ISPI Dossier
26 Aprile 2018
2010 – Afghanistan

Rispetto all’anno che si sta chiudendo, la guerra in Afghanistan si svolgerà nel 2010 sotto una triplice e insidiosa pressione temporale.

La prima e più scontata è quella dettata dallo spericolato cambio di strategia escogitato dalla nuova Amministrazione americana. La decisione di controbilanciare l’invio di un contingente supplementare di più di trentamila uomini con la previsione (oltre tutto ambigua e aperta da subito a diverse possibili interpretazioni) dell’inizio del ritiro a partire dalla metà del 2011, ha già avuto l’effetto di mandare messaggi contraddittori sulla credibilità dell’impegno americano nel tempo. Ma questa ambiguità è destinata presumibilmente a crescere all’approssimarsi della scadenza, col rischio di aumentare ancora la tensione fra i tre i versanti della quadratura del cerchio operata da Barack Obama: quello interno, sempre meno favorevole al prolungamento della missione; quello degli alleati europei, esposti (come nel caso della Germania dopo l’incidente di Kunduz) a una diffidenza ancora più forte da parte delle rispettive opinioni pubbliche; quello, infine, degli alleati degli Stati Uniti nella regione (il governo afgano e il Pakistan), preoccupati al contrario dalla prospettiva di un prossimo abbandono.

La seconda ragione di pressione è il lento ma apparentemente inesorabile declino della leadership e della legittimità del governo Karzai all’interno dell’Afghanistan. La caotica rielezione dell’ultimo anno ha manifestamente eroso, invece di rafforzarla, la posizione del presidente. Indebolito dai ritardi della ricostruzione e dal dilagare della corruzione, il nuovo governo Karzai non ha più molto tempo per rilanciare la propria immagine interna e internazionale, ma non può uscire dall’impasse senza intaccare i delicati equilibri di potere sui quali si è retto fino a oggi.

Infine, una pressione temporale di tutt’altro segno è quella che deriva dallo sfortunato e intempestivo intreccio ormai istituito tra il futuro della missione in Afghanistan e quello della Nato nel suo complesso. Mentre quest’ultima si prepara a varare il proprio terzo Concetto Strategico del dopoguerra fredda, la difficoltà di dividere equamente carichi e rischi della missione in Afghanistan alimenta gli stessi dubbi che il nuovo Concetto è chiamato a risolvere entro la fine dell’anno.

Alessandro Colombo

 

2 commenti »

  1. Come sempre il Pr. Colombo fornisce un’immagine chiara della situazione internazionale.
    A questo punto mi sorge tuttavia una domanda: Quale exit strategy per gòi Stati Uniti in Afghanistan?
    Dobbiamo aspettarci che il presidente Obama attui un ritiro consistente nel 2011 come annunciato? e se questo dovesse accadere che ne sarebbe del governo dell’Afghanistan e di tutte quelle forze che si sono dimostrate almeno in parte favorevoli al regime change messo in atto dagli Stati Uniti?

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