ISPI Dossier
26 Giugno 2017

Archivio novembre, 2012

Israele-Hamas: oltre la tregua

Dopo otto giorni di conflitto il 21 di novembre Israele e Hamas si sono accordati per una tregua. L’annuncio è arrivato per voce di Hillary Clinton, Segretario di Stato Usa, e di Kamel Amr, Ministro degli Esteri egiziano, che hanno tenuto una conferenza stampa congiunta al Cairo nella quale hanno illustrato i punti salienti dell’accordo. Entrambe le parti, Israele e Hamas, possono vantare successi. Tel Aviv ha danneggiato il 30% dell’arsenale palestinese di Hamas a Gaza, ha ottenuto assicurazioni in termini di sicurezza e, rispetto a “Piombo Fuso” del 2008-2009, senza un’azione militare terrestre. Dal canto suo, Hamas ha rotto il lungo isolamento diplomatico uscendo dal conflitto rafforzato politicamente e ottenendo anche un certo credito internazionale che ha marginalizzato i palestinesi dell’Anp. Tuttavia – come ha spiegato Ehud Barak, Ministro della Difesa israeliano – la tregua non è un accordo ma un insieme di intese tra Israele ed Egitto e tra Hamas ed Egitto. Il cessate il fuoco potrà durare “nove settimane o nove mesi”: fino a quando durerà nessuno è in grado di dirlo. Diversi fattori dello scenario internazionale potrebbero avere profonde influenze sugli esiti duraturi della tregua stessa. L’Egitto ha giocato un ruolo rilevante nelle trattative e il Presidente Morsi è stato rivestito di “responsabilità e leadership” come riconosciuto dal segretario di Stato Hillary Clinton e dallo stesso Presidente Barack Obama. Il Presidente egiziano pare uscire rafforzato da questa crisi. Stretto tra un’opinione pubblica egiziana tradizionalmente filo-palestinese e il bisogno personale di accreditarsi come un interlocutore affidabile nei confronti della Casa Bianca, è riuscito con pragmatismo e diplomazia a far recuperare all’Egitto il ruolo di player regionale. Turchia e Qatar, anch’essi protagonisti delle trattative tra Israele e Hamas pare abbiano avuto un ruolo minore. Se la tregua durasse potrebbe rappresentare una vittoria anche per gli Stati Uniti che, nonostante il disimpegno manifestato negli ultimi anni nell’area mediorientale, hanno mostrato il peso che continuano a esercitare nei confronti di Israele e dei suoi alleati locali. Sulla tregua e sulla sistemazione pacifica dell’area però gravano ancora molte incognite interne e regionali, a cominciare dalle elezioni israeliane del 22 gennaio, per finire con la posizione iraniana, gli interessi dei paesi limitrofi e la crisi ancora aperta in Siria. (foto Associated Press)

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forum

Gaza: opportuna l'azione militare di Israele?

Abraham Yehoshua (scrittore israeliano): "È tempo che Israele riconosca che Gaza è un nemico. Ed agisca di conseguenza: smetta di fornire elettricità e far passare cibo. Dichiari ufficialmente che siamo in uno stato di guerra e agisca di conseguenza".

Amos Oz (scrittore israeliano): "Non si tratta di dire se la guerra sia giusta o sbagliata. L'aspetto più tragico di questa situazione è che è in atto una disputa orribile tra due popoli che hanno entrambi, ma in maniera diversa, legittime rivendicazioni su uno stesso territorio".

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DAL MONDO

TEL AVIV
(Haaretz)
"Who won this round in Gaza, Israel or Hamas? Only time will tell"

NEW YORK
(Foreign Affairs)
"Hamas'Miscalculation"

LONDRA
(Financial Times)
"Syria loses influence among Palestinians"

NEW YORK
(New York Times)
"Egypt's Leader Is Crucial Link in Gaza Deal"

VARSAVIA
(PISM)
"Egypt's Salafists and Relations with Israel"

WASHINGTON
(Brookings Institution)
"The Obama Administration Must Re-Pivot Its Attention Back to the Middle East"

 

DALLO SCAFFALE

One State, Two States: Resolving the Israel/Palestine Conflict,
Benny Morris

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