappresentanza dell’opposizione durante il conflitto poi divenuta istituzione provvisoria per il governo della Libia – ha incontrato infatti molti ostacoli nella gestione e nella ricostruzione del paese. Il CNT (guidato da Mustafà Abdel Jalil) ha poteri legislativi e potere di nomina del governo provvisorio (guidato ora Abdurrahim El-Keib), che ha poteri esecutivi.
  • Sicurezza. Il problema delle milizie. La Libia non è ancora pacificata: scontri si verificano infatti in diverse parti del paese, in particolare a nel sud (città di Sebha e Kufra).  Restano numerose le milizie armate che si muovono sul territorio libico. Si tratta da un lato di gruppi facenti capo a ex leader della guerra contro Gheddafi che cercano di ritagliarsi un ruolo di potere approfittando delle difficoltà del momento, e dall’altro di semplici ex combattenti che stanno contrattando la consegna delle proprie armi in cambio di un posto nell’esercito regolare o nella burocrazia statale. Infine, non vanno dimenticati gli ancora presenti, seppur ridotti, focolai di resistenza dei sostenitori dell’ex rais (in particolare a Sirte, Bani Walid, ma anche Tripoli). Da gennaio il CNT ha avviato un programma di integrazione delle milizie all’interno all’interno di un costituente esercito nazionale, ma per ora appare più una unione di milizie fedeli alle forze cooptate all’interno del governo provvisorio.
  • Sicurezza. I problemi al sud: Tebu, Tuareg e controllo delle frontiere. Il Fezzan e buona parte dei territori meridionali sono ancora una grande incognita, di cui conosciamo poco, anche a causa  dell’assenza  di  resoconti  dei  media.  Si  sono  registrati  molteplici  episodi  violenti e decine di morti. Resta aperta la questione legata alla popolazione di etnia tebu nel sud est del paese. Vedere un sud del paese completamente pacificato nei prossimi anni sarà molto difficile. A ciò si lega la questione del controllo delle  frontiere (un problema già durante il regime di Gheddafi, ancor di più oggi che non esiste un esercito efficiente) e  del  risveglio dei  movimenti Tuareg, che Gheddafi aveva foraggiato e incentivato ad abbondonare il nomadismo nel sud est del paese e che ora subiscono le ritorsioni degli arabi, con le conseguenze già note sulla stabilità del Mali e dell’intera area del Sahara.
  • Richieste autonomiste provengono periodicamente dai leader politici e tribali dell’est del paese, che spingono per l’autonomia – o addirittura la secessione – della Cirenaica, regione ricca di petrolio e focolaio della rivolta anti regime. A sostegno di tali rivendicazioni ci sarebbero sia vere e proprie ragioni storico-culturali (fino all’invasione italiana del 1911 Tripolitania e Cirenaica sono sempre state considerate regioni distinte politicamente e culturalmente), sia interessi economici più attuali legati alle ingenti risorse energetiche presenti nel territorio. Settimana scorsa vi è stato un attacco degli autonomisti al centro organizzativo delle elezioni a Bengasi con la distruzione del materiale per il voto.
    Ahmed al Senussi, nipote di re Idriss al Senussi, unico re della storia libica, deposto da Muammar Gheddafi nel 1969, storico oppositore del regime (ha trascorsoi 31 anni in carcere), è considerato come uno dei principali leader cirenaici. In seguito alla dichiarazione di indipendenza della Cirenaica all’interno di una Libia federale nel marzo scorso, Senussi è stato eletto presidente dell’autoproclamato Consiglio di transizione cirenaico. Egli è inoltre un membro del Cnt e rappresentante dei detenuti politici del regime di Gheddafi.
  • Frammentazione. La scomposizione della società libica in tribù, se ne contano circa 140, favorisce la frammentazione del paese e crea ostacoli alla formazione di istituzioni centrali forti e stabili. Gheddafi ha evitato di creare istituzioni stabili che potessero sostituirsi al ruolo di “distributore della rendita” e ha sempre preferito governare tramite legami “informali”. Il risultato della sua scomparsa è stato il crollo dello stato e l’emergere dei localismi.
  • Elezioni: inizialmente previste per il 19 giugno sono state posticipate al 7 luglio per ragioni “tecniche” (in particolare per dare la possibilità ai candidati esclusi di fare ricorso).
    Da quando non vi votava: le ultime elezioni si erano tenute nel 1964. Le uniche realmente libere nel 1952.
    Per cosa si è votato: per il Congresso nazionale generale (Cng) di 200 membri incaricato a sua volta di nominare un nuovo governo ad interim. Inizialmente al Congresso era stato affidato il compito di designare i 60 membri dell’Assemblea Costituente. Ma la scorsa settimana, con una mossa a sorpresa, il Consiglio Nazionale transitorio ha approvato una legge che gli ha tolto questo ruolo e ha deciso che i costituenti saranno eletti anche loro direttamente dal popolo in un secondo momento. Così facendo, è stato accontentata la richiesta dei federalisti di Bengasi secondo i quali la Cirenaica avrebbe dovuto avere un egual numero di rappresentanti rispetto alla Tripolitania. La Costituzione dovrebbe poi essere sottoposta a referendum e successivamente sarà emanata una nuova legge elettorale per la votazione del nuovo parlamento.
    Metodo di voto: 120 seggi  assegnati con il sistema maggioritario (“first pass the post”, che premierà il radicamento territoriale del singolo candidato), 80 con il proporzionale su lista partitica (uomini-donne alternati che dovrebbe garantire 40 seggi a donne).
    Candidati: vi sono più di 2500 candidati che sono stati ammessi dalla commissione elettorale.
    Votanti: si sono registrati  2.7 milioni di persone, più dell’80% degli aventi diritto. Poche registrazioni nelle città legate a Gheddafi Sirte e Bani Walid. Secondo le prime indicazioni hanno votato circa il 60% degli aventi diritto.
    Esito positivo. Le votazioni e il clima generale sono stati sostanzialmente positivi, soprattutto nelle grandi città. La composizione parlamentare obbligherà a grandi intese e a tener presente gli interessi locali e regionali, difficilmente, nonostante il partito di Jibril (si veda più avanti) sembri aver ottenuto i maggiori consensi, riuscirà a fare da solo.
    Disordini e scontri in Cirenaica. Disordini e tentativi di boicottaggio delle elezioni si sono registrati in Cirenaica. A diversi seggi elettorali è stata impedita l’apertura. Il giorno delle elezioni è stato colpito un elicottero che portava materiale elettorale, 1 morto.
  • Partiti: Gravi difficoltà sono state incontrate nella preparazione dei seggi in tutto il paese, cui si aggiunge il ritardo nella approvazione delle liste da parte della Commissione elettorale e il continuo posticipo dell’inizio della campagna elettorale. Le elezioni rappresentano una importante tappa nel processo di transizione in Libia. L’auspicio del Cnt è che un nuovo parlamento e un nuovo governo aventi legittimazione popolare riescano ad affrontare con miglior successo la sfida della stabilizzazione politica interna. Negli ultimi mesi si sono moltiplicati gli annunci sulla formazione di decine di nuovi partiti politici, in un paese dove qualunque forma di associazione o movimento politico era stata vietata sotto il regime di Gheddafi. Alcuni di questi hanno avuto vita breve, mentre altri sono destinati a sparire o a fondersi con altri già dopo la prima consultazione elettorale. 140 partiti registrati hanno concorso alle elezioni.
  • Programmi politici: Da sottolineare c’è inoltre il fatto che nessun partito ha presentato un programma politico organico, vista la mutevole situazione presente nel paese e la brevità dei tempi nei quali le elezioni si tengono. È perciò verosimile che il voto sia stato espresso sulla base delle simpatie personali o delle connessioni di interesse con i leader di partito, nonché sull’appartenenza regionale o tribale, più che su una vera e propria piattaforma politica. Nella campagna elettorale è apparso evidente (a cominciare dalla cartellonistica) che i partiti più marcatamente islamici abbiano cercato di tranquillizzare i laici, mentre i partiti nazionalisti abbiano fatto un processo contrario facendo riferimenti espliciti all’importanza del ruolo dell’Islam.
Il panorama dei partiti politici

Fonte: A. Vàzquez, Libya’s elections: current environment and perspectives, ISPI Commentary, 5 luglio 2012

Dall’alto dello schema al basso:

Il Partito della Nazione: è un partito dal chiaro profilo islamico. I suoi leader principali sono Ali al Sallabi e Abdelhakim Belhaj. Il primo è un noto religioso libico che ha trascorso numerosi anni in esilio nel Golfo. Soprattutto in Qatar vanta numerosi contatti importanti, fra i quali Yusuf al Qaradawi, leader carismatico del Fratellanza Musulmana internazionale. Si pone in diretta competizione con il Partito della fratellanza libica Giustizia e Costruzione, con il quale, per la verità aveva cercato nelle scorse settimane un accordo. Belhaj invece è stato uno dei principali leader militari dei ribelli, molto “chiacchierato” per le sue simpatie salafite e per aver fatto parte del Libyan ISlamic Fighting Group, gruppo armato dissidente con non legami (non accertati) con Al-Qaeda.

Partito Giustizia e Costruzione (o Giustizia e Sviluppo): Fondato a marzo di quest’anno da Mohammad Sawan, un religioso di Misurata e ex prigioniero politico sotto Gheddafi. Il partito rappresenta la Fratellanza musulmana in Libia, bandita sotto il regime ma tornata in auge con la rivolta del 2011 e le vittorie dei partiti ad essa affini in Tunisia e Egitto. E’ il partito più grande in numero di candidati (73) presentati alle consultazioni. Ha ottenuto oltre il 50% dei voti alle consultazioni comunali di Bengasi.

L’Alleanza delle Forze Nazionali: è una coalizione che racchiude 58 partiti politici. Attualmente è guidato da Mahmoud Jibril, il primo capo del governo ad interim del NTC. Si pone come un partito più laico e moderno in contrapposizione a quelli islamisti. Al suo interno alche Ali Tarhouni, ex ministro dell’economia del CNT. Con i suoi 70 candidati è il secondo partito dopo quello della Fratellanza. Ha un programma economico liberista e propone la decentralizzazione territoriale, anche se si è dichiarato contro il federalismo.  Su questo partito sembrano puntare Stati Uniti e forze occidentali come contrappeso dei partiti islamici. Secondo le prime dichiarazioni post-voto, l’alleanza di Jibril, probabilmente approfittando della divisione tra gli islamisti, sembra aver ottenuto il maggior consenso elettorale. Tuttavia ancora non è chiaro se si tradurrà in una maggioranza dei seggi. Difficile attribuire a forze politiche i 120 seggi assegnati a candidati “indipendenti”.

Il Fronte Nazionale (per la salvezza della Libia) è lo storico  partito dell’opposizione costituitosi all’estero negli anni 80 con basi a Londra e negli Stati Uniti. Difficile capire il suo peso politico attuale all’interno del paese.

Altri: Partito del Vertice: è un piccolo partito di tipo nazionalista avente come leader Abdullah Naker. Egli è anche il leader del Consiglio Rivoluzionario di Tripoli, una milizia che controlla molte zone della capitale. Negli ultimi mesi ha avuto diversi scontri con le milizie guidate dal Belhaj, il quale viene accusato da Abdullah Naker di essere un estremista supportato dal Golfo.

  • “State Building”. La  United Nations Support Mission in Libya (UNSMIL) è una missione politica dell’ONU volta a supportare e monitorare il processo di transizione politica in Libia. Molti partner internazionali (compresi Stati Uniti, Turchia e Qatar) sono coinvolti in programmi di “state building”: dalla formazione dell’amministrazione del paese, all’addestramento di polizia ed esercito. Durante la crisi libica, l’Ue ha fornito assistenza umanitaria per un totale di €85 milioni (nel complesso €155 milioni con il contributo degli stati membri) e attualmente gestisce un programma di €33 milioni per le esigenze primarie in materia di: sostegno alla società civile (€10 milioni); rafforzamento delle istituzioni che si occupano di società civile (€3 milioni); capacity building per la pubblica amministrazione (€4,5 milioni); sostegno per aumentare la qualità dell’istruzione primaria (€2,4 milioni); sostegno alla stabilizzazione delle comunità a rischio e assistenza nella gestione dei flussi migratori all’interno e dalla Libia (€10 milioni); riabilitazione dei feriti durante il conflitto (€3 milioni). Una missione Ue, composta da un team di 10 esperti, della durata di tre mesi ha preso il via a marzo 2012 per aiutare la Libia nella gestione delle proprie frontiere al fine di renderle più sicure. Inoltre l’Ue, su invito della Commissione elettorale libica, ha recentemente inviato un team di 21 osservatori per la valutazione del processo elettorale.

  • Riconciliazione. Questa rimarrà una delle sfide più immediate del nuovo governo. Nel mese di maggio si sono tenuti al Cairo alcuni colloqui segreti tra ex-lealisti di Gheddafi e membri del Cnt. Lo sceicco Ali al-Sallabi, uno degli islamisti più influenti  in Libia, avrebbe incontrato diverse volte esponenti delle tribù del vecchio regime. Il tentativo è di pacificare completamente il paese coinvolgendo anche le forze uscite sconfitte dalla caduta del regime.
  • Terrorismo: nelle ultime settimane si sono registrati diversi attacchi terroristici ai consolati USA e Britannico a Bengasi e alle sedi della Croce rossa nel paese. Destano grande preoccupazione i possibili traffici di armi che potrebbero andare a rafforzare Al Qaeda nel Maghreb. La minaccia terroristica potrebbe essere crescente.

  • Stabilità e petrolio. La Libia è membro dell’Opec e il maggiore produttore africano di petrolio. La produzione libica pre-bellica era di 1,69 milioni di barili al giorno (dati Iea). Secondo le stime più recenti, la produzione e le esportazioni libiche stanno gradualmente ritornando ai livelli pre-conflitto (1,4 milioni di barili circa). Anche le destinazioni del greggio libico non sembrano aver subito finora particolari cambiamenti. Il principale destinatario è l’Italia, che importa dalla Libia circa 376 mila barili giornalieri, mentre in seconda posizione, ma di molto distaccata, c’è la Francia con 205 mila barili giornalieri. Seguono poi tra gli importatori di petrolio libico Cina (150 mila b/l), Germania (144 mila b/g) e Spagna (136 mila b/g).

Nelle ultime settimane, a causa delle scarese condizioni di sicurezza si sono registrate importanti defezioni da parte delle compagnie. La Shell, per esempio, ha deciso ufficialmente di abbandonare le attività di prospezione. Nel complesso le attività di esplorazione sono completamente ferme gettando importanti interrogativi sul futuro dell’industria energetica.

Nella giornata del voto autonomisti della Cirenaica avevano bloccato gli impianti della compagnia tedesca Wintershall rivendicando un maggior peso nella nuova assemblea. Le infrastrutture petrolifere dell’est della Libia hanno ripreso le loro attività due giorni dopo. Pessimo precedente: è la prima volta che proteste comportano il blocco dell’industria petrolifera.

 

Nessun commento

Non c’è ancora nessun commento.

Al momento l’inserimento di commenti non è consentito.


ISPIChi siamoContatti