ISPI Dossier
26 Aprile 2018

Archivio giugno, 2012

L’Europa nei piani di Frau Merkel

BERLINO, EUROPA

di Antonio Villafranca
Nel periodo tra le elezioni greche e il prossimo Consiglio del 28-29 giugno tutta l’attenzione è ormai rivolta su Berlino. I greci d’altra parte hanno fatto quanto era loro richiesto e con un voto – che si è rivelato soprattutto un referendum sul rispetto degli accordi con la troika – hanno accettato la linea di austerity imposta principalmente dalla Germania. È difficile tuttavia pensare che
il nuovo governo di Samaras appena insediato possa procedere agli ulteriori tagli per oltre 11 miliardi di euro imposti dagli accordi. Dare almeno un anno di tempo in più alla Grecia significa anche permettere al nuovo governo di poter operare senza fronteggiare una nuova e pericolosa ondata di proteste che metterebbe a dura prova l’accordo di coalizione con i socialisti. Eppure la Merkel dal G20 ha fatto sapere che gli accordi non si toccano e che vanno rispettati così come sono. Che sia una mossa strategica o una dura presa di posizione lo si vedrà nelle prossime settimane. Ciò che è certo è che all’indomani del voto greco le borse sono crollate e gli spread di Italia e Spagna sono aumentati al punto che i rendimenti sui titoli a 10 anni hanno superato, rispettivamente, il 6 e il 7%. Vale la pena di ricordare che Irlanda, Grecia e Portogallo hanno dovuto chiedere un piano di salvataggio proprio quando gli interessi hanno superato la fatidica soglia del 7%, e in effetti la Spagna sta già negoziando un pacchetto di aiuti per salvare le proprie banche che si trovano in grosse difficoltà. Il piano “lacrime e sangue” alla tedesca in pratica non sta funzionando e la stessa cancelliera Merkel ha dovuto ammettere che bisogna fare di più per rilanciare la crescita – ma, si badi bene, non a debito – e per procedere a una maggiore integrazione politica. Il punto è proprio questo: cosa intende la Merkel quando dice che ci vuole maggiore integrazione politica? La Germania è davvero pronta ad accettare un’ulteriore, cospicua cessione di sovranità a Bruxelles legandosi ancora di più le mani al progetto europeo e all’euro in particolare? In effetti malgrado senza dubbio gli interessi extra-Ue della Germania siano aumentati notevolmente negli ultimi anni, è altrettanto vero che la maggior parte del suo commercio è intra-Ue e che la spina dorsale del suo potente manifatturiero è composto da una filiera che coinvolge anche molte imprese italiane e francesi. La Germania è ancora un paese i cui interessi sono fortemente ancorati all’Europa e dell’Europa non può fare meno. Questo è tuttavia un messaggio che è difficile trovare nei discorsi dei leader politici tedeschi, e tanto meno nella stampa sempre pronta ad attaccare i prestiti (si badi bene “prestiti” e non beneficienza) concessi da Berlino. Pochissimi riferimenti si trovano invece sui grandi guadagni che la Germania sta avendo anche grazie ai capitali che dalla periferia dell’Eurozona – ma anche da oltre i confini dell’Ue – stanno affluendo verso il “porto sicuro” tedesco, che peraltro vi paga addirittura un tasso d’interesse reale negativo…

continua…

(foto Reuters)

 

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