ISPI Dossier
26 Aprile 2018
2010 – Europa

Nel 2009 si è concluso un decennio di tentativi di riforma delle istituzioni europee. Non vi saranno altri appuntamenti. Questo vuol dire due cose: il nuovo assetto deve trovare un suo equilibrio e deve essere in grado di produrre dei risultati. Sotto il primo aspetto, molto è stato detto sulle nomine recenti. Barroso ha una nuova possibilità di riportare la Commissione al centro del sistema, ma non è detto che la sfrutterà. Il Parlamento, teoricamente rafforzato dal trattato, è in realtà indebolito perché si è visto che i gruppi politici che dovrebbero esserne il motore sono prigionieri delle indicazioni dei partiti e dei governi nazionali. Fra le due istituzioni, il Parlamento è quella che rischia di più; la Commissione ha comunque la forza della sua amministrazione e dei suoi poteri esclusivi.

Per quanto riguarda i risultati, l’Unione Europea sarà giudicata su due sfide: contribuire ad una rapida uscita dalla crisi senza compromettere la competitività dell’economia e riuscire a esprimere meglio la voce dell’Europa nel contesto mondiale. L’occasione di una risposta unitaria alla crisi è stata mancata, ma è ancora possibile coordinare le politiche in vista della exit strategy e opporsi alle tendenze nazionaliste che stanno mettendo in discussione il mercato integrato. Ciò richiederà fermezza, ma anche grande sensibilità politica. Il caso della Grecia potrebbe essere un test decisivo.

Sul piano internazionale, vedo tre sfide. Il 2010 dovrà essere l’anno di un accordo globale sul cambiamento climatico; se no, l’occasiona sarà forse persa  irrimediabilmente. Non è vero che l’Europa è stata sconfitta a Copenaghen. Essendosi Obama presentato senza un mandato concreto del Congresso, l’Europa non avrebbe potuto fare di più. In ultima analisi, l’unica arma che abbiamo per costringere i recalcitranti è quella commerciale; senza un’intesa con gli Usa è una pistola scarica. Nelle organizzazioni internazionali, l’idea di una rappresentanza unitaria maturerà lentamente. Tuttavia è essenziale che ci si presenti ai prossimi appuntamenti moderando la cacofonia  e il protagonismo dei principali leader. Per il momento, nessuno ci porta via le poltrone, ma nessuno ci ascolta veramente. In politica estera c’è un tema su cui l’Europa ha il diritto e la possibilità di esigere che gli Stati Uniti tengano conto dei suoi interessi: la Russia. Ma per questo, bisogna che trovi una posizione comune. Più in generale, i paesi emergenti non ci prenderanno maggiormente sul serio se ci saremo differenziati dall’America, ma piuttosto se riusciremo ad influenzarne la politica. Nell’immediato, il problema non è essere ascoltati dalla Cina, ma essere ascoltati da Obama: convincerlo che senza di noi non riuscirà ad organizzare il sistema multilaterale di cui parla.

Sul piano politico, ancora una volta la responsabilità maggiore ricade su Francia e Germania: la prima preda dell’imprevedibilità del suo Presidente, la seconda tentata di ripiegarsi su se stessa. Se i due non si svegliano rapidamente, è inutile sognare avanguardie e “nuclei duri”; l’agenda europea rischia di essere dettata dal prossimo governo conservatore britannico. L’Italia? Ha cessato di essere un attore, ma nessuno, all’interno e fuori dai confini sembra farci caso.

Riccardo Perissich

 

4 commenti »

  1. condivido in pieno la convinzione che solo se il tandem franco-tedesco ricominciasse a funzionare,l’Europa potrebbe ritrovare la sua centralità e diventare,tra l’altro, un partner ascoltato di Obama.

  2. Assolutamente daccordo sul fatto che soltanto se l’asse franco-tedesca ricomincierà a funzionare, si potrà pensare ad un’avanguardia di paesi ( i fondatori o parzialmente quelli dll’Area Euro) che possa magari condurre in prospettiva ad un primo nucleo federale. Ritengo questa l’unica ipotesi ragionevole sul campo anche se al momento c’è davvero poco o nulla che possa indurre all’ottimismo. Viceversa penso che soltantanto aprendo il il libro dei sogni si potranno realizzare quei coordinamenti incessantemente auspicati fra ben 27 paesi dell’UE nemmeno a Trattato di Lisbona operante. Come diceva Hamilton: “Sperare in una permanenza di armonia tra molti stati indipendenti e slegati sarebbe trascurare il corso uniforme degli avvenimenti umani e andare contro l’esperienza accumulata nel tempo.

    Marco Sartorelli – Movimento Federalista Europeo, Milano

  3. [...] Europa [...]

  4. Sono pienamente sul fatto che l’asse franco-tedesco debba rricomporsi e dettare l’agenda politica,ma auspicherei anche un entrata italiana nella scena europea dove ,secondo, me ha tutte le carte in tavola per entrare pienamente magari in sinergia con zona balcanica est europea andando incontro un pò anche allla Russia,vista la dipendenza energetica di tutti noi europei…

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