|
Quale avvenire per le relazioni tra Italia e Stati Uniti? Roma potrà sottrarsi all’irrilevanza geopolitica e rilanciare il rapporto con Washington solo se riuscirà a ritagliarsi un ruolo primario sul palcoscenico internazionale.
Un’Italia di nuovo “pivotal”
Le relazioni tra Stati Uniti e Italia potrebbero essere rafforzate nei prossimi anni. Alcuni fattori dimostrerebbero in realtà che l’Italia ha continuato a essere un paese altamente strategico e rilevante per gli Stati Uniti anche nel periodo post-guerra fredda. Se si guarda poi all’attivismo italiano nel campo della partecipazione alle missioni militari della Nato, per esempio, si può evidenziare come il governo italiano abbia sempre risposto positivamente alle richieste atlantiche, a cominciare dagli interventi della Nato in Bosnia e il Kosovo, alla missione in Afghanistan, per passare per l’Iraq e la Libia. In quest’ottica le fredde relazioni tra Barack Obama e Silvio Berlusconi rappresenterebbero solamente una breve parentesi nell’evoluzione più complessiva del rapporto. In futuro, l’atteggiamento italiano sarebbe determinato sostanzialmente dal tentativo di compensare le proprie debolezze – soprattutto derivanti dal piano interno – attraverso il rafforzamento di un’alleanza privilegiata con la grande potenza americana. In un’Europa sempre più conflittuale – per lo meno sotto gli aspetti economici – e con crescenti difficoltà d’integrazione politica, anche nei prossimi anni il legame con gli Stati Uniti rimarrà fondamentale. La ridefinizione della gerarchia del potere internazionale, come sottolineato nelle ultime edizione dell’annuario ISPI – IAI sulla politica estera italiana, e la crisi del contesto multilaterale potrebbero rafforzare nei prossimi mesi e anni la convinzione che il legame asimmetrico con gli Stati Uniti possa offrire alla “media potenza” italiana una protezione e una sicurezza adeguata. La proiezione nel Mediterraneo dell’Italia, in coincidenza con un relativo rafforzamento delle risorse e di una elaborazione più chiara dei propri obiettivi, permetterebbe all’Italia l’assunzione di un ruolo più attivo in un’area ancora rilevante per gli Stati Uniti, ma nella quale sembrano cercare di misurare il proprio coinvolgimento con l’obiettivo di evitare i pericoli di un over-stretching. La visita di Monti avrebbe quindi il chiaro obiettivo del rilancio del ruolo italiano rispetto all’alleato americano dopo che l’Italia ha avuto la capacità di ri-accreditarsi in Europa. Infatti, ciò che gli Stati Uniti si aspettavano dall’Italia negli ultimi mesi era un cambio di marcia che togliesse il paese dalla lista dei problemi più preoccupanti dell’euro-zona per inserirlo fra i paesi più attivi nella risoluzione di tali problemi. Nei prossimi mesi l’Italia di Monti potrebbe divenire un referente naturale degli Stati Uniti in Europa, a cominciare dalla misure anti-crisi. Obama infatti sembra molto favorevole all’azione di Monti con la Merkel per l’attuazione di misure che non siano una “azione suicida” di austerità senza limiti, e i tempi dell’incontro bilaterale Obama-Monti sembrano suggerire che, nell’incertezza elettorale francese e nell’auto-esclusione britannica dall’Europa, l’Italia possa tornare “pivotal” per gli Stati Uniti.
L’inevitabile indebolimento delle relazioni bilaterali
Le relazioni italo-americane dell’ultimo ventennio vanno analizzate nella progressiva perdita di rilevanza strategica che l’Italia ha assunto agli occhi del grande alleato statunitense in questo periodo. Se, infatti, l’Italia durante l’epoca bipolare si trovava ai confini della sfera d’influenza statunitense – avanguardia e insieme barriera degli interessi e dei valori occidentali in Europa e nel Mediterraneo nel costante confronto con la minaccia sovietica – nel ventennio seguente ha perso questa centralità geopolitica, “superata” dall’espansione della democrazia in Europa e dalla asimmetrica guerra al terrorismo. Ne è derivata la condizione che, per dimostrare la propria rilevanza, l’Italia ha dovuto impegnarsi sempre di più a seguito di risorse sempre più scarse. In futuro, sarà proprio la caratterizzazione di asimmetricità dell’alleanza con gli Usa, a rendere il rapporto bilaterale, e gli impegni da esso derivanti, sempre più onerosi e difficilmente sostenibili per il governo italiano, soprattutto in un periodo di recessione economica. Inoltre, l’Italia, come tutta l’Europa più complessivamente, dovrà fare i conti con un’attenzione decrescente degli Stati Uniti verso le relazioni transatlantiche al cospetto di un aumento della strategicità dell’area asiatica. In quest’ottica il rapporto tra Italia e Stati Uniti potrebbe implicare alcune limitazioni alla politica mediterranea e mediorientale dell’Italia e una sempre più difficile e complessa conciliazione tra interessi atlantici e mediterranei del governo italiano. L’Italia, infatti, è spesso riuscita nel corso di decenni a conciliare due esigenze entrambe fondamentali: la necessità di buone relazioni con un paesi per essa strategicamente rilevanti come Libia, Iran, Russia, ma politicamente sensibili alla sfera d’afferenza atlantica e al quadro multilaterale occidentale. Non senza complessità la politica italiana è stata improntata a giocare il ruolo di mediatore, di “ponte” tra le due parti, con l’obiettivo di poter rafforzare il proprio ruolo con l’alleato maggiore, gli Stati Uniti, e nella cornice europea, grazie all’offerta di un rapporto privilegiato con un partner esterno all’alleanza. Tuttavia questa possibilità era offerta all’Italia proprio dal fatto di essere rigidamente inserita nello stretto schema bipolare. La sua fedeltà, infatti, non era mai messa in discussione e l’Italia aveva un valore connaturato alla propria posizione. All’interno di questo quadro, le era talvolta permesso di giocare una politica autonoma, in alcuni casi velleitaria verso alcune aree geografiche e verso alcuni attori esterni all’alleanza.
|
[...] lo spostamento progressivo nell’area del Pacifico del baricentro degli interessi della politica USA. Si tratta del prossimo incontro, che avverrà il 14 febbraio a Washington, tra Barack Obama, [...]
Pingback di Attenti a quei due. - la cultura vivente | la cultura vivente — 9 febbraio 2012 @ 4:24 pm