ISPI Dossier
24 Gennaio 2018
“Nuova” Palestina, la svolta impossibile – Scenario

1) Tutto Cambia perché Nulla Cambi: compromesso al Ribasso.

Il veto americano al Consiglio di Sicurezza potrebbe di fatto togliere slancio alle speranze palestinesi, influenzando il successivo voto all’Assemblea Generale. Viste l’impossibilità di raggiungere il pieno riconoscimento, e le incertezze che un uno status ibrido (come stato non membro) comporterebbe, la comunità internazionale potrebbe optare per una risoluzione che si affida alla ripresa delle trattative.

Considerando il capitale politico speso da Abu Mazen, sarebbe di fatto uno smacco per l’Autorità Palestinese.

  • Il precario accordo tra Fatah e Hamas si sgretolerebbe sotto le pressioni delle opposizioni interne alle parti. In particolare l’ala militare di Hamas potrebbe optare per la carta populista e rilanciare l’uso della violenza.
  • Il senso di frustrazione della popolazione potrebbe esplodere, sia contro la leadership palestinese sia contro gli Israeliani, soprattutto i coloni; potenzialmente allargando le fila dell’ala militare di Hamas o di altri gruppi estremisti come i Salafiti.
  • Non è da escludere un’escalation delle tensioni, o addirittura una nuova intifada. La sconfitta all’Onu verrà interpretata come una punizione immeritata per una pacifica iniziativa diplomatica, rafforzando le argomentazioni di gruppi estremisti.
  • Israele, forte della vittoria diplomatica, avrebbe a questo punto pochi incentivi a fare concessioni (che già prima del voto era restia a fare), forte del fatto che sono stati i palestinesi a optare per la via unilaterale. Se anche le trattative dovessero riprendere, i palestinesi si troverebbero i una posizione ancora più indebolita.
  • La reputazione degli Stati Uniti e di quei paesi europei che si saranno opposti soffriranno grandemente da quello che verrà vista come un ennesimo affronto ai tentativi pacifici dei palestinesi di far valere i loro diritti. Sarebbe il secondo veto contro un’iniziativa palestinese in un anno, dopo che gli Stati Uniti hanno già fermato la risoluzione di contro gli insediamenti dei coloni israeliani nella West Bank nonostante siano notoriamente illegali. Costituirebbe il colpo di grazia per i tentativi di rinnovare l’immagine americana nella regione, dopo che le politiche occidentali nei confronti delle ribellioni della primavera araba si sono macchiate di ipocrisie e doppi-standard.

2) Passo Avanti: “stato non membro”

I palestinesi potrebbero raggiungere uno status ibrido di “stato non-membro” (lo stesso di cui gode il Vaticano dal 1964 e di cui ha goduto la svizzera fino al 2002, prima di diventare membro ONU a pieno titolo). Infatti, al contrario del pieno riconoscimento come stato sovrano membro delle Nazioni Unite, per il raggiungimento dello status di osservatore basterebbe una maggioranza semplice all’Assemblea Generale.

§        Nel breve termine è probabile che un risultato simile possa “incendiare” la situazione.

i.      L’attuale governo Israeliano, potrebbe tentare la via della ritorsione, addossando la responsabilità all’unilateralismo palestinese, sospendendo i contributi all’AP, e sfruttando eventuali tensioni tra i coloni e i palestinesi per usare la forza.

ii.      In pratica la situazione per i palestinesi non cambierebbe nel breve termine, il che, passato l’entusiasmo per l’ottenimento di un parziale risultato, potrebbe aumentare la frustrazione popolare.

§        Per quanto le conseguenze legali dipendano dal tipo di status raggiunto i palestinesi guadagnerebbero accesso a strumenti istituzionali per far valere almeno alcune delle loro ragioni. Le risoluzioni dell’AG non legalmente vincolanti per gli stati ma possono innescare l’azione di istituzioni Onu. Ciò aprirebbe la possibilità per i palestinesi, ad esempio, di adire alla Corte Penale Internazionale.

i.      In ogni modo, gli Israeliani potrebbero vedersi costretti ad una contromossa diplomatica per evitare “l’offensiva legale palestinese”, il che potrebbe rilanciare le trattative.

ii.      Un eventuale riconoscimento, anche parziale, di uno stato palestinese all’interno dei confini del 1967 frustrerebbe le ambizioni territoriali più intransigenti delle ali estremiste di entrambe le parti. Gli ultranazionalisti religiosi si vedranno negate le loro aspirazioni sull’annessione di gran parte degli insediamenti dei coloni nella West Bank. Al contempo, Hamas supportando la risoluzione sarebbe costretta a rinunciare alla sovranità palestinese sui territori della “Palestina storica” al di fuori dei confini del ’67, riconoscendo di fatto Israele.

 

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