ISPI Dossier
26 Aprile 2018
Siria, una crisi senza fine – Scenario

Scenario 1 Probabilità 20%

Il piano Annan ha successo. Il cessate il fuoco, nonostante le iniziali violazioni, viene sostanzialmente rispettato sia dai ribelli che dal regime. Quest’ultimo, pressato in particolare dalla Russia e dalle sempre più difficili difficoltà economiche, accetta di dare relativa libertà agli osservatori Onu e di ritirare l’esercito dai principali centri urbani. Il processo innescato dalla tregua porta ad una conferenza internazionale di pace o a una stagione di dialogo nazionale tra le varie anime dell’opposizione siriana e il governo per una transizione verso un regime più pluralista.

Scenario 2 Probabilità 20%

Il piano Annan, sulla carta accettato sia dal governo che dall’opposizione, viene effettivamente ignorato dal regime che approfitta della momentanea tregua per riprendere le operazioni militari e assestare colpi decisivi alle forze ribelli. L’opposizione, priva dei mezzi necessari per poter difendere le proprie posizioni militari sul campo, e priva del supporto internazionale necessario a causa della paralisi interna alle Nazioni Unite. è costretta ad arrendersi. Inizia una stagione di sanguinose ritorsioni a danno degli elementi dell’opposizione ancora presenti all’interno del paese che indebolirà ulteriormente lo stato siriano sia sul piano internazionale sia su quello interno. Il regime, sopravvissuto alla Primavera Araba ma fortemente indebolito dal punto di vista economico e nella sua credibilità, diventa un esecutore docile delle strategie delle potenze che l’hanno sostenuto durante la rivolta, soprattutto Iran e Russia. Tale condizione mette di fatto fine alla parziale indipendenza di manovra di cui al-Assad aveva goduto in passato nel trattare, prescindendo dalle proprie storiche alleanze strategiche con Russia e Iran, con potenze regionali come Arabia Saudita e Turchia, o potenze internazionali come Europa e Stati Uniti.

Scenario 3 Probabilità 60%

Il Piano Annan fallisce per il mancato rispetto della tregua sia da parte dei ribelli, sia da parte del regime. Gli scontri continuano senza una vera interruzione, anche se inizialmente con una minore intensità dovuta alla volontà delle parti di rispettare il cessate il fuoco almeno in apparenza. Le forze dei ribelli, sebbene ancora largamente inferiori per numero ed armamenti, sono incoraggiate e sostenute dagli aiuti che giungono clandestinamente soprattutto dalle potenze del Consiglio di Cooperazione del Golfo. Sul piano internazionale la situazione rimane in stallo, a causa delle divisioni interne al Consiglio di Sicurezza, nonché per la mancanza di mezzi e volontà da parte delle potenze della Nato – le uniche in grado di imbastire un intervento su larga scala in Siria – ad intervenire. La ribellione perde progressivamente ogni carattere di protesta pacifica militarizzandosi completamente e trasformandosi in una vera e propria guerra civile destinata a perdurare nel tempo e rendendo una soluzione in tempi brevi di fatto impossibile. Tale situazione apre a due soluzioni possibili a lungo termine, una legata a cambiamenti nella situazione interna del paese e l’altra a cambiamenti sul piano internazionale.

1)      La soluzione “interna” vede la capitolazione di una delle due fazioni al termine di un lungo e sanguinoso scontro. Il regime potrebbe infatti prevalere nonostante gli aiuti esterni forniti alle forze ribelli, oppure implodere in seguito alle defezioni e al progressivo logoramento dell’appoggio di cui gode a causa dei sempre crescenti costi economici ed umani imposti dal conflitto.

2)      La soluzione “esterna” è invece il prodotto di un cambio sostanziale nelle posizioni delle grandi potenze. In particolare la Cina e, soprattutto, la Russia, sempre più sotto pressione da parte dell’opinione pubblica internazionale, potrebbero sottrarre il proprio sostegno al regime siriano, ricomponendo le fratture all’interno del consiglio di sicurezza dell’Onu e rendendo così possibile un intervento risolutivo delle Nazioni Unite. Un tale capovolgimento sul piano internazionale – pur non significando necessariamente un intervento armato dell’Onu – costringerebbe di fatto il regime siriano ad aprire una stagione di negoziati con l’opposizione sotto l’egida delle Nazioni Unite.

 

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