ISPI Dossier
24 Gennaio 2018
Verso Copenaghen

I leader mondiali si incontreranno dal 7 al 18 dicembre a Copenaghen nell’ambito dello ‘United Nations Convention on Climate Change’ per rilanciare la lotta ai cambiamenti climatici. Il vertice mira alla fissazione di obiettivi per il periodo post-Kyoto (ovvero a partire dal 2012), ad ampliare il numero di paesi che si assumono target vincolanti di riduzione delle emissioni di CO2 e a prevedere aiuti economici e trasferimenti di tecnologia per i paesi in via di sviluppo e i paesi più poveri…
segue »

background scenario

 

forum

LE POLITICHE AMBIENTALI GLOBALI SONO INEFFICACI E DISPENDIOSE O SONO UN'URGENZA IMPROROGABILE?

KEVIN ANDERSON (Tindall Centre for Climate Change Research): A Copenhagen si dovrà decidere se introdurre immediate e senza precedenti riduzioni nelle nostre emissioni o lasciare alle generazioni future il rischio di cambiamenti climatici. La scelta è chiara e purtroppo, allo stesso tempo, improcrastinabile.

VACLAV KLAUS (economista e presidente Rep. Ceca): Al di là della ancora oscura natura antropica dell'aumento delle temperature, l'attuale approccio ambientalista è utopico, non tiene in nessun conto dei costi-benefici e porterebbe a risultati completamente diversi da quelli sperati.

FAN GANG, SU MING E CAO JING (economisti di stato cinesi): Alla filosofia del "chi produce e inquina paga", va sostituita una nuova filosofia: "chi consuma paga". Le aziende cinesi non sono colpevoli dell'inquinamento prodotto, bensì lo è il consumatore finale. I consumisti più sfrenati risiedono nei paesi del primo mondo.

commenta

more on

DALL'ISPI

Verso Copenaghen: successo o fallimento? (new), Antonio Villafranca

Cina, Stati Uniti. In movimento per il clima (new), Gianni Silvestrini

Copenaghen sta arrivando, siate lungimiranti! (new), Valentina Bosetti, Carlo Carraro e Massimo Tavoni

The security dimension of climate change in Africa, Donata Garrasi

Europa e Italia: chi paga per l'ambiente? Antonio Villafranca

Il mondo a Copenaghen: successo o fallimento? video

 

DAL MONDO

WASHINGTON
(Council on Foreign Relations)
"Copenhagen's Conundrum"

LONDRA
(Chatham House)
"Climate Change Talks: Copenhagen: The Darkest Hour"

BERLINO
(WBGU - German Advisory Council on Global Change)
"Climate change: Why 2°C?"

PRETORIA
(South African Institute of International Affairs)
"The Road to Copenhagen: Climate Change, Energy and South Africa’s Foreign Policy"

NEW DELHI
(Centre for Policy Research)
"Climate Politics in India: How can the Industrialised World Bridge the Trust Deficit?"

 

DALLO SCAFFALE

International Affairs, Climatic change. Special Issue on Worst Case Scenarios

Limes, Quaderno speciale "Il clima del G2"

EcoEuropa. Le nuove politiche per l'energia e il clima, di Carlo Corazza

Stern Review on the Economics of Climate Change - Final Report

IPCC Report - Climate Change 2007

The Economics of Adaptation to Climate Change Study, World Bank, September 2009

6 commenti

  1. Nel mondo i politici abbondano, sono i leader che mancano.Ma soprattutto viene da chiedersi se il mestiere di chi ci governa sia solo affrontare il giorno per giorno o, invece, non sia indispensabile guardare al futuro per assicurare ai paesi, al mondo, alle nuove generazioni una speranza. Un accordo a Copenaghen credo sia possibile, e tutti gli elementi per un trattato sono sul tavolo, pronti per essere scelti, raccolti e messi insieme. Però nessun mandato preciso è arrivato ai negoziatori, anzi siamo tornati alla fase in cui ognuno si nasconde dietro alle difficoltà dell’altro. in conclusione credo che l’opinione pubblica non debba accettare supinamente la volontà di politici privi di leadership facciamo sentire la nostra voce in qualsiasi modo. Fermare il cambiamento climatico è una scelta che non può più dipendere dalla parte politica a cui si appartiene, ma abbiamo bisogno di una coalizione globale che affronti il problema del cambiamento climatico per prevenire il peggio soprattutto per le generazioni future.

  2. E’ un falso problema quello di stabilire se deve pagare chi produce oppure chi consuma (alla fine una parte del prezzo resterà a carico di chi produce e l’altra a carico di chi consuma).
    E’ importante ‘IMPORRE UNA TASSA DI AMMONTARE PARI AL COSTO DEL RIPRISTINO DELLA SITUAZIONE AMBIENTALE ANTECEDENTE LA PRODUZIONE’.
    La tassa perciò dovrebbe coprire sia il costo dello smaltimento dei rifiuti che quello dell’eliminazione dell’inquinamento conseguente alla produzione.

  3. Ritengo gli ultimi 2 interventi (quello della Rep. Ceca e quello Cinese)caratterizzati da una considerevole coltre di miopia; l’uno, perchè la tutela dell’ambiente non può e non deve essere affrontata con un approcio di tipo economico, in quanto non è in gioco una “fetta di mercato”, bensì la vita dell’intera umanità; il secondo perchè probabilmente i cinesi, anche se autorevoli economisti del loro paese, lasciano trasparire di non aver capito nulla del principio “chi inquina paga”.
    E se penso che l’esitenza del genere umano e di questo pianeta potrebbe dipendere da persone come loro, mi provoca un profondo sentimento di disagio.

  4. L’alternativa proposta da Kevin Anderson – o “si introducono riduzioni immediate e senza precedenti nelle emissioni” o “si lascerà alle generazioni future il rischio di cambiamenti climatici” – mi sembra fuorviante e scorretta.

    Dal punto di vista logico tale potrebbe essere formulata come è solo se l’introduzione di riduzioni alle emissioni potesse escludere il futuro rischio di cambiamenti climatici.

    E’ invece ovvio a chiunque che anche fermando tutta la produzione industriale del mondo e non utilizzando più nemmeno una goccia di petrolio, nessuno – nemmeno il Prof. Anderson – potrebbe escludere il rischio di futuri cambiamenti climatici.

  5. [...] leggi [...]

  6. Il cambiamento climatico è ormai un dato di fatto. Negarlo è da incoscienti. Sapere della sua esistenza e non agire è da criminali. Anche se tutti ne subiremo le conseguenze, le popolazioni più povere del pianeta dovranno affrontare situazioni estreme in cui la loro sicurezza alimentare (e non solo) sarà ancor più a rischio rispetto al presente. (Per non parlare di altri effetti sugli ecosistemi etc.).
    Parlare di chi è la colpa del riscaldamento climatico oggi non ha senso. Bisogna agire subito! Ed ognuno deve fare quello che può per mitigarne gli effetti. In futuro potremmo ripartire le colpe, ed ognuno dovrà farsi carico delle proprie responsabilità. Ma oggi bisogna agire. Perdere un opportunità come questa sarebbe condannare milioni di persone a condizioni di vita in cui i diritti fondamentali dell’uomo non saranno garantiti. Se i nostri politici opteranno per difendere gli interessi economici, sapendo degli effetti disastrosi che queste scelte potranno avere, allora bisognerebbe processarli per crimini contro l’umanità.

Al momento l’inserimento di commenti non è consentito.


ISPIChi siamoContatti