ISPI Dossier
26 Aprile 2018
L’Euro si salverà. E l’Italia? – Scenari
EU-SUMMIT/

L'arrivo del cancelliere tedesco Angela Merkel al vertice del 24-25 marzo (REUTERS/Ezequiel Scagnetti)

Dopo mesi di estenuanti negoziazioni sulla riforma della governance economica europea, il Consiglio del 24-25 marzo ha finalmente raggiunto un accordo. Ancor prima di procedere alla valutazione di tale accordo, il fatto stesso che esso esista e che si sia rispettata la tabella di marcia indicata dalla Commissione e dal Consiglio nei mesi scorsi rappresenta di per sé un segnale positivo che riduce il numero degli Scenari possibili. L’ipotesi infatti dell’abbandono della moneta unica – o della sua spaccatura in Euro del Nord ed Euro del Sud – sembra potersi accantonare.

Sbaglierebbe tuttavia chi pensasse che la situazione è ormai chiara e che la nuova governance economica dell’Unione abbia finalmente trovato il suo assetto definitivo. Parte infatti adesso un iter legislativo – che coinvolgerà quindi anche il Parlamento europeo e che dovrebbe auspicabilmente concludersi entro giugno – che avrà il non facile compito di definire i ‘dettagli’ tecnici dell’accordo. Mai come in questo caso il detto anglosassone ‘the devil is in the details’ risulta più vero. A seconda di come nel concreto verrà attuata la riforma del Patto di Stabilità e Crescita (con al centro la questione del rientro dal debito pubblico), verranno monitorati – ed eventualmente sanzionati – gli squilibri macroeconomici di un paese e opererà il Financial Stability Mechanism (FSM), si possono identificare due diversi scenari le cui conseguenze sono legate anche alla capacità dell’Eurozona di crescere a un ritmo superiore rispetto a quello odierno:

SCENARIO A

Il Patto di Stabilità viene rafforzato ma l’automaticità delle sanzioni viene fortemente limitata (con o senza la loro approvazione a maggioranza da parte del Consiglio) attraverso una interpretazione ‘flessibile’ di tutte le altre condizioni che possono rendere meno cogente il perseguimento degli obiettivi di deficit e debito. Inoltre malgrado venga identificato uno ‘scoreboard’ di indicatori macroeconomici capaci di monitorare il più ampio quadro competitivo di ciascun paese e si preveda una ‘excessive imbalance procedure’, la stessa ‘flessibilità’ relativa al Patto viene riproposta anche nella interpretazione di questi dati. Vengono confermati in aggiunta (come deciso dal Consiglio per volere tedesco) l’impossibilità dell’FMS di intervenire sui mercati secondari dei titoli e la possibilità di rinegoziare il debito dei paesi in difficoltà a partire dal 2013, con la conseguenza di un innalzamento dell’onere di finanziamento di questi ultimi. Se ciò si inserisce in un quadro di crescita modesta (come quello attuale), il risultato sarà quello di rendere ancora meno credibile il perseguimento degli obiettivi del Patto riformato e l’avvio di un processo di vera convergenza economica dei paesi dell’Eurozona. In definitiva, in questo Scenario l’Euro risulta comunque salvo, ma continua ad arrancare e a presentare delle forti differenze (come quella odierna tra la Germania e i PIGS) al suo interno. I mercati finanziari potrebbero far perno su tali incongruenze per continuare ad ‘attaccare’ Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna (ed eventualmente altri paesi) rendendo così l’intervento dell’FMS non una opzione improbabile ma una necessità, vanificando peraltro il tentativo tedesco (emerso nel corso dell’ultimo Consiglio) di dilazionare il finanziamento dell’FMS da parte degli Stati membri.

SCENARIO B

L’intervento del Parlamento europeo va nella direzione di rendere quanto mai stringente il nuovo accordo, pur mantenendo una necessaria flessibilità senza la quale il raggiungimento degli obiettivi del Patto per alcuni paesi risulterebbe eccessivamente oneroso (se non impossibile). Il rientro a partire dal 2015 a un debito pari al 60% del Pil ad un ritmo annuo pari al 5% dello scostamento rispetto al livello del debito nazionale (come già stabilito dal Consiglio), sarebbe possibile anche per un paese fortemente indebitato come l’Italia, anche se diverse simulazioni pongono come vincolo un tasso di crescita annuo del 2% (ovvero quasi il doppio rispetto al dato attuale). Inoltre le competenze dell’FMS vengono ampliate rispetto a quanto finora previsto dal Consiglio, includendo la possibilità (coerentemente con quanto richiesto anche dalla Banca centrale europea) di intervenire sui mercati secondari ed emettere titoli (anche per finanziare importanti progetti, come quelli infrastrutturali, di rilevanza europea). Ne risulta un Euro decisamente più rafforzato rispetto alla situazione odierna in cui fisiologiche differenze tra i paesi dell’Eurozona permarranno ma non scateneranno reazioni violente da parte dei mercati. Tutto ciò ovviamente a patto che oltre alla stabilità, i paesi membri riescano nel non semplice intento di ripristinare tassi di crescita significativi.

 

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