ISPI Dossier
22 Gennaio 2018
Italia al voto: Politica estera cercasi – Scenari

Scenari

La politica estera italiana è solo parzialmente legata alla formazione politica dei governi, come gran parte della letteratura (politologia e storiografia) sembra riconoscere. Storicamente, perlomeno rispetto alla politica estera dell’Italia, altri fattori sono più influenti, a cominciare dal posizionamento geopolitico del paese, l’appartenenza al campo atlantico per esempio o ad un sistema internazionale particolare, come il bipolarismo, oppure, ancora, alle risorse a disposizione, alla capacità, possibilità di cogliere alcune opportunità che le vicende internazionali offrono.
È indubbio in questo frangente che la riduzione di risorse e il collocamento geopolitico post-bipolare dell’Italia, parallelamente, invece, ad una maggior richiesta di intervento da parte della comunità internazionale e atlantica in aree di crisi rilevanti, abbia fortemente sottoposto a stress la politica estera italiana.

Scenario A: Instabilità interna -> politica estera reattiva
In quest’ottica l’ipotesi tracciata (Annuario politica estera Italiana 2010) di un progressivo adattamento della nostra azione internazionale nella direzione di minore resistenza, e cioè verso quella sorta di politica basata sul concetto di «navigare a vista» che è parsa caratteristica di un approccio di «piccolo cabotaggio», privo di importanti iniziative, ma più strettamente reattiva risulta più probabile in uno scenario di instabilità interna, di governi con scarsa credibilità o con una prospettiva di breve durata, di frequenti turn-over tra maggioranze di diversa natura politica, o di un governo che si dovesse affidare a maggioranze diverse sui differenti temi di politica estera. Ciò potrebbe forse riuscire a graduare nel tempo un progressivo declino internazionale del paese, ma ne ridurrebbe inevitabilmente il ruolo e il rango internazionale e sottoporrebbe la nostra politica estera a periodici forzosi ri-allineamenti a quelle dei nostri alleati maggiori, ad azioni di “bandwagoning” o drastiche scelte tra i diversi interessi italiani, come diverse volte, per esempio, si è già presentato tra gli interessi energetici e gli interessi d’appartenenza.
Questo sarebbe probabilmente il caso di un esito delle elezioni che non conduca ad una maggioranza chiara o che conduca ad una maggioranza instabile basata su pochi voti di differenza (ipotesi che rimane comunque probabile al Senato), o basata su maggioranze eterogenee (ipotesi di un governo più largo PD+Scelta Civica+Sel?).

Scenario B: Stabilità interna -> nuovo vigore multilaterale
Esistono comunque alternative più ambiziose a quelle legate ad una politica estera semplicemente reattiva. Queste possibilità dipenderanno certamente dalla capacità italiana di garantire una graduale ripresa economica, dalla percezione e dalla credibilità generale del paese agli occhi degli alleati (innanzitutto in campo atlantico ed europeo), dalla capacità politica ed economica di investire le risorse in base ad un ripensamento degli interessi nazionali più selettivo, ma anche dalla possibilità di esprimere maggioranze coese anche sui temi di politica estera. In particolare, una maggioranza di centro-sinistra sembra poter essere, in via teorica, nelle condizioni di dare il via ad una nuova «politica multilaterale». Questa certamente, come evidenziato, richiederebbe scelte consapevoli (a cominciare da una ridefinizione di ciò che rappresenta oggi l’interesse nazionale) e comporterebbe costi significativi (investimenti economici e politici per esteri e difesa), ma risulterebbe in linea con la politica estera tradizionale del Paese e con le grandi scelte compiute dalla Repubblica sin dalla sua costituzione.
Il nuovo panorama globale, contraddistinto dall’ascesa di nuove potenze che ambiscono al riconoscimento di un maggior ruolo, dalla percezione di nuovi orientamenti e priorità strategiche degli Stati Uniti (meno Atlantico, più Pacifico), dalle difficoltà europee e dai mutamenti nel vicino Oriente e in Nord Africa forieri di dar vita a nuove competizioni per quest’area, sembra suggerire che la miglior via per l’Italia di perseguire i propri interessi internazionali sia rafforzare la cooperazione multilaterale. Ciò richiede però una complessa riforma delle istituzioni internazionali, la cui capacità di governo dei processi globali e di gestione dei problemi politici e di sicurezza locali si è evidentemente indebolita. L’adozione da parte italiana di una dinamica propositiva si dovrebbe porre come obiettivo la revisione, l’aggiornamento o l’approfondimento delle istituzioni regionali, delle iniziative multilaterali e dei termini delle proprie alleanze, proprio a causa delle diminuzione delle proprie risorse e della propria rilevanza nel quadro mondiale. Ciò faciliterebbe la diluzione dei fattori di contrasto con i partner europei o atlantici e favorirebbe il perseguimento dei propri interessi nazionali.

 

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