ISPI Dossier
26 Aprile 2018
2010 – Crisi

Forse l’economia uscirà davvero dal tunnel nel primo trimestre 2010. Forse, ne è già uscita anche se non ce ne siamo ancora accorti. Perché fuori del tunnel è tutto buio, la strada è in salita, ghiacciata e piena di buche. Le possibilità di scivolare nel burrone non mancano: si chiamano debito di California, New York e altri stati americani in condizioni pre-fallimentari), carte di credito (rischio insolvenza di milioni di famiglie americane), eccessivo debito pubblico di molti paesi europei. Una disoccupazione destinata ad aumentare quanto meno per diversi mesi potrebbe annullare i progressi sin qui ottenuti.

Se banche centrali e governi hanno davvero imparato qualcosa, riusciremo però a evitare il burrone. Anche così, se avremo una ripresa malaticcia e fragile la possibilità di un ritorno della crisi dominerà l’orizzonte economico-sociale e politico-internazionale del 2010.

La crisi attuale è molto meno profonda di quella degli Anni Trenta ma almeno altrettanto ricca di implicazioni politico-sociali e internazionali. Allora il prodotto lordo americano per abitante, dopo il massimo storico del 1929 cadde fino a tutto il 1933; cominciò a risalire nel 1934 ma solo nel 1939 recuperò – grazie allo scoppio della seconda guerra mondiale – i livelli di partenza. Oggi per il sospirato recupero servono 2-5 anni a seconda dei paesi.

Più che il recupero quantitativo saranno importanti le mutazioni qualitative già riconoscibili nel 2009: nuovi interventi pubblici nell’economia e nella finanza e un nuovo assetto geo-economico sono indispensabili per evitare che l’economia vada fuori controllo. La debolezza economica spingerà gli Stati Uniti verso un accordo di lungo periodo con la Cina. Europa, Giappone, India, Russia e Brasile sono tutti personaggi di seconda fila.

La partita Stati Uniti – Cina sarà dominata da quello che è stato definito “equilibrio del terrore finanziario” nel senso che ciascuno dei due paesi può distruggere economicamente l’altro: i cinesi possono negare nuovo credito agli americani con il rischio di far precipitare il dollaro e così distruggere il valore delle loro riserve, gli Stati Uniti possono alzare barriere protezioniste contro la Cina con l’analogo rischio di veder precipitare la propria moneta.

Si riuscirà a costruire un mondo nuovo su una base così fragile come la capacità delle due maggiori economie del pianeta di distruggersi reciprocamente? La speranza è indubbiamente quella di una risposta positiva ma la strada verso un nuovo bipolarismo/multipolarismo economico-monetario è incerta e difficile: una sorta di Purgatorio finanziario con un ridimensionamento dei deficit americani sufficientemente lento da permettere al resto del mondo di compensare questa riduzione di domanda (e di potere). Occorre brindare al nuovo anno con la speranza che ne emerga davvero un mondo economicamente multipolare senza altri guai.

Mario Deaglio

 

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