ISPI Dossier
22 Gennaio 2018
Crisi & Euro: New Europe vs Old Europe? – Scenario

Gli scenari che possono tracciarsi per la Polonia e, più in generale, per i PECO dipendono in buona parte dagli sviluppi della crisi dell’Eurozona – cui questi paesi sono strettamente legati – oltre che dall’orientamento politico che emergerà dalle prossime elezioni polacche.

Dall’interazione di questi elementi si possono individuare due scenari alternativi, anche se ovviamente sono possibili soluzioni intermedie:

SCENARIO A: L’aggravarsi della crisi dell’Eurozona e le tensioni sul debito pubblico (anche italiano) potrebbero influenzare negativamente la situazione economica dei PECO. Infatti i paesi dell’UE15 sono i loro principali partner commerciali, sia per quanto riguarda le esportazioni di beni finali, sia per lo scambio di beni intermedi e componenti legati all’integrazione produttiva internazionale di molti importanti settori (come per esempio l’automobilistico). In particolare Germania e Italia hanno un ruolo di rilevo rispettivamente in Polonia e Repubblica Ceca la prima, e in Romania e Bulgaria la seconda. Nel caso di una riduzione dei redditi disponibili e della domanda  interna nell’UE15, coniugata ad un rallentamento della produzione industriale  tedesca e italiana, gli effetti sarebbero fortemente sentiti anche nei PECO attraverso una riduzione delle loro esportazioni di beni finali, e attraverso una riduzione della produzione di beni intermedi che alimentano il ciclo produttivo nell’UE15. A ciò si aggiungano eventuali dinamiche negative dei mercati finanziari: una maggiore avversione al rischio sui mercati europei potrebbe far uscire capitali dai mercati finanziari dei PECO alla ricerca di investimenti giudicati più sicuri, creando pressioni sulle loro valute nazionali e mettendo in difficoltà imprese e famiglie che hanno preso a prestito in euro per via dei bassi tassi d’interesse. Anche la forte rivalutazione del franco svizzero ha già creato alcuni problemi in Ungheria e Polonia, dato che in questi paesi non sono rari i mutui denominati in questa valuta. Inoltre le banche italiane e tedesche, molto presenti nell’area, se vedessero aumentare la loro esposizione al rischio a causa dei molti titoli pubblici detenuti in portafoglio, potrebbero diventare più prudenti e ridurre l’offerta di credito negli stessi PECO.

La situazione potrebbe rivelarsi ancora più difficile in caso di vittoria alle elezioni polacche del partito “Diritto e Giustizia” di Jarosław Kaczyński. La spinta riformatrice del paese ne potrebbe risentire, così come la sua immagine internazionale a partire da Bruxelles (verso cui Kaczyński nutre sospetto e scetticismo).

In questo scenario politico-economico negativo per la Polonia si avrebbero riverberi significativi sull’intera area dell’Europa centrale e sui paesi del Vicinato. La Polonia è stata finora il paese più stabile sia in termini economici che politici a fronte di fenomeni di frammentazione, polarizzazione, e ripresa del nazionalismo diffusi nel resto dei nuovi entrati dell’Est (si pensi al recente euroscetticismo montante in paesi come la Slovacchia o l’Ungheria). Un indebolimento della Polonia potrebbe avere anche conseguenze sui paesi del Vicinato visto che Varsavia sta svolgendo un importante ruolo di mediazione con stati ancora instabili come Ucraina e Belarus. Infine, qualora le relazioni fra Varsavia e Mosca si deteriorassero, ciò avrebbe implicazioni gravi anche per la partnership UE-Russia che da un anno a questa parte sembra essersi rafforzata.

SCENARIO B: Le prospettive per la Polonia e i PECO sarebbero decisamente positive nel caso in cui si verificassero condizioni specularmente opposte rispetto a quelle presentate nello Scenario A. In tal caso l’Ue – e l’Eurozona in particolare – dovrebbero riuscire, al contempo, a disinnescare i rischi legati alla crisi del debito (attraverso l’ulteriore rafforzamento dello European Financial Stability Facility e una gestione più efficace della crisi greca) e ad avviare con determinazione misure di stretto controllo/sanzione delle politiche fiscali e di convergenza delle economie dei paesi membri (attivando dunque prontamente quanto meno il ‘Six Pack’, ovvero il Pacchetto di misure di riforma della governance economica europea).

Inoltre nel caso in cui vincesse ‘Piattaforma civica’, ovvero il partito attualmente al governo a cui appartiene anche il Presidente Komorowski (l’attuale primo ministro Tusk sarebbe il primo premier polacco a essere rieletto per un secondo mandato da quando la Polonia è diventata una democrazia), Varsavia potrebbe continuare sulla via della continuità e della stabilità. Il ciclo politico favorirebbe l’attuazione di riforme strutturali necessarie alla piena modernizzazione del paese. La Polonia potrebbe finalmente prendere le distanze dal passato e mettere a frutto l’entusiasmo e la fiducia dei cittadini rispetto al futuro, risorsa quanto mai rara in ogni altro paese europeo. Anche il delicato tema della negoziazione delle prossime prospettive finanziarie pluriennali dell’Ue potrebbe essere affrontato con minori tensioni (si ricordi che la Polonia detiene molti voti in Consiglio dato che fino al 2014 si applicherà il meccanismo di voto del Trattato di Nizza, particolarmente favorevole alla Spagna e, appunto, alla Polonia). Infine se dopo le elezioni non ci saranno sostanziali cambiamenti nella coalizione di governo (che include il ‘Partito Popolare Polacco’), non dovrebbero verificarsi sterzate politiche inattese, mentre qualche riorientamento e decelerazione nel processo riformistico potrebbe verificarsi se la coalizione di governo dovesse includere l’’Alleanza della Sinistra Democratica’.

 

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