ISPI Dossier
26 Maggio 2017

Archivio luglio, 2012

Libia: se bastasse un’elezione

Le elezioni del 7 luglio, le prime elezioni libere tenutesi in Libia dopo la caduta del regime di Muammar Gheddafi, sembrano incoraggiare previsioni ottimiste sul futuro del paese. Nonostante diversi episodi di disordine e tentativi di boicottaggio si siano registrati in Cirenaica, le votazioni si sono svolte tutto sommato regolarmente e il clima generale è stato sostanzialmente positivo, soprattutto nella capitale. Secondo le prime indicazioni, almeno nelle circoscrizioni dell’ovest del paese, la formazione secolarista guidata da Mahmud Jibril, già primo ministro del primo governo provvisorio post-Gheddafi, sembra essere in vantaggio sui partiti islamici mentre il paese ha incassato i complimenti e gli elogi della comunità internazionale. Tuttavia le insidie sul futuro del paese non sono state fugate del tutto. Innanzitutto, per effetto della legge elettorale che premia i rappresentanti locali, la composizione parlamentare obbligherà a grandi intese e a tener presente gli interessi delle singole regioni. Per questa ragione difficilmente il partito di Jibril riuscirà a governare da solo. Le sfide sono ancora numerose e di difficile soluzione. Innanzitutto, la Libia non è ancora pacificata: scontri si verificano infatti in diverse parti del paese, in particolare nel sud, presso le città di Sebha e Kufra. Restano poi numerose le milizie armate che occupano il territorio libico e che cercano di ritagliarsi un ruolo di potere o che contrattano la consegna delle proprie armi in cambio di un posto nell’esercito regolare o nella burocrazia statale. Restano, e saranno probabilmente, sempre più pressanti, anche le richieste di autonomia della Cirenaica. Il futuro governo e il nuovo parlamento, quindi, seppure in un quadro di legittimazione popolare molto differente rispetto a quello del Consiglio Nazionale Transitorio, dovranno affrontare problemi irrisolti e guidare il paese verso un processo di transizione che si prospetta lungo e molto delicato.

background scenario

 

forum

Libia post-elezioni, sulla strada della democrazia?

The Economist: "Nonostante le esplosioni di violenza, soprattutto nelle aree più remote del paese, e la persistente minaccia delle milizie, che sono ancora restie a riconoscere l'autorità centrale, il processo democratico è stato avviato e pare orientato nella giusta direzione".

International Crisis Group : "Con un debole governo centrale, con potenti gruppi armati in competizione tra loro e con forti sensibilità regionali e locali, la Libia sta attraversando una delicata transizione. A seconda di come le autorità risponderanno alle sfide più immediate ed urgenti, la tranzione potrebbe restare semplicemnete delicata o diventare davvero pericolosa".

commenta

more on

DALL'ISPI

La Libia non è la Somalia,
ma i giochi non sono ancora fatti
(new)
Arturo Varvelli

Verso altre divisioni? (new)
Antonio Morone

Perspectives for the Security Situation after the Elections (new)
Wolfgang Pusztai

Obama deve evitare il caos
e l'Islam radicale
(new)
Mattia Toaldo

Libya's elections:
current environment and perspectives

Antonio Vazquez

Precedenti:

Libya Remains a Terra Incognita
ISPI Studies, June 2012

Documentazione:

Politica ed economia: la doppia sfida della ricostruzione in Libia

Eventi:

Libia: speranza democratica o rischio di frammentazione?

 

DAL MONDO

TRIPOLI
(Libya Herald)
"Jibril calls for Grand Coalition"

LONDRA
(Carnegie Endowment)
"Libya's Troubled Transition"

WASHINGTON
(Atlantic Council)
"New Militia Clashes Endanger Transition in Libya"

DOHA
(Doha News)
"So why is Qatar helping Libya again?"

WASHINGTON-DOHA
(Brookings Doha Center)
"Libyan Islamists Unpacked: Rise, Transformation, and Future"

BRUXELLES
(International Crisis Group)
"Libya's Elections under Threat"

WASHINGTON
(Foreign Policy)
"Qaddafi Lives"

 

DALLO SCAFFALE

Storia della Libia contemporanea
Dirk Vandewalle

Libia. Fine o rinascita di una nazione?
Karim Mezran e Arturo Varvelli

precedente

ISPIChi siamoContatti