ISPI Dossier
24 Gennaio 2018
Petrolio, la nuova minaccia globale – Scenario

Scenario 1 – Cambia la geografia del petrolio, ma senza traumi

Per capire come cambierà la disponibilità di risorse petrolifere è utile guardare oltre quelli che attualmente sono i principali produttori, concentrati soprattutto in Medio Oriente. In questi anni la geopolitica degli idrocarburi sta sperimentando un “cambio di emisferi” per quanto riguarda la capacità di produrre petrolio. Le Americhe, in questo senso, sono il centro di questa rivoluzione fossile. E più precisamente Canada, Venezuela e Messico possono essere considerati tre dei pilastri energetici sul quale basare il cambio di visione. Questo è un processo che non è stato guidato o veicolato dalla politica ma è avvenuto in maniera quasi “accidentale”. A questo si aggiunge il fattore tecnologico e la nuova possibilità di estrarre greggi da fonti su cui in precedenza non si faceva affidamento. Se il prezzo del greggio si mantiene su un livello accettabile per consentire alle compagnie di investire in ricerca e nuove tecniche estrattive, si moltiplicheranno i metodi di estrazione. Le sabbie bituminose, di cui ad esempio il Canada è ricco, fanno parte di questa categoria. Nonostante il processo sia dannoso per l’ambiente perché particolarmente invasivo, il greggio intrappolato nel terreno a elevate profondità è una delle risorse cui bisognerà guardare nel prossimo futuro per garantire la sicurezza energetica globale. Una produzione più difficile e dispendiosa avrà un effetto diretto sul prezzo del petrolio e quindi sui prodotti raffinati che sarà probabilmente destinato ad aumentare. Ma, sempre per via del progresso nella ricerca – ammesso che derivi da fonte privata e non pubblica visti gli elevati deficit statali – sarà possibile ovviare al problema grazie al miglioramento delle tecnologie di consumo che portano un sostanziale risparmio di carburante, soprattutto nelle economia avanzate. Se, inoltre, l’economia mondiale non registrasse, come probabile, una ripresa eccezionale, la domanda mondiale di greggio – che è in larga parte destinato ai mezzi di trasporto – potrebbe conseguentemente non comportare un aumento esponenziale dei prezzi.

Va comunque sottolineato come al momento, a parte limitate contrazioni di produzione locali e contingenti, la quantità di greggio disponibile sul mercato è di fatto stabile e pare essere solo il timore di possibili futuri shock della produzione a condurre ad ulteriori aumenti del prezzo. Inoltre, è da segnalare che, nonostante la difficile situazione politica, sia la produzione irachena sia quella libica stanno aumentando notevolmente, con la Libia che tornerà a breve ai livelli di produzione pre-rivoluzione, e l’Iraq che ha superato a inizio marzo i 3 milioni di barili al giorno e dovrebbe continuare il trend.

Scenario 2 – La crisi del sistema petrolifero mondiale

Dopo essere rimasto stabilmente intorno ai 110 dollari al barile (d/b) per circa 8 mesi, il prezzo del brent (il petrolio grezzo del Mare del Nord, usato come riferimento dal mercato) ha ricominciato a salire nelle ultime settimane. Il 20 febbraio ha superato quota  120 dollari, e dopo essere nuovamente sceso a metà marzo intorno ai 110 d/b, è tornato a salire dopo il 23 dello stesso mese, arrivando a quota 126 d/b, il prezzo più alto dallo scorso maggio.

Analisti internazionali riferiscono che attualmente la capacità di produzione mondiale del petrolio, sia al 97% circa. Anche da ciò deriverebbero i timori – e le conseguenti speculazioni – che farebbero lievitare il prezzo del greggio. Il sistema pare abbia quindi una limitata flessibilità di produzione. Il rischio geopolitico derivante da possibili ulteriori scenari di instabilità del Medio Oriente alimentano i timori. La mancanza di soluzione a breve termine della crisi iraniana nonché la difficile situazione in Libia e Iraq hanno portato gli investitori a scommettere su un ulteriore rialzo dei prezzi del greggio, come dimostra l’andamento del mercato dei titoli future. Secondo gli analisti finanziari, al momento il premio di rischio (”fear premium”) peserebbe sul prezzo totale del greggio per circa 20-25 dollari.

In prospettiva futura altri fattori economici potrebbero far crescere il prezzo del petrolio, come ad esempio la crescita dei consumi delle economie asiatiche. Ulteriori dubbi sulla stabilità del prezzo del greggio derivano dalla produzione dell’Arabia Saudita, il leader mondiale. Seppur abbia un ampio potenziale ancora da scoprire nei bacini occidentali e nell’offshore e volumi di riserve da recuperare presso i campi già scoperti e in produzione, la sua spare capacity (ossia la capacità in eccesso che può utilizzare per aumentare la produzione con lo scopo di compensare eventuali ammanchi di altri grandi produttori o ridurre i volumi per sostenere i prezzi) appare molto limitata da due fattori: la crescita dei consumi interni ed il declino dei grandi campi sauditi che avrebbero già raggiunto il “picco di produzione”. I nuovi campi da mettere in produzione sono più complessi di quelli attualmente attivi e richiedono grandi investimenti in nuova capacità tecnologica produttiva. Se il ruolo dell’Arabia Saudita di “banca centrale” del mercato petrolifero venisse meno, le conseguenze potrebbero essere molto rilevanti anche per i conti pubblici dei paesi consumatori. Nel breve periodo – anche al netto del miglioramento delle nuove tecnologie -  non è possibile escludere inoltre che il famoso picco produttivo sia raggiunto in Arabia Saudita e altrove con conseguenze negative a catena sull’economia mondiale.

 

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