ISPI Dossier
16 Dicembre 2017

Archivio giugno, 2012

Egitto, la difficile coabitazione

A un anno e mezzo dalla caduta di Hosni Mubarak, l’Egitto ha finalmente il suo primo presidente eletto democraticamente. Tuttavia, la situazione politica del paese continua a essere caratterizzata da grande instabilità. In vista del ballottaggio di metà giugno tra il candidato dei Fratelli musulmani, Mohammed Mursi, e l’ex primo ministro di Mubarak, Ahmed Shafik, lo Scaf (Consiglio supremo delle forze armate) ha adottato una serie di decisioni per impedire che il paese fosse interamente nelle mani delle forze islamiche e mantenere salde le proprie prerogative e privilegi. Così, sulla base di presunte irregolarità elettorali, i militari hanno sciolto l’Assemblea del popolo , assumendo il potere legislativo, e allo stesso tempo hanno limitato i poteri del futuro presidente, ridimensionandone di fatto il ruolo. Di fronte all’imponente mobilitazione popolare, i militari non hanno potuto far altro che riconoscere la vittoria di Mursi. Ma la stabilità in Egitto è ancora lontana. Manca una Costituzione definitiva. Bisognerà inoltre rimettere in moto la macchina elettorale per un nuovo parlamento in un clima di crescente polarizzazione tra le forze politiche. La transizione egiziana continua a essere irta di ostacoli e la coabitazione tra Fratellanza e militari piena di insidie. Ma i prossimi mesi potrebbero servire alle forze politiche progressiste per formare un fronte compatto in vista del prossimo voto legislativo.

background scenario

 

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Egitto: la rivoluzione continua?

Mustafa Ali (Ahram online): "Sfortunatamente, le masse che hanno combattuto per il pane e le rose contro una classe di oppressori non sono ancora state in grado nè di assicurarsi il loro giusto diritto a guadagnarsi il pane, nè di respirare appieno lo spirito di libertà. Hanno compiuto solo metà della via che li porterà a completare la propria rivoluzione".

Tahani al Gabali (vice presidente della Corte costituzionale per al Sharq al Awsat): "Qualunque nuova rivoluzione sarà una rivoluzione portata avanti dalla Fratellanza musulmana e non dal popolo egiziano, e questo vorrà dire l’appropriazione del potere dello stato. Questa non si tradurrebbe in una rivoluzione popolare egiziana, che rimarrà sempre quella del 25 gennaio, la quale ha portato avanti le istanze per uno stato moderno e democratico e basato su una costituzione e sulla legge per l’ottenimento della libertà, della giustizia sociale e della dignità. La Fratellanza vuole portare avanti una contro rivoluzione contro quella rivoluzione per implementare il sogno dello stato islamico del loro fondatore al Banna.".

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DAL MONDO

IL CAIRO
(Al Ahram)
"Mursi in power: A time-line of diminishing presidential prerogatives"

DOHA
(Al Jazeera)
"Egypt's echoes of Algeria"

LONDRA
(Chatham House)
"Egypt's Military Council and the Transition to Democracy"

WASHINGTON
(Time Magazine)
"Islamist Morsy Wins Egyptian Presidency, but Will the Military Cede Any Power?"

NEW YORK
(Council on Foreign Relations)
"After the Arab Spring, the Junta's Summer"

 

DALLO SCAFFALE

Storia dell'Egitto contemporaneo Massimo Campanini

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