ISPI Dossier
22 Gennaio 2018
Quale Islam: la battaglia per la leadership – Scenario

Una volta cadute le autocrazie che hanno governato per larga parte degli ultimi decenni, in buona parte del mondo arabo musulmano sembra profilarsi una corsa alla rappresentanza politica dell’Islam, rimasto forse l’unico riferimento solido sul quale fondare il nuovo potere e i “nuovi” stati. Rifuggendo da semplicistiche semplificazioni della complessità del pensiero islamico politico ma cercando di avvicinarsi a plausibili elaborazioni di potere costituente, si cerca qui di tracciare l’evoluzione e gli esiti del confronto di queste forze tra loro concorrenziali e di queste differenti visioni dell’Islam in Medio Oriente e Nord Africa. Allo stato attuale, i possibili scenari a medio-lungo termine saranno influenzati anche dalle strategie regionali dei vari attori coinvolti, i quali dipendono fortemente da variabili di carattere esogeno, come gli sviluppi della crisi siriana e indebolimento/rafforzamento dell’Iran nella regione.

Dagli ultimi sviluppi nell’area appare sempre più evidente la contrapposizione tra la visione “repubblicana” dell’Islam, quella che sembra aver intrapreso buona parte delle forze politiche appartenenti alla Fratellanza musulmana e quella “jihadista”, alla quale sembrano guardare diversi gruppi salafiti e le maggiori organizzazioni terroristiche come Al Qaeda. La prima visione sembra suggerire l’esistenza di alcune vie di mediazione tra l’imperativo divino e la necessità concreta di metterlo in pratica, attraverso alcuni dettami islamici come la concezione di “giustizia” (‘adl) e quella di “consultazione” (shurà) . La seconda visione, secondo i maggiori studiosi, sembra invece priva di un progetto politico alternativo. Si tratta della caratteristica comune di molti raggruppamenti islamisti che hanno scelto la lotta armata fine a se stessa. Il terrorismo “jihadista” reintroduce nell’Islam la “fitna”, opponendo i musulmani gli uni agli altri, dimostrando la volontà di approfittare delle rivalità interne e di riprodurre conflittualità che lacerano il tessuto della società islamica per favorire una parte – che si ritiene più islamicamente legittimata – rispetto alle altre.

Sul piano più geo-politico, le monarchie del Golfo sembrano essersi opposte all’Islam “repubblicano”, potenzialmente capace di mettere a repentaglio le basi sulle quali sono fondate. Seppure le organizzazioni terroristiche come Al Qaeda siano avversate in nome della stabilità in questi paesi, ed esista un complesso e controverso legame tra wahhabismo e queste organizzazioni, i paesi del Golfo, come Arabia Saudita e Qatar, sono stati importanti sponsor politici e finanziari di formazioni salafite, con l’intento di ri-orientare a loro favore l’andamento delle Primavere arabe. I salafiti possono percepire la politica come lo strumento per instaurare uno stato islamico, oppure ingrossare i ranghi della guerriglia e del terrorismo. In un’ottica di lungo periodo i paesi del Golfo puntano a dimostrare il fallimento della via costituzionale e il successo dello stato “più propriamente islamico”.

Tuttavia una possibile coesistenza tra queste due forze, l’Islam “repubblicano” e quello “conservatore” (scenario A) potrebbe essere giustificata sia da opportunità di carattere economico (le monarchie del Golfo finanzierebbero la ripresa dei Paesi coinvolti nelle Primavere arabe), sia dalla necessità politica di far fronte comune contro un possibile Iran nuclearizzato ed un’alleanza forte tra Hamas e le forze sciite (Siria e Libano) della regione. In questo caso, l’interesse generale sunnita sarebbe quello di contenere l’Iran prevenendo possibili azioni di forza nel Golfo o nel Vicino Oriente.

D’altra parte un regime change in Siria e un Iran “debole” politicamente nell’area mediorientale potrebbe favorire una contrapposizione tra “repubblicani” e “conservatori” (scenario B). Proprio il tipo di regime da instaurare in Siria potrebbe essere il primo terreno di scontro da esportare anche su scala regionale. In questo modo, le monarchie del Golfo (Arabia Saudita e Qatar in primis), potrebbero interferire ancora più pesantemente con i processi politici in atto nei Paesi arabi toccati dalle rivolte trovando utile il sostegno politico ed economico di quei movimenti radicali che si richiamano all’Islam wahhabita. Pertanto, i “conservatori” del Golfo potrebbero garantire l’egemonia delle correnti radicali (Wahhabismo e Salafismo) in tutto il mondo islamico ed esercitare indirettamente un’influenza sulla politica interna dei singoli Paesi.

 

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