ISPI Dossier
24 Gennaio 2018
Sarkozy: alla ricerca della Grandeur perduta – Scenari

(Foto: JOSEPH EID/AFP/Getty Images)

(Foto: JOSEPH EID/AFP/Getty Images)

Il presidente francese Nicolas Sarkozy sembra aver scommesso sulla validità di alcune scelte di politica estera, a cominciare dagli interventi militari in Libia e Costa d’Avorio. Per alcuni analisti L’attivismo in politica estera sarebbe solamente l’ultimo capitolo in ordine di tempo di una politica internazionale con forti elementi idealisti, e che ora troverebbe la sua espressione nella “responsibility to protect“. Nonostante ciò anche altre e più contingenti motivazioni possono essere rintracciate nelle recenti mosse francesi. Oltre a questioni interne, con le elezioni generali programmate per il 2012, e il calo della popolarità di Sarkozy nei confronti dei rivali nella corsa all’Eliseo, la Francia ha interesse nel riaffermare la propria influenza economica e politica nella sponda sud del Mediterraneo e in Africa dopo aver perso due bastioni importanti della propria strategia diplomatica come Egitto e Tunisia sostenendo peraltro il governo di Ben Ali nei primi momenti della rivolta. Parigi, che ricopre attualmente anche un ruolo internazionale alla presidenza del G20 e del G8, sembra aver rafforzato l’asse con la Gran Bretagna aprendo nuovi scenari nei rapporti interni all’Europa. Questo attivismo infatti non è privo di conseguenze sia in campo interno che internazionale, a cominciare dalle tensioni creatasi, per motivi diversi, con la Germania e con l’Italia.

Scenario A: una politica estera velleitaria

Secondo alcuni osservatori dietro al nuovo attivismo in politica estera del presidente francese Sarkozy ci sarebbero solamente motivazioni opportunistiche, mentre la politica estera francese mancherebbe di una vera e propria strategia. La nuova vitalità non sarebbe altro che una contromossa dopo le critiche dell’opposizione e di un gruppo di diplomatici del Quai d’Orsay, che a febbraio avevano accusato Sarkozy di dilettantismo in politica estera, e alle critiche della stampa che aveva sottolineato come la politica estera della Francia, che vanta la seconda rete diplomatica mondiale, sia ormai “senza voce, senza mezzi e senza direzione”. I detrattori di Sarkozy sembrano trovare conferma: la situazione di stallo difficilmente risolvibile in Libia sarebbe la prova della estemporaneità di queste iniziative. Allo stesso tempo lo scenario libico diverrebbe la cartina di tornasole per il futuro della politica internazionale dalla Francia. Se dalla complicata situazione in Libia non ne derivasse un successo rapido le conseguenze dell’interventismo francese già nel prossimo futuro sarebbero fortemente negative, tali da danneggiare non solamente l’immagine del presidente (alle prese con una lunga campagna elettorale per la rielezione) ma anche la reputazione francese. In ambito internazionale l’unilateralismo francese potrà avere conseguenze politiche negative, a cominciare dai rapporti con Germania e Italia, che non hanno nascosto disappunto per la mancanza di coordinamento nell’iniziativa contro la Libia di Gheddafi. L’azione ha finito anche per manifestare la scarsa consistenza della politica estera e di difesa europea, indebolendo ulteriormente le fragili basi su cui si fonda. Anche la Lega araba e il mondo arabo più in generale sembrano dividersi sull’opportunità di continuare o rafforzare l’azione militare in Libia. Potrebbe quindi essere mancato uno degli obiettivi fondamentali dell’intervento francese, quello del rilancio dell’immagine presso il mondo arabo e la sponda sud del Mediterraneo. L’incapacità di gestire con i partner britannici – ma senza il pieno supporto statunitense – l’operazione militare dimostrerebbe il velleitarismo francese. Se quindi, non si arrivasse a un esito rapido, anziché rafforzata la Francia potrebbe uscire indebolita dalla crisi libica, mentre la sua leadership – soprattutto nelle nuova interpretazione della “responsibility to protect” – verrebbe percepita sempre più come strumentale e improvvisata. Quindi, nonostante le ambizioni, alla Francia  sarebbe comunque molto difficile giocare il ruolo di grande potenza mondiale.

Scenario B: la Francia come nuovo campione della responsabilità di proteggere

L’attuale attivismo francese in politica estera non sarebbe una parentesi dettata da situazioni contingenti. Le crisi in Costa d’Avorio e in Libia potrebbero rilanciare la politica francese in Africa e nel Mediterraneo. In Costa d’Avorio, in particolare, la Francia ha giocato un ruolo fondamentale a favore del diritto e della democrazia e ha ottenuto già importanti risultati, come l’arresto di Laurent Koudou Gbagbo. Tuttavia, anche l’azione in Libia ha mostrato una nuova capacità di leadership francese. È stato infatti il presidente Sarkozy, con un’importante azione diplomatica a convincere i partner europei e i leader mondiali alla necessità di intervenire in Libia con lo scopo di proteggere la popolazione civile. Il risultato ottenuto con la risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza ONU rappresenta non solamente una vittoria di prestigio, ma contribuisce a rafforzare gli elementi ideali della politica internazionale della Francia. Secondo Dominique Moisi, per esempio, per propria cultura specifica, la Francia sarebbe l’unico paese, assieme agli Stati Uniti, a ritenere di avere una missione universale. L’identità internazionale sarebbe parte essenziale dell’identità nazionale. L’interventismo francese di queste settimane avrebbe quindi basi più solide delle iniziative legate all’attuale presidente e si tramuterebbe in un nuovo rilancio della “responsibility to protect”, politica alla quale, nonostante la riluttanza dettata dal rischio di un sovra-impegno, neppure gli Stati uniti di Obama hanno potuto opporsi. La politica francese troverebbe poi nuovo terreno fertile in due presupposti: da una parte il parziale disimpegno americano nell’area che creerebbe le condizioni di un “Mediterraneo post-americano”, dall’altra un rinnovato atlantismo della Francia sancito nel ritorno di Parigi all’interno del comando integrato Nato e nella rinnovata collaborazione nel campo della difesa con la Gran Bretagna. La Francia vedrebbe così notevolmente accresciuto il proprio ruolo. Questa politica, inoltre, favorirebbe non solo i valori ma anche gli interessi francesi. L’asse dei rapporti con l’Africa (un continente sempre più rilevante) e le sponde sud-orientali del Mediterraneo rifletterebbe la condizione storica di alcuni di questi territori come ex colonie francesi e, a tutt’oggi, Parigi nutrirebbe un forte interesse nel mantenere la propria influenza in tali aree. Il nuovo interventismo di Sarkozy, coronato magari dalla caduta di Gheddafi, rilancerebbe questa strategia e il ruolo globale della Francia.

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