ISPI Dossier
21 Febbraio 2018
India: l’anti-Cina? – Scenari

Le analisi che seguono prefigurano due scenari agli antipodi. Sono naturalmente possibili soluzioni intermedie tra questi due estremi.

Cartina tratta dal Economist Intelligence Unit

Cartina tratta dal Economist Intelligence Unit

Scenario A: L’inevitabile ascesa indiana.

Basandosi sulla prodigiosa crescita indiana dell’ultimo decennio, alcuni analisti pensano che l’India possa superare presto la Cina come potenza economica globale, soprattutto se riuscisse a mantenere basso il costo della manodopera e a qualificare ulteriormente l’enorme bacino di forza- lavoro che possiede. Morgan Stanley prevede che tra il 2013 e il 2015 l’economia indiana crescerà a un tasso medio compreso tra il 9 e il 9,5%, contro l’8, massimo 9% della Cina. Come dichiarato recentemente dallo stesso primo ministro Manmohan Singh, l’India potrebbe crescere del 10% annuo per il prossimo trentennio. Se questa tendenza economica venisse confermata, il sistema internazionale – per lo meno dal punto di vista economico – assumerebbe un carattere più decisamente multipolare (Stati Uniti, Cina, India, Europa, Brasile, ecc.). Il peso che l’India potrebbe acquisire sulla scena internazionale avrebbe le prime ripercussioni in campo regionale e nel rapporto con la Cina e con il Pakistan. A favore di questa tesi giocano le attuali relazioni politiche con gli Stati Uniti. Nel recente viaggio compiuto in India, anche con l’obiettivo di stringere accordi economici, il presidente Obama non ha esitato a fornire garanzie politiche di estrema importanza per Delhi, riuscendo in qualche misura a vincere quella ‘naturale’ diffidenza che, secondo alcuni, gli indiani provano nei confronti degli Usa. Le politiche asiatiche di Delhi e di Washington sembrano, in questo momento, ma anche in prospettiva futura, coincidere anche per quanto riguarda la lotta al terrorismo, la pacificazione dell’Afghanistan in senso anti-talebano, gli interessi nello scacchiere dell’Oceano Indiano e di quello Pacifico e le azioni di contrasto alla Cina, percepita come un competitor comune particolarmente insidioso. In questa visione il ruolo internazionale dell’India sarebbe notevolmente accresciuto rispetto a oggi. Il recupero di elementi ‘liberali’ (la democrazia e i valori condivisi) da parte degli Stati Uniti, in una prospettiva di ‘contenimento’ delle ambizioni cinesi, salderebbe il riavvicinamento – in prospettiva una vera alleanza – fra Washington e New Delhi. Non è difficile, in questa visione, attendersi che il sostegno americano della candidatura indiana per un seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza, (questione che ha notevolmente irritato Pechino) possa avere possibilità di concretizzarsi. Ciò completerebbe l’ascesa dell’India sulla scena mondiale anche dal punto di vista politico oltre che economico.

Scenario B: L’India tra limiti interni e miopie regionali.

Nonostante la forte crescita economica, diversi analisti individuano punti critici che potrebbero fungere da vincolo determinante per l’ascesa dell’India a potenza globale. Molti di questi sono di carattere interno. La società indiana, per esempio, è oggi attraversata da un vivo dibattito sullo scarso tasso di generazione d’impiego che ha caratterizzato gli anni del ‘miracolo’ della crescita economica. In prospettiva futura l’ampia disponibilità di forza lavoro giovanile dovuta alla crescita demografica potrebbe costituire un forte motivo di preoccupazione. Il quadro economico complessivo porterebbe a un processo di crescita caratterizzato da ricadute sociali profondamente diseguali. Infatti, il tessuto sociale indiano continua a essere caratterizzato da livelli di diseguaglianza sempre più profondi, da un’elevata persistenza della povertà nei suoi molteplici aspetti, nonché dall’ampliarsi degli storici divari regionali. La rete di infrastrutture, inoltre, appare del tutto inadeguata per un paese che vuole attirare investimenti esteri e giocare una partita da protagonista sulla scena mondiale. Preoccupazioni per il futuro deriverebbero anche dalla situazione internazionale e, in particolare, dall’incapacità indiana di esprimere una politica estera coerente all’altezza degli interessi nazionali e al ruolo che il paese potrebbe ricoprire sulla scena mondiale. È questa infatti una delle principali critiche mosse all’India nell’ultimo decennio: a un accresciuto peso economico non è corrisposto un pari aumento di peso politico internazionale. Sul fronte afghano, per esempio, l’India sembra essere in difficoltà poiché è costretta a giocare ’su due tavoli’, ovvero a confrontarsi con entrambi i rivali storici: con la Cina prevalentemente dal punto di vista dell’influenza politica nella regione e del reperimento delle materie prime; con il Pakistan su un piano più strettamente politico-strategico connesso alla sua sicurezza. Di fronte alla dinamicità degli investimenti cinesi nell’area centro-asiatica, l’India sembra bloccata da una politica di contrasto al Pakistan che appare miope. Esemplare è il caso del gasdotto che dovrebbe attraversare l’Iran, il Pakistan e l’India (IPI), che Delhi trascura nonostante ne avrebbe assoluto bisogno per far fronte al continuo aumento del suo fabbisogno energetico. Attraversando l’Afghanistan per tutta la sua lunghezza, questo gasdotto potrebbe dare un rilevante impulso all’economia afghana, generando migliaia di posti di lavoro in manodopera più o meno qualificata, e favorendo nel contempo il trasferimento del necessario know-how dall’India all’Afghanistan, con indubbi benefici economici per entrambi. Tuttavia Delhi, che teme di ritrovarsi a dipendere dal vicino pakistano (sul territorio del quale passerebbe una tratta del gasdotto), non sembra decidersi ad appoggiare concretamente l’iniziativa. Libera da preoccupazioni di questo tipo e forte di considerevoli risorse finanziarie, la Cina dimostra di avere una politica più solida e coerente che la candida a imporsi come leader di riferimento nella regione. Quindi, in questo scenario, l’India rimarrebbe essenzialmente una potenza regionale che difficilmente potrebbe sfidare la Cina dal punto di vista economico, tanto meno da quello politico.

 

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