ISPI Dossier
20 Aprile 2018
FORUM
La risposta internazionale alle emergenze:
united or divided?

LA COMUNITA’ INTERNAZIONALE HA REAGITO PRONTAMENTE E IN MODO EFFICACE ALL’EMERGENZA HAITIANA?

GUIDO BERTOLASO (Protezione Civile – Italia): “[...] La macchina dei soccorsi gira su se stessa. C’è tanto impegno, tanto lavoro, ma poi risultati concreti non se ne vedono. Gli americani tendono a confondere l’intervento militare con quello di emergenza. Manca una capacità di coordinamento, utile per non disperdere gli aiuti che sono stati inviati. È stato fatto uno sforzo impressionante, encomiabile, ma non c’è una leadership”…

ROBERTO DORMINO (Responsabile logistica missione Onu ad Haiti): “[...] A Port-Au-Prince non c’è nulla. Non ci sono né strutture né mezzi. Qui non c’è un parco veicoli che può essere utilizzato per gli aiuti. Più di tanto non si può fare. Il governo non esiste, le frontiere sono aperte. Per il Terremoto in Abruzzo l’esercito ha potuto requisire tutti i mezzi pubblici. Qui invece arrivano solo persone ma mancano le macchine”…

 

5 commenti »

  1. La macchina dei soccorsi parte senza interpellare le organizzazioni che sono presenti da anni e che conoscono risorse e punti cridici di quel territorio (in questo caso Haiti).

  2. Bertolaso ha perfettamente ragione, gli USA sono degli attori cinematografici, non dei “missionari”.

  3. Egregi signori,
    vedendo le varie televisioni subito dopo la catastrof e le immagini che vi sono state presentate, coloro che erano stati designati per portare soccorso, essendo a loro noto l’ammontare del debito di Haiti con la Banca mondiale, paese estremamente povero di qualsiasi risorsa, non si sono preouccupati precedentemente al loro viaggio di organizzare un’invio di 500 mezzi da trasporto materiale edile e 200 escavatori meccanici di vario tipo. Come per tutti i paesi il primo apparato organizzato a disposizione è l’apparato militare, con tutte le sue logiche, che non sono di tipo emergenziale bensì di una mentalità e disciplina militare, inoltre dipendono da organismi politici, che interessa eventualmente averene dei riscontri politici. Il signor Guido Bertolaso non è stato inviato dal Governo Italiano per fare delle osservazioni in merito all’organizzazione dei soccorsi, bensì di risolvere i problemi, altrimenti potevano mandare chichessia.

  4. Haiti è un caso particolare di paese formalmente indipendente ma di fatto a sovranità limitata. Storicamente al centro di un braccio di ferro tra USA e Francia per motivi geopolitici più che economici, Haiti da decenni non gode di un governo stabile, tantomeno di un governo democraticamente eletto. Di fatto non esistono organizzazioni nazionali efficienti, nè militari, nè di ordine pubblico,tantomeno di assistenza sanitaria o protezione civile. Può essere il laboratorio ideale di sperimentazione di un intervento coordinato internazionale e multidisciplinare sotto egida ONU, predispondendo modalità condivise di intervento utilizzabili per casi simili in Asia e Africa. Spero che dal terremoto nasca un auspicabile protocollo mondiale di pronto intervento civile e che Haiti precorra la storia, come fece ai tempi della sua prima indipendenza.

  5. Anche persone di qualità come Bertolaso cadono nell’errore che tutto possa essere detto come in Italia: nelle grandi democrazie, chi parla oltre le regole di prudenza ed opportunità a volte, e con ragione, è richiesto di lasciare il proprio incarico. In Italia, se ciò potesse mai avvenire, avremmo trovato l’uovo di Colombo per la semplificazione politica !

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