ISPI Dossier
01 Settembre 2014
La Francia (e l’Europa) che verrà

Domenica prossima gli elettori francesi si recheranno alle urne per decidere se continuare ad affidare la presidenza a Nicolas Sarkozy o incaricare il candidato socialista François Hollande. Seppure la campagna elettorale sia stata principalmente incentrata su temi di politica interna ed economica, l’esito delle elezioni presidenziali in Francia avrà certamente rilevanti ripercussioni sul quadro europeo e internazionale. La politica estera del presidente uscente, infatti, è stata caratterizzata da un attivismo internazionale con forti accenti idealisti. Da una parte, ha voluto una “riappacificazione” con Washington (il reintegro nella NATO), dall’altra ha talvolta cercato di imporsi come leader informale dell’Europa (la guerra in Georgia e quella in Libia). In Europa la crisi del debito sovrano ha fatto rivalutare le priorità della politica estera francese. Pur ben lontano dall’assecondare l’idea di un’Europa pienamente comunitaria, subordinandola ad una visione intergovernativa, Sarkozy ha stabilito un asse con Angela Merkel per affrontare la questione del salvataggio di Atene e, soprattutto, per salvare l’Euro. Un duo che è stato ben presto soprannominato dalla stampa tedesca “Merkozy”. Questo tandem Parigi-Berlino, poi allargato a Roma dopo l’arrivo di Mario Monti, ha condotto la maggior parte degli altri stati membri – ad esclusione, soprattutto dell’euroscettica Londra – alla firma del cosiddetto “fiscal compact”, il trattato approvato a dicembre che dovrebbe portare ad un maggiore rigore di bilancio tra i Paesi sottoscriventi, ma che è stato proprio il principale oggetto delle critiche di François Hollande. La probabile vittoria di quest’ultimo rimetterebbe quindi potenzialmente in discussione i fragili equilibri e aprirebbe nuovi scenari non solamente nella politica estera francese ma anche in Europa.

(foto Reuters)

background scenario

 

forum

Se Hollande vince cambiano gli equilibri europei?

Georges Ugeux (Huffington Post): "La personalità di François Hollande è più borghese che rivoluzionaria. Eredita una difficile situazione finanziaria e non sarà in grado di incrementare la spesa sociale, una delle più alte in Europa. È un realista, e non adotterà misure estreme. [.] L'impegno della Francia nella NATO e nell'Unione Europea non cambierà. Sebbene si sia mostrato in disaccordo con i recenti trattati europei, questi non valgono uno scontro con gli altri Stati membri dell'UE."

Lucia Annunziata (La Stampa): Sicuramente un cambiamento di posizioni della Francia costituirebbe una forte novità negli assetti europei attuali. Il programma di Hollande è un bel chiodo piantato nell'asse Merkel-Sarkozy su cui si sostiene l'equilibrio europeo. Alla obbedienza rigorista della Merkel, alla sua piena osservanza dei dettami della Bundesbank, Hollande oppone lo scontro frontale con le banche considerate una delle cause del crac finanziario internazionale."

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WASHINGTON
(Brookings Institution)
"What the First Round of the French Presidential Election Means for Europe"

LONDRA
(The Economist)
"François Hollande and austerity. Leader of the axis of growth?"

WASHINGTON
(Council on Foreign Relations)
"France's High Stakes Presidential Vote"

NEW YORK
(The New York Times)
"The Soft Middle of François Hollande"

PARIGI
(Cicero Foundation)
"The Foreign Policy of Nicolas Sarkozy"

MADRID
(Fride)
"France and the Arab spring: an opportunistic quest for influence"

 

DALLO SCAFFALE

Il francese di ferro di Massimo Nava

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