ISPI Dossier
21 Febbraio 2018
La svolta difficile dell’Egitto – Scenario

Le elezioni presidenziali egiziane che si tengono in due turni potranno fornire più chiare indicazioni sui futuri sviluppi politici dell’Egitto. Questi sembrano giocarsi fra le forze islamiste, che già dominano in parlamento, e i militari, che puntano a conservare almeno una parte dei propri privilegi nella vita economica e politica del paese.

I candidati che, secondo gli incerti sondaggi di questi giorni, sembrano avere più chance di andare al ballottaggio appaiono essere quelli che raccolgono consensi più trasversali nell’elettorato e con affiliazioni meno nette come Amr Moussa e Abul Fotouh, percepiti come personalità più indipendenti.

La commissione elettorale ha escluso nei mesi scorsi i candidati di punta sia dei militari che delle forze islamiste che avrebbero potuto tenere posizioni più radicali. Tuttavia, un punto fondamentale per l’evoluzione delle elezioni presidenziali è comprendere in che direzione politica i due candidati che andranno al ballottaggio si muoveranno per intercettare il consenso dell’elettorato: al centro, verso la fascia “moderata” e i movimenti laici della Rivoluzione, o agli estremi con, da una parte, il fronte islamico più conservatore, dall’altra, i poteri forti vicini ai militari e all’establishment dell’ex regime. La “corsa al centro” o la “corsa agli estremi” dei due candidati che andranno al ballottagio determinerà in buona parte i futuri scenari.

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Scenario A:

la vittoria di Ahmed Shafiq, candidato forte dell’esercito, oppure di Amr Moussa uscito dal ballottaggio fortemente caratterizzato come il candidato che tutela gli interessi dei militari, aprirebbe la strada a una revisione degli assetti costituzionali fortemente favorevole al potere presidenziale e al mantenimento di una forte influenza politica sul paese dei vertici militari che non sarebbero toccati dei loro interessi e privilegi. Questa situazione potrebbe determinare la reazione delle forze parlamentari, in primo luogo quelle islamiche, che si vedrebbero poste ai margini dei nuovi equilibri di potere, portando ad una nuova stagione di proteste di piazza ulteriormente destabilizzanti.

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Scenario B:

la vittoria di Mohamed Mursi, candidato organico alla Fratellanza musulmana, (o di Abul Fotouh allineato su posizioni più islamiste dopo il primo turno per rafforzare l’appoggio, di cui già gode, da parte dei salafiti), causerebbe un dominio delle forze islamiste sia sul parlamento che sulla presidenza. Ciò comporterebbe certamente l’acuirsi delle tensioni con i militari, che vedrebbero a rischio la possibilità di poter conservare un ruolo privilegiato nei futuri assetti del paese. Questi potrebbero vedersi “costretti” a circoscrivere la prevalenza delle forze islamiste anche in campo istituzionale, battendosi per devolvere limitati poteri al futuro presidente, oppure addirittura rifiutandosi di cedere i poteri alle autorità civili nella data stabilita del 1° luglio.

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Scenario C:

La vittoria di uno dei candidati meno caratterizzati da un’appartenenza politica definita, Amr Moussa o Abul Fotouh, che fosse in grado di tranquillizzare sufficientemente la parte politica uscita sconfitta dalla contesa elettorale, potrebbe più verosimilmente portare ad una soluzione di compromesso. Attraverso la mediazione del nuovo presidente, militari e Fratelli musulmani troverebbero un accordo in grado di garantire almeno una parte dei privilegi economici e politici dei vertici militari, pur concedendo al parlamento e, quindi, alla Fratellanza un ruolo egemone nella politica nazionale. Tale scenario è considerato il più probabile poiché né vertici dell’esercito
né forze islamiste si trovano al momento nella posizione di poter conseguire una vittoria completa
senza correre pesanti rischi sul fronte della stabilità del paese.

 

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