ISPI Dossier
26 Maggio 2017

Archivio maggio, 2012

Crescita: parole o fatti?

EUROCONCRETEZZA CERCASI

di Antonio Villafranca

Un altro vertice (straordinario), un’altra delusione. Ormai le Borse crollano prima dei vertici, anzi verrebbe da dire che crollano proprio in vista dei vertici. Si sconta l’inevitabile immobilismo europeo e la cacofonia di proposte, controproposte, provocazioni, tentativi di mediazioni che nulla hanno a che fare con quello che i mercati ormai da troppo tempo inutilmente chiedono ai leader europei: risposte chiare, condivise e veloci. Una vera chimera per il sistema di governance economica europea del tutto inadeguato ad affrontare una crisi dirompente come quella attuale. Il vertice del 23 maggio lo ha dimostrato ancora una volta. Si è fatto addirittura fatica a rispettare l’agenda dei lavori che metteva in primo piano la crescita. Il crollo (preventivo) delle borse e la fuga di notizie sui piani nazionali per fronteggiare l’uscita della Grecia dall’euro hanno preso il sopravvento. Così invece di ponderare le varie misure per rilanciare l’economia europea, ci si è divisi ancora una volta sulla gestione dell’emergenza greca, sull’eventuale ricorso agli Eurobond, sulla revisione della “mission” della Bce. Non che questi temi non risultino, almeno indirettamente, legati alla crescita. Sbaglia infatti la cancelliera Merkel quando dichiara che gli Eurobond non hanno nulla a che fare con il rilancio dell’economia europea.
La riduzione dei tassi pagati dagli stati altamente indebitati ai detentori dei propri titoli libererebbe ingenti risorse da utilizzare proprio per finanziare la crescita. Il conseguente allentamento della tensione anche sulle banche contribuirebbe a ridare ossigeno all’asfissiato mercato interbancario e il ricorso al credito da parte delle imprese sarebbe più agevole di quanto non sia oggi. Quindi in realtà anche questi temi meriterebbero di essere affrontati all’interno di un vasto piano di rilancio dell’economia europea. Il problema è che questo piano (”growth pact”) non è stato nemmeno abbozzato e che quindi le discussioni su ciascuno di questi temi sono andate in ordine sparso. Il punto intorno a cui tali discussioni dovrebbero girare è infatti il contributo che le varie misure avanzate potrebbero dare alla crescita, mentre invece le pressioni dei mercati (e dei media) hanno imposto una visione frammentata per cui alcuni paesi (la “periferia” dell’Eurozona) le propongono nell’ottica di gestire l’emergenza greca ed evitare il contagio, mentre altri le interpretano in chiave elettorale (sia nel caso del neo-eletto Hollande, che ha voluto marcare la differenza rispetto al suo predecessore, sia in quello della Merkel, che non intende essere sconfessata nella sua linea di “austerity”…
Continua

(nella foto Afp/Getty Images, da sinistra Mario Monti, Angela Merkel, Mariano Rajoy e François Hollande)

 

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