ISPI Dossier
26 Aprile 2018
People to Watch in 2010
Catherine Ashton

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Tra le personalità da seguire con attenzione nel 2010 figura senza dubbio il nuovo Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’Unione europea, la britannica Cathrine Ashton.  Per il modo in cui è si giunti alla sua nomina, per le aspettative associate al nuovo ruolo e per l’ampiezza delle sfide che sarà chiamata ad affrontare, Lady Ashton, nel bene o nel male, sarà tra i protagonisti del prossimo anno.

La scelta di affidare alla baronessa inglese il nuovo incarico introdotto dal Trattato di Lisbona – finalmente ratificato – ha suscitato diverse polemiche. Priva di rilevanti esperienze internazionali (se non quella di aver servito per un anno come Commissario Ue al commercio) così come di incarichi “di peso” a livello governativo, la Ashton sembra aver avuto come merito principale quello di incastrarsi in un complesso reticolo di equilibri e rapporti di forza: tra i due principali schieramenti politici del Parlamento Europeo (PPE e PSE) così come tra i maggiori stati membri (Inghilterra, Francia e Germania),  cui si sommava il criterio di un’adeguata rappresentanza di genere. La designata, sulla quale pesa anche l’inevitabile confronto con l’apprezzato lavoro svolto fino a oggi da Javier Solana, dovrà quindi darsi da fare sin da subito per smentire i critici e dimostrare di essere all’altezza dell’incarico: compito tutt’altro che semplice, considerando le sfide che la attendono, sia del punto di vista istituzionale che a livello globale.

Innanzitutto, la novità dell’incarico e la permanenza di alcune zone d’ombra riguardo alle sue attribuzioni fanno si che, dal punto di vista istituzionale, molto dipenderà proprio dal modo in cui Mrs Pesc sceglierà – e/o sarà in grado – di interpretare questo ruolo: dalla divisione del lavoro con il nuovo Presidente stabile del Consiglio europeo, alla gestione delle future Cooperazioni strutturate permanenti, all’istituzione di un sistema di deleghe, al modo in cui sarà effettuato il coordinamento delle altre politiche esterne della Commissione (Commercio, Sviluppo, Aiuti, Allargamento e Vicinato). La creazione del nuovo Servizio Europeo per l’Azione Esterna, di cui la Ashton sarà a capo, costituirà in tal senso un passaggio fondamentale: composto da personale proveniente dalla Segreteria del Consiglio, dalla Commissione e dai servizi diplomatici degli stati membri, rappresenterà concretamente lo sforzo per superare la frammentazione tra i vari “pilastri” e rendere la politica estera dell’Ue più coerente ed efficace.

Il successo di queste innovazioni, a sua volta, dovrà essere valutato in base all’accresciuta (o meno) capacità di affrontare le sfide che si profilano a livello internazionale: dalla necessità di rinsaldare, su nuove basi, la partnership transatlantica, rilanciando il rapporto con gli Usa e ridefinendo il ruolo dell’Ue nella Nato; alla  gestione del “dopoguerra” in Afghanistan e delle sue ricadute sul Pakistan; al difficile negoziato sul nucleare iraniano; all’ennesimo stallo del processo di pace in Medio Oriente; alle crisi più o meno latenti in Sudan, Somalia e in diverso altri paesi. A queste si sommano poi problematiche che riguardano in maniera specifica l’Ue: dal processo di stabilizzazione dei Balcani, che potrebbe condurre presto a nuovi allargamenti, all’evoluzione dei rapporti con i paesi dell’area del Vicinato (anche, ma non solo, in relazione al problema della sicurezza energetica), allo sviluppo di relazioni costruttive con la Russia.

Le sfide dunque non mancano. Ad oggi, il nome della Ashton non è certamente di quelli “che fanno fermare il traffico a Washington o Pechino”, come invocato da alcuni. Quel che conta davvero, tuttavia, è capire se sarà in grado, con il proprio operato, di contribuire ad accrescere la rilevanza politica dell’Ue in campo internazionale. Per questo il 2010 sarà cruciale.

Enrico Fassi

 

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