ISPI Dossier
24 Gennaio 2018
People to watch in 2010
Dmitry Medvedev

medvedevIl presidente della Federazione russa Dmitry Medvedev ha concluso il 2009 lanciando forti critiche al sistema statale ed alla governance economica del proprio paese: dalla primitiva economia fondata sull’energia e la corruzione, alla cronica arretratezza alla società civile semi-sovietica fino alla debole democrazia. Il presidente non ha esentato dalla reprimenda anche il partito di maggioranza ‘Russia Unita’, accusandolo di ricorrere a manipolazioni elettorali e di non essere capace di vincere in un contesto realmente aperto e competitivo. I membri del partito sono stati accusati di essere dei burocrati intenti a custodire il proprio potere piuttosto che a perseguire l’interesse della nazione. Per il 2010 ci dovremmo quindi attendere un profondo processo riformistico che potrebbe aprire una nuova fase di instabilità del paese dopo il poryadok (ordine) e la preyemstvenost’ poltiki (stabilità politica) garantite dalle presidenze Putin? Difficilmente Medvedev sarà in grado di condurre una politica realmente rivoluzionaria come la gravità delle accuse mosse al sistema di potere russo postulerebbe.

Finora il presidente ha indicato la vaga modernizzazione come antidoto alle debolezze del paese. Come si dovrà realizzare tale modernizzazione? Questo è il quesito fondamentale su cui la leadership russa è chiamata a misurarsi. La crisi finanziaria mondiale ha evidenziato i limiti di una economia basata sulla rendita dagli idrocarburi a cui si affianca un accresciuto controllo statale sulle attività economiche. E’ sulla crescita economica che Putin ha costruito e rafforzato il proprio consenso e quindi è la dimensione economica la chiave del potere nel paese anche nei prossimi anni. Nonostante apparenti divergenze, in realtà un gioco delle parti ben architettato ed interpretato, anche nel 2010 la diarchia reggerà secondo la tradizionale divisione delle mansioni. Putin continuerà ad occuparsi della gestione del potere, ossia a condurre la mediazione fra i vari gruppi che si confrontano al Cremlino, a curarsi di tutte quelle incombenze riconducibili al “tecnologismo politico” e alla “ragion di stato” mentre Medvedev si dedicherà in maniera più efficace alle riforme necessarie per garantire al paese quel balzo in avanti tanto auspicato. Il 2010 sarà l’anno in cui il presidente riuscirà finalmente a realizzare il piano di riforme delle quattro I – istituzioni, infrastrutture, innovazione ed investimenti – che aveva informato il suo programma elettorale? Sembra arduo sanare la discrasia fra retorica politica e realtà che la diarchia, ed in particolare Medvedev, si porta dietro dalla instaurazione. Il 2010 richiederà però maggiori risultati su cui fondare la legittimità necessaria per vincere le elezioni presidenziali del 2011, indipendentemente da chi correrà per la carica.

Sul piano internazionale, Medvedev è riuscito a intessere rapporti amichevoli sia con Stati Uniti che con Cina, ottenendo dai primi la revisione dello scudo spaziale che l’amministrazione Bush intendeva installare in Polonia e Repubblica ceca e l’impegno a concludere in breve tempo un accordo per un nuovo Trattato sugli armamenti nucleari, e dalla Repubblica popolare consistenti prestiti per il settore energetico. Medvedev ha lanciato per il 2010 una riflessione sulla ridefinizione di uno spazio di sicurezza che si estenda da Vancouver a Vladivostock. Il draft di tale trattato (29 novembre) è stato presentato come “un’idea costruttiva” per l’unificazione dello spazio paneuropeo. Si evince tuttavia che Stati Uniti e Russia potrebbero essere i poli con un peso maggiore a detrimento soprattutto dell’Europa. Un ritorno ad una logica bipolare post-guerra fredda? Difficile dire se ciò sia nelle intenzioni di Mosca, di certo la debolezza strategica e l’assenza propositiva dell’Unione europea non aiuta a delineare un sistema più equilibrato mentre sia Washington che Mosca rafforzano le loro relazioni con Pechino. Una triade di potere in cui Bruxelles fatica ad inserirsi. Il draft russo che eccede in formalismo, lasciando molte questioni di sostanza aperte, ha tuttavia il merito di accendere un serio dibattito sui temi della sicurezza e della geopolitica euro-asiatica e dovrebbe fungere da pungolo soprattutto per la UE. Il 2010 sarà dunque sul piano interno, l’anno in cui Medvedev dovrà concretamente intraprendere le riforme necessarie per la modernizzazione del paese e sul piano internazionale, l’anno in cui si potrebbero gettare le basi per un nuovo assetto di sicurezza in sintonia con gli equilibri di potere del sistema internazionale. La Russia di Medvedev ha già mostrato la propria assertività e capacità propositiva sta ora agli altri attori cogliere la sfida.

Serena Giusti

 

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