ISPI Dossier
24 Gennaio 2018
Un Papa per il mondo che verrà – Background

Benedetto XVI e la politica internazionale

Il ruolo di Benedetto XVI, rispetto a quello di Giovanni Paolo II, è stato definito più “passivo”, per ciò che concerne la Chiesa nel contesto internazionale. Come ha sostenuto un editoriale del settimanale «The Economist», se Giovanni Paolo II è stato un “Papa per il mondo”, Benedetto XVI è stato un “Papa per la Chiesa”. Ciò deriva anche dalla diversa formazione dei due: Benedetto XVI è di base un teologo, mentre Giovanni Paolo II è sempre stato più attento a portare avanti anche forme di “attivismo”.

Dal punto di vista del panorama internazionale, Giovanni Paolo II ha agito (chiaramente soprattutto nella prima parte del suo Papato) in clima di piena Guerra Fredda, essendone stato un indiretto protagonista (è noto il suo ruolo in chiave anti-comunista). La questione internazionale con cui si è dovuto confrontare Benedetto XVI, invece, è stata quella del cosiddetto “scontro di civiltà”. Ma, anche in questo caso, non ha preso posizioni nette per la soluzione di tale questione internazionale.

La Chiesa e la globalizzazione

Benedetto XVI ha criticato, in più di un’occasione, il processo di globalizzazione, definita “tutt’altro che sinonimo di ordine mondiale”. Così come Giovanni Paolo II, Benedetto XVI ha preso posizione contro la concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi, collegando questo fenomeno all’instabilità politica, ai conflitti internazionali e alla povertà diffusa:

i conflitti per la supremazia economica e l’accaparramento delle risorse energetiche, idriche e delle materie prime, rendono difficile il lavoro di quanti, ad ogni livello, si sforzano di costruire un mondo giusto e solidale. C’è bisogno di una speranza più grande, che permetta di preferire il bene comune di tutti al lusso di pochi e alla miseria di molti”. […]E’ ormai evidente che soltanto adottando uno stile di vita sobrio, accompagnato dal serio impegno per un’equa distribuzione delle ricchezze, sarà possibile instaurare un ordine di sviluppo giusto e sostenibile”. (Messa per l’Epifania – 6 gennaio 2008)

In occasione del suo primo viaggio in Africa, Benedetto XVI ha preso posizione contro la politica di alcune multinazionali, che “continuano a invadere gradualmente il continente per appropriarsi delle risorse naturali, schiacciano le compagnie locali, acquistano migliaia di ettari espropriando le popolazioni dalle loro terre con la complicità dei dirigenti africani

Dialogo ecumenico e rapporti con le altre chiese

Benedetto XVI si è dedicato molto di più al dialogo ecumenico e ai rapporti con le altre chiese, piuttosto che al dialogo con le altre fedi religiose e ai rapporti con il mondo asiatico e africano, pur avendo compiuto dei gesti in direzione del riavvicinamento con attori con cui le relazioni sono tradizionalmente difficili (vedi Cina o Islam). La sua prima preoccupazione è stata quella dell’unità della Chiesa.

E’ stato il primo Papa a visitare un Paese ortodosso, Cipro (giugno 2010). Sotto il suo papato è stato firmato il “Messaggio congiunto alle nazioni di Polonia e Russia”, da parte di Kirill I (Cirillo I), capo della Chiesa ortodossa russa, e l’Arcivescovo Jozef Michalik, Presidente della Conferenza episcopale polacca. Giovanni Paolo II, proprio a causa del suo ruolo – seppur indiretto – nella caduta del comunismo – non era mai riuscito a viaggiare in Russia.

Benedetto XVI ha portato avanti anche il dialogo con la Chiesa anglicana e si è recato in visita apostolica in Gran Bretagna, primo Pontefice della storia da quando è avvenuto lo scisma anglicano (Giovanni Paolo II era andato in viaggio pastorale e non come Capo di Stato). E’ stato anche il primo Pontefice a incontrare l’Arcivescovo di Canterbury nella sua residenza e a parlare alla Conferenza di Lambeth (che riunisce tutti i vescovi anglicani).

Benedetto XVI e l’Islam / Medio Oriente

Inizialmente, a differenza di Giovanni Paolo II, Benedetto XVI è stato più reticente ad alcune iniziative volte al dialogo interreligioso, come quella degli incontri di Assisi. Ha dimostrato più attenzione al dialogo con le altre chiese cristiane.

Nei confronti del mondo musulmano ha avuto un atteggiamento meno aperto di quello del predecessore. In una delle sue prime uscite ufficiali, nel 2006 a Ratisbona (Germania), tenne il famoso discorso in cui citò un brano dell’Imperatore bizantino Manuele II Paleologo: “Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava”. Ciò, estrapolato dal contesto, creò un clima di forte tensione con il mondo islamico.

Queste tensioni, tuttavia, sono rientrate dopo che il Papa ha preso ufficialmente le distanze dal contenuto delle citazioni contro Maometto e, pochi mesi dopo Ratisbona, compiendo un viaggio pastorale in Turchia.

Nella tappa ad Istanbul, Benedetto XVI ha pregato con il gran mufti nella Moschea Blu. Nell’occasione ha espresso – e lo ha ribadito in seguito – il suo sostegno all’ingresso della Turchia nell’UE.

Le comunità cristiane in Medio Oriente sono state spesso oggetto dei discorsi di Benedetto XVI, soprattutto la comunità caldea (in Iraq) e copta (in Egitto). Il Papa ha sempre condannato la condizione dei cristiani in Medio Oriente.

Seppur con toni meno accesi rispetto a Giovanni Paolo II, che aveva rivolto un accorato appello affinché non si giungesse a muovere guerra all’Iraq nel marzo del 2003, nel caso dell’intervento militare in Libia Benedetto XVI ha criticato l’interventismo occidentale, anche alla luce della – già difficile – situazione in cui versano le comunità cristiane nel mondo arabo.

Altre questioni internazionali

Permane la situazione di congelamento dei rapporti con la Cina (il Vaticano riconosce ancora Taiwan come legittimo governo cinese) e con l’Associazione patriottica cattolica cinese. Quest’ultima, controllata dal governo di Pechino, continua a nominare i propri vescovi in maniera autonoma dalla Santa Sede. Benedetto XVI ha inviato due lettere ai cristiani cinesi, ma i rapporti rimangono sostanzialmente freddi.

Il Papa ha compiuto solo due visite in Africa (Camerun e Angola nel 2009; Benin nel 2011), legate soprattutto all’organizzazione del secondo Sinodo africano.

LA COMPOSIZIONE GEOGRAFICA DEL CONCLAVE

Possibile Conclave 2013 – provenienza dei Cardinali votanti (117 totali)


Conclave 2005 – provenienza dei Cardinali votanti (115 totali)


N.B. Si rilevi differenza tra % popolazione cattolica e % rappresentanza in Conclave per le varie aree

Europa: 53% di Cardinali elettori vs. 23,7% di popolazione cattolica totale

America Latina: 16,2% di Cardinali elettori vs. 41,3% di popolazione cattolica totale

Nord America: 12 % di Cardinali elettori vs. 7,3% di popolazione cattolica totale

Africa: 9,4% di Cardinali elettori vs. 15,2% di popolazione cattolica totale

Asia: 8,5% di Cardinali elettori vs. 11,7% di popolazione cattolica totale

Oceania: 0,9% di Cardinali elettori vs. 0,9% di popolazione cattolica totale

Per maggiori approfondimenti, vedi infografica nella sezione Scenari

 

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