ISPI Dossier
16 Dicembre 2017

Archivio aprile, 2012

Siria, una crisi senza fine

Dopo oltre un anno di tumulti e rivolte, la Siria continua ad essere travolta dalla violenza. Nel corso degli ultimi sei mesi, il regime di Bashar al-Assad ha intensificato sempre più la repressione, e neppure i tentativi di mediazione tra l’autunno e l’inverno della Lega Araba prima e, più recentemente, dell’inviato dell’ONU, Kofi Annan, sono sembrati in grado di sortire effetti positivi e risolutivi. Gli attori di quella che appare chiaramente come una guerra civile si sono definiti. L’opposizione, spesso divisa, si è comunque dotata di un organismo politico, il Consiglio Nazionale Siriano, divenuto il primo interlocutore dell’Occidente, e di un braccio armato, il Free Siryan Army. Mentre nessuno dei due contendenti è disposto a retrocedere, i contesti regionale ed internazionale concorrono ad intricare il quadro. La Siria è l’ennesimo terreno di scontro tra il fronte sunnita guidato dall’Arabia Saudita e dal Qatar e l’eterogeneo asse sciita Damasco-Hezbollah-Teheran. La tenuta o la caduta del regime di Assad potrebbe quindi rappresentare l’ago della bilancia per l’influenza sul futuro del Medio Oriente. Ma non solo, poiché la questione travalica i confini della regione ed arriva fino al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite a New York. Al Consiglio di Sicurezza, infatti, i cinque paesi aventi diritto di veto sono ancora alle prese con un aspro confronto diplomatico. I tentativi di Francia, Stati Uniti e Gran Bretagna per una risoluzione di condanna del regime hanno per ora incontrato l’opposizione di Russia e Cina, che hanno posto il proprio veto in difesa della sovranità siriana. È una divisione che riflette interessi e strategie divergenti, ed ardua appare una sua ricomposizione. Questa situazione di evidente stallo a livello sia interno che esterno sembra allontanare ogni rapida soluzione della crisi.
(foto Associated Press)

background scenario

 

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Crisi siriana: soluzione militare o soluzione politica?

Tariq Alhomayed (Asharq Al-Awsat): "Oggi va attivata una "sala delle operazioni" di chi è interessato ad aiutare la Siria: paesi arabi, Turchia e occidentali. Bisogna mobilitare una coalizione e imporre uno nuovo status quo sul terreno e fermare il bagno di sangue. [.] L'unico linguaggio che il regime di Assad capisce è quello della forza, perché è l'unico in cui crede. [.] Per queste ragioni dopo il fallimento del piano Assad bisognerà mobilitarsi".

Julien Barnes-Dacey (Ecfr): "L'applicazione dell'accordo [sul cessate il fuoco] potrebbe preparare il terreno per un processo politico che, per quanto difficile, farebbe pendere la bilancia in favore dell'opposizione. Dopo quattro decenni di repressione, una popolazione vibrante e politicamente mobilitata è intenzionata a costruire il proprio futuro. Lo stato di terrore è interrotto. Una forza alla quale Assad non è in grado di resistere, se non con la violenza. Un percorso politico può quindi essere un modo più sicuro per finire il regime".

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Usa-Israele, il tentativo di spaccare l'allenza tra Iran e Siria
Paolo Napolitano

 

DAL MONDO

LONDRA
(The Economist)
"How to set Syria free"

WASHINGTON
(Jadaliyya)
"The Idiot's Guide to Fighting Dictatorship in Syria While Opposing Military Intervention"

WASHINGTON
(The New Republic)
"The Stalled Revolution; Ten days with Syria's besieged protesters"

DAMASCO
(AlJazeera)
"Syria's Alawite activists stuck in the middle"

GERUSALEMME
(Haaretz)
"Israel's favorite Arab dictator of all is Assad"

 

DALLO SCAFFALE

Siria. Nel nuovo Medio Oriente - Lorenzo Trombetta

Il Leone di Damasco - Seale e Chiarini

Syria: revolution from above - Raymond Hinnebusch


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