ISPI Dossier
21 Febbraio 2018
Primavera araba: test Tunisia – Background

IL VOTO

Le elezioni del 23 ottobre rappresentano una potenziale svolta per la transizione politica tunisina e più in generale per la primavera araba. I tunisini saranno infatti chiamati a scegliere i propri rappresentanti alla nuova Assemblea Costituente, dopo la liberalizzazione della vita politica avvenuta con la caduta del regime di Ben Ali.

Allo stesso tempo però l’elezioni saranno l’occasione per delineare i rapporti di forza tra le nuove formazioni politiche, in un quadro di gravi disordini sociali e difficoltà economica che attraversano il Paese.

Con le elezioni si sceglieranno i 218 rappresentanti all’ Assemblea Costituente  eletti in 33 circoscrizioni, di cui 27 in Tunisia e 6 all’estero. L’assemblea avrà il compito di redigere un nuovo testo costituzionale e scegliere un nuovo capo dello Stato e un nuovo Primo ministro, il quale, a sua volta, formerà un governo ad interim fino alle prossime elezioni. Un accordo tra i principali partiti del Paese ha sancito che la durata dell’Assemblea non possa superare un anno, al termine del quale si terranno le elezioni presidenziali e per il nuovo Parlamento .

Il sistema elettorale. La regolamentazione delle nuove elezioni è stata decisa da una l’Istanza superiore indipendente per le elezioni (ISIE)  istituita ad hoc, che oltre a stabilire la legge elettorale, ha definito  le procedure per la registrazione degli elettori, dei partiti e dei candidati. Il sistema adottato è di tipo proporzionale con metodo del quoziente e i più alti resti, in modo da garantire la più ampia rappresentanza nella redazione del futuro testo costituzionale. L’età minima richiesta per la candidatura è di 23 anni; i candidati verranno presentati in liste bloccate, queste possono essere espressione dei singoli partiti oppure raccogliere  candidature indipendenti. Inoltre per garantire una più equa rappresentazione di genere all’interno delle liste è stato reso obbligatorio includere in egual numero candidati di ambo i sessi.

CRONOLOGIA DELLA PRIMAVERA TUNISINA

14 gen. 20 gen. 27 gen. 27 feb. 3 mar. 9 mar. 26 apr. 9 mag. 11 lug. 1-7 set. 12 set.

I PRINCIPALI PARTITI

La repentina liberalizzazione della sfera politica dopo decenni di regime autoritario delinea un panorama politico caotico e piuttosto frammentato. I Partiti ufficialmente registrati nella competizione elettorale sono 81 e offrono un ampio spettro di orientamenti ideologici e programmatici, dalle posizioni neoliberiste del partito Afek Tounes alle formazioni marxiste-leniniste del Partito Comunista Tunisino dei Lavoratori. Spiccano tra i movimenti politici più popolari quattro partiti che secondo i più recenti sondaggi dell’istituto tedesco “Hanns-Seidel-Stiftung  raccoglierebbero il maggior numero di consensi. Tre di questi sono riconducibili a orientamenti di centro sinistra mentre a guidare i sondaggi è il partito conservatore di ispirazione islamica.

SONDAGGIO DATA 29/09/2011

-Ennahda: 25%

-Partito Democratico Progressista (Pdp): 16%

-Forum Democratico per il Lavoro e le Libertà (Fdll o Ettakatol): 14%

-Partito del Congresso per la Repubblica (Pcr): 8%

-Afek Tounes: 3%

-Partito Comunista Tunisino dei Lavoratori (Pctl): 3%

Ennahda (Movimento della Rinascita)

Fondato nel 1981 e messo fuori legge nel corso  delle elezioni del 1989, il partito al Nahda è stato reintegrato nella vita politica tunisina dopo la caduta del regime di Ben Ali, che ha permesso il ritorno in patria del leader storico del movimento, Rachid Gannouchi, rimasto in esilio nel Regno Unito per oltre di vent’anni. E’ un partito di ispirazione islamica moderata, il cui programma prevede un fermo sostegno allo sviluppo di democrazia e  pluralismo politico.  La volontà di conciliare ispirazione religiosa e laicità dello stato, espressa in più occasione dal suo segretario Hamadi Jebali, richiama apertamente il modello del partito per la Giustizia e lo Sviluppo del premier turco Erdogan. Il partito gode di un vasto consenso nelle zone rurali e nelle fasce più povere della popolazione grazie ad una importante rete assistenziale di cui il movimento si serve e al suo impegno per la difesa dell’identità islamica.

al-izb ad-Dīmuqrāī at-Taqaddumī (Partito Democratico Progressista-PDP)

E’ un partito laico di centro sinistra fondato nel 1983 dall’avvocato Ahmed Najib Chebbi e rimasto uno dei pochi partiti legali durante il regime di Ben Ali. Nonostante fosse ufficialmente riconosciuto il Pdp ha spesso assunto posizioni critiche contro il regime e ha intrapreso iniziative volte a denunciarne l’autoritarismo. Inizialmente di ispirazione marxista il partito ha progressivamente subito un processo di revisione ideologica ed oggi si propone come un partito liberaldemocratico. Il programma prevede l’adozione di  misure di sviluppo economico in senso liberale ma allo stesso tempo di tutela delle fasce più deboli della popolazione. Dal 2006 il segretario generale del partito è Maya Jribi, la prima donna a guidare un partito politico importante in Tunisia e impegnata da decenni nel promuovere e tutelare i diritti delle donne e la parità di genere nella legislazione e nella società tunisina.

at-Takattul ad-Dīmuqrāī min ajl il-‘Amal wal-urriyyāt (Ettakatol – Forum Democratico per il Lavoro e le Libertà)

Il Forum Democratico per il Lavoro e la Libertà (Fdll) fondato nel 1994 dal medico tunisino Mustapha Ben Jafar è attivo nella vita politica tunisina dal 2002, anno in cui è stato legalizzato dal regime. Rimasto ai margini durante gli anni di Ben Ali, il Fdll è come il Pdp un partito laico di centro sinistra e si candida ad essere una delle più importanti forze politiche del paese. Il suo programma di ispirazione socialdemocratica pone l’enfasi sulla necessità di attuare riforme economiche e sociali capaci di rilanciare lo sviluppo e la crescita soprattutto nelle regioni interne del Paese. Il partito inoltre pone l’enfasi su trasparenza e una politica che sia il più possibile inclusiva e vicina ai cittadini.

l-Mu’tamar min ajl il-Jumhūriyyah ( Partito del Congresso per la Repubblica – PDR)

Questo partito di centro sinistra, fondato dal professore universitario e attivista per i diritti umani Moncef Marzouki nel 2001, non è mai stato riconosciuto dalle autorità tunisine fino al marzo di quest’anno. Le numerose iniziative politiche a favore delle libertà civili ,intraprese durante gli anni del regime, hanno suscitato la dura reazione dei servizi di sicurezza contro i suoi membri, molti dei quali  sono stati imprigionati. A differenza degli altri partiti il Pdr rifiuta qualsiasi tipologia di  finanziamento privato, criticando fortemente le interferenze del mondo del denaro sulla vita politica e accusando gli altri partiti in corsa di avere intrapreso pratiche di compravendita dei voti .

 

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