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Nelle ultime due decadi, le relazioni tra Italia e Stati Uniti sono state messe alla prova dalle fluttuazioni nella diplomazia transatlantica e dalle questioni internazionali dai Balcani al Medio Oriente. Eppure, il passaggio dal momento unipolare di inizio anni Novanta al multipolarismo del XXI secolo non ha messo in crisi l’intesa italo-americana, che rimane tuttora un caposaldo della politica estera di Roma.
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1991
Il nuovo Strategic Concept della NATO
All’indomani della caduta del Muro di Berlino, e alla vigilia della dissoluzione dell’Unione Sovietica, gli alleati scelgono Roma come luogo d’incontro per porre le basi dell’aggiornamento della NATO alla luce del mutato contesto strategico. Il summit si conclude l’8 novembre con l’adozione, e la prima pubblicazione, del New Alliance’s Strategic Concept, in cui gli Stati membri prendono atto dell’urgenza di adattare le proprie capacità a nuovi rischi e minacce. |
1995-99
Le crisi in ex Jugoslavia
Bosnia: il 29 agosto 1995, gli Stati Uniti – sotto l’egida della NATO – avviano l’operazione Deliberate Force contro le Forze Armate serbo-bosniache di Slobodan Milosevic. L’Italia, il cui esecutivo è presieduto dal tecnico Lamberto Dini, concede loro l’utilizzo delle sue basi per gli attacchi aerei. Il 7 settembre, Roma interviene al fianco degli alleati: al termine delle attività militari, in dicembre, il contributo dell’Aeronautica corrisponde a circa l’1% del totale. Contemporaneamente, il governo italiano decide di partecipare alle operazioni di peace-keeping della missione a guida NATO Implementation Force, dietro mandato dell’ONU, inviando una brigata.
Kosovo: a seguito del fallimento dei negoziati di Rambouillet, la NATO interviene nuovamente nei Balcani per porre fine alla repressione e alla pulizia etnica attuata da Milosevic. Il 24 marzo 1999 inizia l’operazione Allied Force, che vede tra i partecipanti l’Italia. Tuttavia, pressato dalle spinte pacifiste di alcune forze politiche, Massimo D’Alema, divenuto nel frattempo Presidente del Consiglio, limita l’impegno di Roma escludendo la partecipazione diretta ai bombardamenti. Quando il Security Council dell’ONU autorizza il dispiegamento di KFOR per stabilizzare l’area, l’Italia invia un proprio contingente di cinquemila uomini in Kosovo, ed assume il comando della zona ovest.
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2001
L’11 settembre e l’Afghanistan
A pochi mesi dall’insediamento alla Casa Bianca di George W. Bush, il neo-eletto Capo di Governo, Silvio Berlusconi, chiarisce che l’Italia sarebbe stata “con l’America da qualunque parte vada”. Ciò contribuisce a creare un clima di fiducia reciproca tra i due leader che gli avvenimenti successivi consolidano, come dimostrato dai colloqui bilaterali intercorsi nei giorni immediatamente seguenti gli attentati alle Torri Gemelle. Washington, sostenuta a vario titolo dagli alleati, interviene in Afghanistan e libera Kabul. Roma contribuisce con 350 uomini alla missione multinazionale di stabilizzazione International Security Assistance Force. In ambito NATO, l’Italia partecipa all’operazione Eagle Assist di sorveglianza aerea dei cieli orientali americani, e ad Active Endeavour di sea control nel Meditteraneo. |
2002
Italia trait d’union tra Russia e Stati Uniti
Forte del rapporto personale con Bush, Berlusconi si avvicina a Mosca e si ritaglia un ruolo di mediatore tra i due ex nemici della Guerra Fredda. Dichiara, infatti, che “l’apertura verso la nuova Russia di Vladimir Putin è un nostro interesse nazionale, ed è anche al tempo stesso un interesse di tutta l’Europa e di tutto il mondo occidentale”. Nel maggio 2002, un primo, importante risultato, ottenuto al termine del vertice alleato di Pratica di Mare, conduce al riavvicinamento della Russia all’Alleanza Atlantica: viene inaugurato il foro di dialogo NATO-Russia Council. |
2003
L’Iraq e la crisi transatlantica
Posta di fronte alla prospettiva di appoggiare o contrastare l’invasione dell’Iraq in un contesto diplomatico complesso, ed impossibilitata a svolgere attività di mediazione, l’Italia deve effettuare una scelta: allinearsi alla pre-emptive war della “speciale relazione” anglo-americana oppure sostenere le posizioni attendiste di Francia e Germania. Roma persegue una storica linea di continuità filo-atlantista e si schiera al fianco di Washington e Londra. Presa Baghdad dalle forze della coalizione, l’apporto italiano all’opera di stabilizzazione della Multinational Force in Iraq si concretizza con l’invio di circa 1700 soldati. |
2005-08
Il secondo mandato di Bush e il burden sharing
L’amministrazione Bush inaugura il secondo mandato con il tentativo di riconciliare le due sponde dell’Atlantico. A pochi giorni dalla nomina come Segretario di Stato, Condoleezza Rice si reca in visita a Roma dove ringrazia pubblicamente il Governo italiano per il sostegno dimostrato agli Stati Uniti negli anni precedenti. Dal 2006, il Segretario alla Difesa, Robert Gates, reclama invece dagli alleati una maggiore condivisione di responsabilità e risorse in Afghanistan e in seno alla NATO. L’Italia risponde, da una parte, aumentando il proprio contingente ISAF; dall’altra, tagliando il budget destinato alla difesa. |
2009-10
Obama alla Casa Bianca e Wikileaks
L’inizio del mandato di Barack Obama coincide con un re-assessment delle priorità strategiche degli Stati Uniti. I rapporti euro-americani si raffreddano, così come le relazioni bilaterali tra Washington e Roma. Pressoché assente è la personal diplomacy tra Berlusconi ed Obama. Quando Wikileaks pubblica una serie di documenti in cui l’ex Ambasciatore americano a Roma, Ronald Spogli, afferma che “il lento ma costante declino economico dell’Italia compromette la sua capacità di svolgere un ruolo nell’arena internazionale”, il Segretario di Stato, Hillary Clinton, opta per stemperare la tensione e ricucire immediatamente con l’alleato. A dieci giorni dalla release dei cable diplomatici confidenziali, al vertice dell’OSCE in Kazakistan Clinton definisce Berlusconi “il migliore amico degli USA”. |
20010-11
La NATO dopo Lisbona
L’Alleanza Atlantica entra nel secondo decennio del XXI secolo proseguendo il suo percorso d’aggiornamento. Al vertice di Lisbona di novembre 2010, la riforma della struttura di comando della NATO non sottrae all’Italia la centralità strategica rappresentata dal mantenimento a Napoli del Joint Force Headquarters. Il Segretario alla Difesa, Leon Panetta, afferma che “l’Italia è un buon amico, un buon partner, un buon alleato: speriamo di continuare a lavorare insieme per il nostro obiettivo comune della pace nel mondo”. Nel gennaio 2012, il diplomatico americano, Ivo H. Daalder, annuncia che l’Italia ospiterà a Sigonella il nuovo sistema dell’Alleanza di sorveglianza della superficie terrestre. |
2011
La Primavera Araba
Libia: lo scoppio della crisi libica segna un momento di tensione nelle relazioni diplomatiche tra Italia e Stati Uniti. Fallito il tentativo del Governo Berlusconi di accreditarsi come mediatore presso gli USA nella gestione delle prime fasi della rivolta, l’Italia è costretta ad adeguarsi alla policy di regime change sostenuta da Washington, Parigi e Londra limitando tuttavia il proprio contributo alla concessione delle basi militari alla Coalizione dei Volenterosi per l’attuazione della Risoluzione 1973 dell’ONU. Le residue incertezze sono definitivamente superate in marzo quando il Governo annuncia la partecipazione all’operazione Unified Protector.
Siria: sin dall’inizio dei disordini, l’Italia si allinea agli Stati Uniti ed assume una posizione di condanna delle violenze perpetrate dal regime di Assad escludendo tuttavia la possibilità di un’azione militare. Il 20 agosto, a seguito di colloqui diretti con gli Stati Uniti, Roma afferma con chiarezza la mancanza di legittimità del Governo di Damasco e ne chiede la destituzione. In novembre, l’Italia, pur ritenendo la misura priva di efficacia reale, si conforma alla decisione dell’UE di imporre sanzioni finanziarie ed energetiche alla Siria.
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2011-12
L’embargo petrolifero all’Iran
Il 31 dicembre, gli Stati Uniti impongono l’embargo dei prodotti petroliferi dell’Iran. Obiettivo dichiarato: interrompere il principale flusso di finanziamento del programma nucleare iraniano. A stretto giro, il 23 gennaio 2012, l’Unione Europea aderisce all’imposizione delle sanzioni al Paese persiano. L’Italia, pur essendo uno degli Stati più esposti al blocco delle importazioni (circa il 13% del fabbisogno complessivo), ancora una volta si allinea all’alleato americano. Il Ministro degli Esteri, Giulio Terzi di Sant’Agata, afferma: “la minaccia delle armi nucleari è qualcosa che non possiamo accettare. Dobbiamo lavorare insieme, anche con i principali partner fuori dall’UE”, con chiaro il riferimento agli USA. |
2011-12
Il governo Monti
L’orientamento atlantista del governo tecnico di Mario Monti, che assume la Presidenza del Consiglio nel novembre 2011, si rivela subito con la nomina a Ministro degli Esteri di Giulio Terzi di Sant’Agata, fin lì ambasciatore a Washington, e di quella a Ministro della Difesa dell’Amm. Giampaolo Di Paola, sino a quel momento a capo del Comitato Militare della NATO. Nell’esporre le linee programmatiche del suo dicastero, Terzi dichiara che i valori transatlantici rappresentano una “dimensione ben chiara della nostra politica europea”. L’Amb. USA a Roma, David Thorne, contraccambia la rinnovata solidarietà atlantista affermando, alla vigilia della visita di Monti alla Casa Bianca, che questi “ha cambiato la dinamica europea. L’Italia è diventata l’alleato più affidabile degli Stati Uniti in Europa”.
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