ISPI Dossier
24 Gennaio 2018
Un Papa per il mondo che verrà – Scenari

“Fino agli estremi confini della Terra”: le sfide geopolitiche del prossimo Conclave

Sarà una Chiesa che si troverà ad affrontare tempi difficili e sfide particolarmente impegnative, quella guidata dal Pontefice che verrà eletto nel prossimo Conclave.

Osservando il dato relativo alla distribuzione geografica della popolazione cattolica nel mondo e quello relativo alla provenienza dei cardinali elettori si possono fare alcune osservazioni: nel conclave che si riunirà a marzo per eleggere il nuovo pontefice, siederà una maggioranza europea (62 cardinali su 117), con un ruolo preponderante svolto dall’Italia (28 cardinali). Una presenza importante sarà anche quella dei 33 cardinali americani, che tuttavia si è preferito scorporare nel dato relativo al Nord America (14) e all’America Latina (19), in quanto regioni portatrici di istanze spesso diverse in seno alla Chiesa cattolica. Saranno 11 i cardinali in arrivo dall’Africa e 10 quelli dall’Asia, mentre l’Oceania sarà rappresentata da un solo alto prelato. Un Conclave fortemente eurocentrico, dunque, che rispecchia la tradizionale narrativa di una religione “giudaico-cristiana” che vede affondare nell’Europa le proprie radici.

La mappa mette però in evidenza la discrepanza tra la rappresentanza dei diversi continenti in Conclave e la percentuale di popolazione cattolica presente negli stessi. La distorsione emerge in modo particolare incrociando i dati di Europa e America Latina: a fronte di una popolazione cattolica pari al 41,3% del totale mondiale, il Sud America sarà rappresentato a Roma da 19 cardinali elettori, pari a un terzo dei cardinali europei che rappresentano però una popolazione cattolica del 23,7%.

La discrepanza tra i dati mette in luce una delle principali sfide alle quali è attualmente sottoposta la Chiesa cattolica: da una parte, il mantenimento del focus tradizionale sul continente europeo, con  la necessità di recuperare alla fede quei credenti che negli ultimi anni hanno ceduto alle sirene del relativismo e del materialismo, come dimostrato dall’esiguità del dato relativo alla popolazione cattolica nel continente; dall’altra la necessità di trovare il modo di parlare alle popolazioni dei Paesi emergenti andando oltre l’approccio dell’“inculturazione adottato negli anni ‘60 dalla Chiesa missionaria in Africa e cercando di ridare alla Chiesa quell’aura di universalità che negli ultimi anni è stata offuscata dal carattere prettamente occidentale della cattolicità.

Una sfida difficile, quella dell’universalità, come dimostrato in primo luogo dagli scandali e dalle divisioni emerse in seno alla curia romana, che si riflettono a livello mondiale con le divisioni tra le Chiese regionali. È il caso ad esempio delle divergenze interne alla Chiesa americana, con un nord fortemente conservatore e un sud più progressista, erede della controversa “Teologia della liberazione”, che tra gli anni ‘60 e gli anni ‘70 ha portato esponenti cattolici ad entrare a far parte di governi di impronta marxista. Non bisogna inoltre dimenticare, parlando di pretese di universalità, il caso a sé stante della Chiesa cinese: formalmente sottoposta al controllo del Partito comunista, che detiene il potere di nominare o approvare nuovi cardinali, essa rappresenta un’istituzione parallela a quella romana, pur se per motivazioni indipendenti dalla volontà della Chiesa stessa.

 

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