ISPI Dossier
22 Gennaio 2018
Mali: À la guerre – Background

Background – Timeline degli eventi recenti in Mali

foto US Congressional Research Service
foto US Congressional Research Service

21 marzo 2012 – I soldati ribelli hanno attaccato diverse località della capitale Bamako, tra le quali il palazzo presidenziale, la televisione di Stato, e la caserma militare; hanno deposto il Presidente Amadou Toumani Toure, accusato di non aver fatto abbastanza contro le aggressioni dei Tuareg, e hanno quindi istituito il Comitato Nazionale per il ripristino della democrazia in Mali.

22 marzo 2012 – Inizia l’avanzata dei Tuareg dal Nord del Mali che occupano rapidamente Gao e le altre città dell’Azawad.

23 marzo 2012 – Pochi giorni dopo il golpe militare, l’Unione Africana decide la sospensione del Mali dal consesso regionale “fino a quando non sarà ristabilito l’effettivo ordine costituzionale preesistente”. Anche l’Ecowas (Economic Community of West African States) pressa le autorità di Bamako affinché riportino la stabilità nel Paese.

6-12 aprile 2012 – I ribelli Tuareg del Mnla (Mouvement National de Libèration de l’Azawad) insieme alle milizie islamiste di Ansar al Dine e Mujao (Mouvement pour l’Unicité et le Jihad en Afrique de l’Ouest) hanno il completo controllo del Nord del Mali e ne dichiarano l’indipendenza.

I militari golpisti oltre alla guida del governo civile ad interim nominano come Presidente del Paese Dioncounda Traore, che dovrà nominare il nuovo primo ministro.

19 aprile 2012 – Cheick Modibo Diarra viene nominato primo ministro e incaricato a formare al più presto un esecutivo di unione nazionale.

22 maggio 2012 – Altra crisi politica nel Paese. I manifestanti pro-giunta hanno invaso il palazzo presidenziale e hanno raggiunto il presidente ad interim Diacounda Traoré, ferendolo leggermente. Duri gli scontri tra i manifestanti pro-giunta e la sicurezza del presidente che ha aperto il fuoco uccidendo alcuni “ribelli”.

27 maggio 2012 – I Tuareg del MNLA e gli islamisti di Ansar al Dine si fondono e dichiarano il nord del Mali uno stato islamico. Ansar al Dine impone la legge islamica a Timbuctù, mentre Aqim benedice l’unione di intenti tra islamisti e Tuareg.

2012 giugno-luglio 2012 – Ansar al Dine insieme ad Aqim sfondano a Nord e iniziano a porre sotto il loro controllo le principali città dell’area (Kidal e Gao). Gli islamisti distruggono 7 mausolei musulmani in fango, a Timbuctù, in risposta alla recente decisione dell’Unesco di classificare la città come patrimonio mondiale in pericolo.

17 luglio 2012 – Il primo ministro Diarra ha annunciato l’apertura di negoziati per un governo d’unione nazionale.

21 agosto 2012 – Diarra forma un nuovo governo di unità nazionale in modo da soddisfare le richieste regionali e dell’Ecowas per garantire una transizione tranquilla da un governo militare ad uno civile. Il nuovo esecutivo è composto da 31 ministri.

L’Ecowas sta preparando un eventuale schieramento di 3300 soldati nella regione, ma questa soluzione rimane ancora poco chiara poiché manca ancora di un mandato del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.

16 settembre 2012 – Confermata la morte del numero 2 di Aqmi, Nabil Makloufi, alias Nabil Abou Alqama, coordinatore delle azioni di Aqmi nel nord del Mali. Aveva quarant’anni ed aveva fatto parte del gruppo armato GIA algerino. Oltre al ruolo di coordinatore del nord del Mali si occupava dello stock di armi e degli esplosivi.

21 settembre 2012 – Jean-Yves Le Drian, ministro della difesa francese, ha riaffermato che la Francia darà un “sostegno logistico” a un eventuale intervento militare nel nord del Mali.

26 settembre 2012 – François Hollande, presidente francese, in occasione del Summit sul Sahel, ha domandato una convocazione rapida del Consiglio di Sicurezza per quanto riguarda il Mali.  Secondo lui una risoluzione permetterebbe “l’autorizzazione di una forza di stabilità organizzata dalla Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale e l’Unione Africana, alle quali la Francia darebbe il suo sostegno logistico”.

Ottobre/Novembre 2012 – I ribelli del Nord consolidano il proprio potere nell’Azawad conquistando la città strategicamente importante di Douentza, nella parte centrale del Mali e città molto vicina al potere del governo di Bamako. Secondo voci di Al Qaeda, i ribelli Tuareg dell’Azawad avrebbero conquistato la città di Menaka al confine con il Niger.

12 ottobre 2012 – Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu, con una risoluzione approvata all’unanimità, preme per una soluzione regionale, riflettendo allo stesso tempo le preoccupazioni statunitensi circa la proliferazione delle reti terroristiche e la volontà francese di giocare ancora un ruolo centrale nella regione.

11 novembre 2012 – Durante un summit dei capi di Stato dell’Ecowas, a cui hanno partecipato anche Algeria e Mauritania, è stato raggiunto un accordo preliminare sull’invio di una missione militare africana con il sostegno delle Nazioni Unite e dell’Unione Africana. Si ritiene che tale missione conterà circa 3.000 uomini messi a disposizione dal Mali e altri 3.000 dagli altri membri dell’Ecowas. La missione dovrebbe avere inizio nel febbraio 2013.

13 novembre 2012 – I rappresentanti di Ansar al Dine e di MNLA hanno incontrato a Ouagadougou il rappresentante dell’ONU in Africa Occidentale, Saïd Djinnit. Entrambe le parti hanno espresso il proprio reciproco impegno per un dialogo proficuo.

11 dicembre 2012 – Il primo ministro Diarra annuncia alla televisione nazionale le sue dimissioni e quelle del suo governo. Gli succede il capo della giunta militare Django Sissoko.

Le Nazioni Unite e gli Stati Uniti Uniti minacciano nuove sanzioni contro il Paese africano e sembra profilarsi all’orizzonte l’intervento militare dell’Ecowas.

20 dicembre 2012 – Con la Risoluzione 2085, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite autorizza il dispiegamento di una Forza internazionale di sostegno al Mali (African-Led International Support Mission Afisma), che dovrebbe iniziare il suo mandato internazionale nel settembre 2013.

4-5 gennaio 2013 – Ansar al Dine annuncia la rottura della tregua concordata con il governo il mese precedente, accusando Bamako di aver utilizzato i colloqui di pace per preparare una guerra contro di loro e i suoi alleati islamisti.

7-10 gennaio 2013 – i ribelli islamisti lanciano un’offensiva militare nei confronti delle città del sud del Mali, conquistando Konna e Douentza, città nel centro del Paese a pochi chilometri dalla strategica Mopti. Obiettivo dei ribelli è la conquista della capitale Bamako.

11 gennaio 2013 – Il presidente François Hollande annuncia un intervento militare della Francia in ausilio al Mali per bloccare l’offensiva verso sud di Ansar al Dine e Mujao. I francesi daranno copertura aerea alle truppe di terra dell’esercito maliano con l’obiettivo di fermare a Mopti la corsa islamista verso Bamako.

14 gennaio 2013 – Gli islamisti dopo due giorni di battaglia riescono a conquistare la città di Diabaly, a circa 350 chilometri dalla capitale.

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, riunitosi su richiesta della Francia, ha appoggiato all’unanimità l’intervento militare francese in Mali e il segretario generale Ban Ki-moon ha chiesto un rapido dispiego di truppe africane nel paese. Con il pronunciamento dell’Onu dovrebbe aumentare il sostegno internazionale alla missione francese che fin’ora è stato piuttosto modesto, soprattutto da parte dei paesi occidentali che hanno al massimo concesso supporto logistico come nel caso della Gran Bretagna e degli USA.

16 gennaio 2013 – Guerriglieri di Aqim hanno attaccato l’impianto di estrazione del gas della British Petroleum a In Amenas, nel sud dell’Algeria. Il gruppo, che ha sequestrato 41 stranieri uccidendo due ostaggi, ha poi diramato un comunicato, pubblicato sul sito mauritano Alakhbar, in cui spiega che “l’attacco è una risposta alla crociata delle forze francesi in Mali”.

17 gennaio 2013 – Il Consiglio straordinario dei Ministri degli Esteri della Ue ha concesso il via libera per una missione europea di addestramento dell’esercito del Mali. La missione EUTM (European Union Training mission) porterà in Mali fino a 450 uomini, di cui 200 istruttori, per un costo complessivo di 12,3 milioni di euro per un mandato iniziale di 15 mesi. Il quartier generale sarà Bamako, ma l’addestramento avverrà nel Sud del Paese.

Il ministro Giulio Terzi ha riferito che l’Italia invierà “fino a 24 uomini” e “non sarà in nessun modo coinvolta in un intervento militare diretto“.

 

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