ISPI Dossier
22 Gennaio 2018
Egitto, la difficile coabitazione – Scenario

A. L’Egitto ancora in mano ai militari: il “recinto” istituzionale del governo dei Fratelli musulmani
Il primo scenario vede una preponderanza del ruolo dei militari nel futuro del paese. Di fatto questa situazione è l’esito più evidente delle ultime decisioni della giunta militare. La prima relativa allo scioglimento del Parlamento eletto nell’inverno scorso che ha nuovamente rimesso il potere legislativo nella mani dei militari. La seconda riguarda il processo costituzionale: se l’assemblea costituente fallisse nel trovare un compromesso per la stesura della Costituzione (è necessaria una maggioranza qualificata per ogni articolo) la giunta avrebbe il potere di nominare unilateralmente la nuova assemblea, arrogandosi quindi anche il potere costituente. La terza è relativa allo “svuotamento” dei poteri presidenziali tramite un apposito emendamento alla dichiarazione costituzionale 2011, che ha sancito il “ritorno” dei poteri in materia di sicurezza nazionale (sia interna che esterna), comprese la nomina del ministro della Difesa e la dichiarazione dello stato di guerra. La Fratellanza musulmana, quindi, sarà costretta ad agire preventivamente imbrigliata in uno spettro politico-istituzionale rigidamente delimitato, dovendo rinunciare di fatto ad un pieno governo nel paese.

B. Ancora caos: verso lo scenario algerino
Il secondo scenario, seppur più improbabile, potrebbe veder fallire questa situazione di “compromesso”. Se la Fratellanza non accettasse il ruolo limitato concesso dalla giunta militare o se quest’ultima provasse un nuovo colpo di mano per estromettere o ridurre ulteriormente il ruolo dei Fratelli musulmani nella scena politica, non si può escludere un ritorno a proteste di piazza più vaste e a uno scontro frontale con i militari. Uno scenario simile potrebbe condurre ad un cambiamento radicale nella strategia della Fratellanza nel caso vedesse frustrata ogni possibilità di una cooptazione al potere: un’ipotesi per ora teorica, ma non inverosimile, richiama quanto accaduto nel 1991 in Algeria a seguito della vittoria del Fis (Fronte Islamico di Salvezza) quando l’esercito optò per un golpe invalidando le elezioni e arrestando i vertici politici del Fis usciti vincitori da quest’ultime.

C. Una nuova opportunità per le forze progressiste.

Il lungo confronto fra militari e Fratellanza potrebbe portare nel medio/lungo periodo all’emersione delle forze più progressiste e laiche del paese che, pur essendo stato il motore d’avviamento della rivolta del 2011, sono finora rimaste ai margini dell’agone politico. Le elezioni presidenziali hanno dimostrato la sostanziale perdita di consensi dei Fratelli musulmani, che al primo turno hanno ottenuto il 25% dei suffragi contro il 40% ottenuto solamente pochi mesi prima in occasione dell’elezione parlamentare. Il consenso perduto dalla Fratellanza finora non si è tradotto in un aumento di consensi per i loro avversari più diretti, ovvero i militari, ma è andato ad ingrossare il consenso per i candidati sostenuti dai gruppi e dai partiti più progressisti come Abul Fotouh e Sabbahi, i quali in questo periodo stanno tentando di giungere ad un accordo per la formazione di un fronte unito di opposizione anche con il sostegno di el Baradei. Se il processo costituente si dovesse concludere secondo i programmi dei militari con nuove elezioni parlamentari, quest’ultime potrebbero verosimilmente premiare le forze progressiste, che sarebbero in grado di catturare anche il dissenso causato dalla grave situazione economica del paese che con ogni probabilità si protrarrà ancora per parecchi mesi andando a danneggiare l’immagine delle forze attualmente al potere, ovvero la giunta militare e i Fratelli musulmani.

 

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