ISPI Dossier
20 Aprile 2018

Categoria: 2012

Pechino: il cambiamento può attendere

Il 18° Congresso del Partito Comunista Cinese (8-14 novembre) ha consegnato al paese una nuova generazione di leader per il prossimo decennio. Xi Jinping sarà il pieno successore di Hu Jintao, nuovo segretario del Partito, presidente della Repubblica e presidente della Commissione militare centrale. La sfida dichiarata per il nuovo leader e per gli altri sei dirigenti del Politburo sarà quella di “raggiungere il progresso e il cambiamento senza perdere la stabilità”.
Infatti, il rallentamento della crescita cinese, dettato soprattutto dal calo delle esportazioni verso Stati Uniti e Unione Europea, rischia di mettere in crisi il precario progetto di “società armoniosa” varato da Hu Jintao. Se la riforma dell’economia avviata nel 1979 da Deng Xiaoping al grido di “arricchirsi è glorioso” e “lasciate che alcuni si arricchiscano per primi” ha di fatto portato a un’esponenziale aumento del Pil del Paese, la contropartita è stata però la diffusione della disuguaglianza: il modello di crescita trainata dalle esportazioni ha di fatto trascurato la Cina rurale.
Anche per questi motivi, sul piano interno la Cina dovrà ripensare negli anni a venire il proprio modello di sviluppo, e mostrarsi disponibile a un’evoluzione verso una crescita trainata dalla domanda interna.
Sullo sfondo imperversa l’ombra degli scandali che dall’inizio di quest’anno hanno turbato lo scenario politico.
Anche in politica estera a Pechino saranno richiesti impegni internazionali proporzionali al maggior peso politico sullo scenario mondiale, con un’attenzione particolare ai rapporti sempre più delicati con Stati Uniti e Giappone. La nuova classe dirigente di partito e di governo, quindi, dovrà affrontare tutti questi problemi per poter traghettare la Cina in questa fase di passaggio, tuttavia sembra per ora più orientata alla continuità che ad un vero cambiamento, come dimostra l’esclusione dal nuovo cambio dei vertici delle personalità più riformiste.
(foto Getty Images)

background scenario

 

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Dopo il Congresso del PCC, quale cambiamento?

Deng Yuwen (Dirigente della Scuola dei giovani del PCC): "Il Paese esce da questo decennio più forte e prospero (...) ma è giunto il momento di uscire dall'immobilismo politico e mettere mano alle riforme, senza copiare però la democrazia occidentale: ci può essere più libertà per i cittadini anche in un sistema a partito unico".

Jin Yaping (delegato al Congresso del PCC): "Penso che il governo non abbia bisogno di cambiamento ma deve aumentare la sua forza di controllo. Come possiamo fare? Penso sia necessario cambiare l'attuale sistema sostituendolo con uno nuovo più forte che parta dal basso".

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