ISPI Dossier
24 Gennaio 2018
Casa Bianca 2012: per un pugno di voti – Background

A poco meno di una settimana dal voto regna l’incertezza sul futuro Presidente degli Stati Uniti. Secondo le ultime rilevazioni condotte dal Pew Research Center, tra il 24 e il 28 ottobre, i due candidati nelle intenzioni di voto degli americani sarebbero perfettamente in parità (47%).

In questa fase della sfida elettorale, numerosi analisti e sondaggisti considerano in bilico (tossup) o quantomeno contendibili sette stati.

STATO SEGGI ELETTORALI % OBAMA % ROMNEY
Florida 29 48% 48%
Ohio 18 48% 46%
North Carolina 15 47% 49%
Virginia 13 48% 48%
Colorado 9 48% 47%
Nevada 6 50% 46%
Iowa 6 48% 46%
New Hampshire 4 49% 47%

Al momento, il fronte democratico detiene 253 elettori, mentre quello repubblicano 206. Secondo alcune anticipazioni fornite dal Mercury News di San Francisco, Obama sarebbe in vantaggio rispetto a Romney di 5 punti (50% vs 45%) in Ohio, uno degli stati chiave di questa sfida. I dati, che verranno ufficialmente diffusi il prossimo martedì, sarebbero il risultato di un sondaggio condotto dall’Università di Quinnipiac in collaborazione con New York Times e CBS News.

Vi proponiamo i link con la mappa delle previsioni di voto nei singoli stati e l’ultimo sondaggio su base nazionale condotto da Real Clear Politics.

Politica interna ed economia:

Ripresa economica, disoccupazione, riforma sanitaria, tasse e conti pubblici sono stati i temi centrali di questa campagna elettorale Usa. Soprattutto in economia i due candidati hanno mostrato idee e programmi diversi per affrontare la crisi. L’insoddisfazione generale verso l’operato del Presidente Obama ha reso particolarmente complicata la sua corsa elettorale come testimoniato anche dalla forte preferenza del voto femminile e della classe media nei confronti dello sfidante Romney. Attualmente, la maggior preoccupazione di Obama è quella di trovare con i repubblicani un accordo sul tetto del debito pubblico giunto al 106% del Pil e pari a 16,2 trillioni di dollari. Infatti, senza un accordo tra le parti dal primo gennaio 2013 entreranno in vigore una serie di tagli automatici al budget federale. Secondo le stime dell’ultimo rapporto della National Association of Manufacturers, la mancanza di un accordo sul “fiscal cliff” potrebbe aprire scenari catastrofici per l’economia statunitense riportando il Paese in una nuova recessione, causando una perdita di 6 milioni di posti di lavoro entro il 2014 e un’impennata della disoccupazione al 12%. Tuttavia in un contesto interno complessivamente negativo, due fattori positivi sono rappresentati dalla ripresa della crescita del PIL (nel secondo trimestre del 2012 il Pil è salito al 5,2% come non accadeva dal 2008) e dalla lieve diminuzione del tasso di disoccupazione (ora sceso al 7,8% secondo le rilevazioni di settembre e per la prima volta dal 2008 sotto la soglia dell’8%). Secondo alcune rilevazioni Gallup che anticipano il dato sulla disoccupazione per il mese di ottobre e che verranno diffusi il prossimo 2 novembre, questa dovrebbe scivolare al 7,3%. Proprio questi dati relativamente positivi potrebbero offrire qualche chance in più ad Obama per una sua rielezione.

Qui di seguito le posizioni dei due candidati sui principali temi di politica interna.

TEMI DELLA CAMPAGNA ELETTORALE

BARACK OBAMA

MITT ROMNEY

SANITA’

Confermare la Obamacare del 2010; no a tagli al Medicare e al Medicaid e ai programmi di assistenza pubblica per gli over 65 e i più poveri. Risparmi da 320 miliardi grazie alla modifica dei finanziamenti agli ospedali e all’aumento del contributo dei più ricchi; Cancellare la Obamacare, privatizzare il Medicare e affidare totalmente ai singoli Stati la potestà legislativa in materia sanitaria; introdurre voucher per il pagamento di assicurazioni private.

LAVORO/OCCUPAZIONE

Creare un milione di posti di lavoro nell’industria entro il 2016, incoraggiando le imprese attraverso agevolazioni fiscali e finanziamenti nella formazione. Creazione di 12,5 milioni di posti di lavoro in 4 anni stimolando crescita con tasse più basse, deregulation, esplorazione di giacimenti di idrocarburi.

TASSE E CONTI PUBBLICI

Risanamento dei conti pubblici attraverso un aumento dell’imposizione fiscale per i più ricchi e sgravi fiscali per la classe media. Portare il deficit al 7,8% del Pil entro il 2017, riducendolo il valore assoluto di 4mila miliardi in 10 anni. Aumento aliquota sui redditi delle persone fisiche (da 35% a 39,6%); maggiore lotta all’evasione fiscale, abbassare imposta sulle società (da 35% a 28%), applicare la Buffet Rule applicando un’aliquota minima del 30% a chi guadagna più di un milione di dollari l’anno; alzare tasse sui redditi da capitale (da 15% a 20%). Riduzione generalizzata della pressione fiscale su tutti i contribuenti a prescindere dall’entità dei loro redditi; riduzione della spesa pubblica federale dall’attuale 23% al 20% del Pil; equilibrio di bilancio fissato al 2020; riduzione del 10% dei dipendenti pubblici. Abolizione della tassa di successione e della Alternative Minimum Tax; abbassare al 28% l’aliquota massima dell’imposta sulle perone fisiche e tagliare del 20% le altre, eliminando alcune detrazioni; riduzione aliquota imposta sulle società (35% al 25%); eliminare le imposte su dividendi e capital gain per i redditi lordi sotto i 200mila dollari l’anno.

ENERGIA

Istituire una nuova strategia di sicurezza energetica basata sulla promozione delle energie pulite e la riduzione dalla dipendenza petrolifera; obiettivo dell’attuale amministrazione è produrre, entro il 2035, l’80% dell’elettricità nazionale da fonti alternative e pulite. Riformare il settore e promuovere l’indipendenza energetica attraverso una maggiore attività di esplorazione interna dei giacimenti di petrolio e gas.

IMMIGRAZIONE

Il Presidente si è dichiarato favorevole ad una riforma dell’immigrazione clandestina promuovendo una nuova politica basata sulla concessione di immunità per  alcune categorie di immigrati. Proprio questo tipo di provvedimenti sono presenti nel Dream Act, la legge che prevede la concessione ai bambini di genitori immigrati senza documenti regolari di acquisire uno status legale se vanno al collage o entrano nell’esercito. Pur avendo riveduto più volte la sua posizione sul tema in questione, Romney è convinto sostenitore della lotta dura ai clandestini, favorevole alla difesa dei confini Usa-Messico costruzione di una recinzione tra Usa e Messico e appoggia le posizioni anti-clandestini varate recentemente in Arizona con l’Arizona Senate Bill 1070.

TEMI SOCIALI

Obama è per la parità dei diritti uomo-donna, soprattutto, in termini di trattamento salariale. Si è dichiarato convinto difensore dei matrimoni omosessuali e del diritto di aborto. Verso questo tema Obama ha combattuto una dura battaglia anche attraverso la sua riforma sanitaria del 2010, che ha aumentato i finanziamenti per la pianificazione familiare ed ha permesso di utilizzare i fondi federali anche in casi di aborto. Tradizionalmente favorevole alla restrizione del diritto di aborto, la posizione ufficiale di Romney è quella di porre fine ai
sussidi federali per la pianificazione familiare e vietare l’aborto in tutti i casi, salvo in quelli di stupro, incesto e
pericolo per la vita della madre. Nettamente contrario anche alla proposta di matrimoni gay, si schiera per il Marriage Act, la legge che difende la famiglia tradizionale.

Politica estera:

Durante la campagna elettorale, i temi di politica estera hanno mantenuto un ruolo sempre marginale, tranne che nell’ultimo mese anche per via degli attentati a Bengasi e degli attacchi alle rappresentanze diplomatiche Usa, le quali hanno portato il tema della sicurezza e del terrorismo nuovamente sulla scena pubblica. I due candidati non hanno espresso notevoli differenze sui principali temi di politica internazionale. Obama difende il suo approccio multilaterale alla politica estera e vede gli Usa collaborare con l’Onu sulle principali crisi locali ed internazionali. Il Presidente si è mostrato molto attento alle dinamiche nell’Asia-Pacifico, si è dichiarato favorevole a un inasprimento delle sanzioni nei confronti dell’Iran e nonostante uno sfaldamento dei rapporti con Israele appoggia quest’ultima nel caso di minaccia nucleare iraniana. Romney, invece, seppur non abbandonando una linea di realismo e pragmatismo, potrebbe essere orientato a riprendere parte della retorica della “dottrina Bush” accusando l’attuale amministrazione di mancanza di leadership mondiale. Romney sostiene con forza le prerogative di Israele e ha attaccato duramente le aspirazioni nucleari di Teheran e le aspirazioni globali di Mosca e Pechino. Molte sfide e numerosi dubbi, dunque, si addensano nelle strategie future del prossimo coinquilino alla Casa Bianca.

Qui di seguito le posizioni dei due candidati sui principali temi di politica internazionale.

TEMI DELLA CAMPAGNA ELETTORALE

BARACK OBAMA

MITT ROMNEY

CINA

L’apertura mostrata nei primi mesi del suo mandato si è poi congelata con un netto cambio di strategia. Dal 2011, infatti, gli Usa hanno presentato continui reclami al Wto contro la Cina per pratiche commerciali scorrette. In un’ottica di contenimento politico-militare della Cina, Washington ha rafforzato la propria presenza nella regione dell’Asia-Pacifico tanto in un’ottica di soft power, rinsaldando le relazioni con i principali partner regionali (India, Australia, Filippine, Vietnam e Corea del Sud), tanto incrementando la sua presenza militare nell’area; ha inoltre confermato la politica di sostegno militare a Taiwan attraverso la vendita di armi. Il candidato repubblicano ha accusato Obama di essere troppo morbido con la Cina, specialmente per quanto riguarda le questioni commerciali e la manipolazione competitiva dello yuan. Ha quindi affermato che, se eletto Presidente, affronterà immediatamente la questione introducendo dazi più duri sulle importazioni cinesi, rafforzerà ulteriormente la presenza militare Usa nella regione, approfondirà il dialogo con l’India.

RUSSIA

Il tentativo di reset nelle relazioni Usa-Russia non ha riscosso grandi successi. I rapporti con Mosca restano piuttosto freddi, a causa soprattutto del dispiegamento dello scudo missilistico difensivo della NATO e del supporto russo al regime di Assad e al programma nucleare iraniano. Tuttavia, il più grande successo diplomatico di Obama è stato la firma del Trattato New START, un accordo di riduzione delle armi nucleari firmato da Stati Uniti e Russia a Praga l’8 aprile 2010. Romney ha definito la linea di Obama nei confronti di Mosca troppo accondiscendente. Il repubblicano vede in Mosca un nemico geopolitico ed un pericolo per la sicurezza internazionale. Inoltre vorrebbe rivedere la recente firma dello START, ridurre il potere energetico e militare della Russia in Europa e Asia Centrale.

IRAN

Nonostante l’auspicato reset nelle relazioni con l’Iran, la costante minaccia nucleare ha portato fin da subito a un’interruzione del dialogo con Teheran. Da quel momento in avanti, l’amministrazione Obama ha lavorato per isolare l’Iran attraverso sanzioni e cyberwarfare, preferendo queste opzioni ad un atteggiamento più duro che prevede in ultima ipotesi la soluzione militare. Recentemente, Teheran avrebbe manifestato la disponibilità a un dialogo diretto con Washington a condizione che l’interlocutore sia Obama. A differenza di Obama Romney pretende più decisione nel contrastare il programma nucleare iraniano ritenendo inaccettabile una dotazione di armi nucleari di Teheran. Romney ritiene necessario usare qualsiasi mezzo, economico, diplomatico, militare, per impedire il completamento del programma atomico. In campagna elettorale per le primarie repubblicane, ha accusato Obama anche di aver sottovalutato la questione dei diritti umani nel Paese.

ISRAELE

Sebbene i rapporti tra i due Paesi si siano notevolmente raffreddati, in caso di attacco iraniano Obama appoggerebbe in maniera incondizionata Israele. Però al fine di contenere le spinte belligeranti israeliane, il Presidente potrebbe aumentare la pressione su Teheran attraverso un uso combinato di cyberwarfare e ulteriori sanzioni economico-commerciali. Durante la visita a Gerusalemme di luglio, ha parlato di tolleranza-zero verso un Iran nucleare. Il candidato repubblicano è molto vicino alle posizioni di Netanyahu, impegnandosi a fornire un appoggio totale ad Israele e contemplando anche un’opzione militare nel caso in cui le minacce iraniane non rientrassero.

PROLIFERAZIONE NUCLEARE

I programmi nucleari di Iran e Corea del Nord costituivano già un problema globale. Il loro contenimento rientra nella politica di riduzione dell’arsenale nucleare condotta da Obama ed esplicitatasi negli accordi New START con la Russia (8 aprile 2010) e, soprattutto, nel trattato bilaterale con la Corea del Nord (29 febbraio 2012). Quest’ultimo prevede una sospensione del programma nucleare di Pyongyang in cambio di sostanziosi aiuti militari da parte statunitense. Romney ha attaccato duramente l’atteggiamento prudente di Obama nei confronti di Iran e Corea del Nord per quel che riguarda i rispettivi programmi nucleari.

MEDIO ORIENTE E PRIMAVERE ARABE

All’inizio del suo mandato Obama aveva mostrato una certa apertura al dialogo e al confronto con i Paesi arabi. L’avvento delle Primavere Arabe ha modificato il panorama regionale cambiando e modulando di volta in volta l’approccio della Casa Bianca alle situazioni a seconda dei singoli casi. Ad esempio ha appoggiato le proteste popolari in Tunisia ed Egitto e l’intervento militare in Libia “a protezione dei civili”; ha preferito la via diplomatica con la Siria; non è intervenuto nel caso delle proteste sciite in Bahrein (alleato regionale di Washington). La retorica di Obama è stata improntata all’enfatizzazione delle componenti democratiche di questi processi. Romney rimprovera ad Obama di essere stato preso di sprovvista dagli eventi e di non essere riuscito a difendere gli interessi americani nell’area. Ha espresso il proprio sostegno ai movimenti di democratizzazione arabi, mettendo però in guardia l’opinione pubblica nazionale dal possibile rafforzamento di gruppi jihadisti e dell’influenza iraniana (soprattutto nel caso della Siria) nella regione Mena.

AF-PAK

Nel 2011 Obama ha avviato il ritiro delle truppe, da completarsi entro il 2014. Dopo il 2014 Obama intende fornire assistenza alle forze afghane per altri 10 anni.

Tuttavia, il largo uso di droni ha alienato le simpatie Usa nei confronti della popolazione e delle forze di sicurezza locali. Il Presidente ha cercato di ricucire le relazioni con il Pakistan, soprattutto per motivi legati alle rotte commerciali internazionali e al problema terrorismo.

Pur condividendo la strategia Usa in Afghanistan, Romney ha criticato la decisione di fissare per il 2014 la data di ritiro totale delle truppe americane dal Paese. Secondo Romney la transizione deve essere più graduale, però senza specificare come, nella pratica, farebbe.

Per quel che riguarda il Pakistan, il repubblicano sostiene in maniera convita la decisione di usare i droni per stanare i terroristi e ritiene necessario ricucire i rapporti con Islamabad.

EUROPA

Fin dalla sua prima elezione, il Presidente ha goduto di grande popolarità in Europa ma i risvolti legati alla crisi dell’euro e  alla riluttanza europea a non aumentare i propri contributi al bilancio Nato hanno un po’ raffreddato i rapporti con la Casa Bianca. Rispetto ad Obama, Romney non gode di grande considerazione sia da parte dell’opinione pubblica che dai principali leader europei. Se eletto avrà il compito di convincere gli alleati europei ad aumentare la propria quota di partecipazione nella Nato.

ANTITERRORISMO E SICUREZZA NAZIONALE

Riduzione sensibile degli attacchi contro obiettivi americani all’estero, prevenzione di attentati contro obiettivi sul suolo americano, uso intensivo dei droni in Af-Pak, Yemen e Somalia.

Nella sicurezza nazionale, Obama ha promosso il rafforzamento delle attività di intelligence contro qualsiasi tipo di minaccia terroristica (nucleare, biologica,..) in tutto il mondo, un uso accorto del cyberwarfare come arma di dissuasione (virus informatici nelle centrali nucleari iraniane) e un miglioramento della sicurezza informatica nazionale come strumento di prevenzione delle minacce.

In materia di antiterrorismo, Romney si è dimostrato molto capace e ha fatto parlare per se la struttura organizzativa da lui curata durante i giochi olimpici invernali di Salt Lake City del 2002, i quali venivano considerati un importante obiettivo per possibili attentati terroristici.

Come Obama sostiene la necessità di un rafforzamento delle attività di intelligence per prevenire possibili minacce contro il Paese. Inoltre ha promesso forti investimenti nelle attività di cybersecurity in modo da prevenire minacce di terrorismo e spionaggio informatico.

POLITICA DI DIFESA

Riduzione del coinvolgimento militare diretto e razionalizzazione delle risorse del comparto difesa. Saranno effettuati tagli al bilancio militare per 487 miliardi di dollari, da attuarsi in 10 anni, di cui 259 miliardi entro il primo quinquennio. Entro il 2017, invece, si prevedono tagli nell’esercito (-72.000) e nei marines (-20.000). Rispetto ad Obama, Romney promette di dedicare alle Forze Armate e alla Sicurezza nazionale statunitense il 4% del suo Pil, incrementando in particolare le disponibilità del settore navale. Romney sostiene che la politica di tagli dell’Amministrazione Obama rischia minare il processo di ammodernamento della difesa e della macchina militare statunitense.

 

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