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L’Autorità Nazionale palestinese ha confermato negli ultimi giorni che il 20 settembre chiederà all’Assemblea generale dell’Onu il riconoscimento della Palestina come stato indipendente e sovrano. Se Abu Mazen andrà fino in fondo, la richiesta di diventare il 194° stato sovrano riconosciuto dalle Nazioni Unite dovrà essere valutata dal Consiglio di sicurezza. Gli Stati Uniti hanno già dichiarato che vi si opporranno e questo sarebbe sufficiente a far decadere la piena sovranità.
Il dossier passerà però all’Assemblea generale che potrà votare la promozione della Palestina da “entità” a “stato non membro”. Un passo in avanti ma non quello decisivo. Se la vera svolta appare quindi ancora una volta impossibile, il risultato politico potrebbe essere importante per le sue conseguenze. Almeno 130 paesi potrebbero votare a favore in Assemblea generale, isolando Israele, gli Stati Uniti e alcuni europei (evidenziando ancora una volta le divisioni interne alla Ue). Gli scenari sono di difficile previsione. Lo stato ebraico potrebbe amplificare la sindrome d’accerchiamento, in un momento di particolare tensione internazionale anche con vicini e partner storici come Turchia ed Egitto. Gli Usa, nonostante le promesse di Obama su un possibile stato palestinese, potrebbero rivedere la politica di aiuti economici e politici verso l’Autorità palestinese. Le piazze arabe potrebbero entrare in agitazione sostituendo gli slogan per la democrazia con quelli contro Israele; anche i giovani palestinesi potrebbero mobilitarsi, iniziando una loro nuova Primavera che potrebbe trasformarsi in una terza Intifada.
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Palestina all'ONU: opportuna o minaccia?
Lara Friedman (Director of Policy and Government Relations for "Americans for Peace Now"): "L' iniziativa palestinese all'Onu contiene elementi estremamente costruttivi, come il fatto che la proposta appare fondata sull'impegno palestinese verso la coesistenza di due stati, al raggiungimento di un accordo conforme alla tradizionale posizione di
Stati Uniti [.]. L'iniziativa riflette la determinazione della leadership palestinese di ottenere risultati tramite metodi non violenti".
Benny Morris (storico israeliano): "Una volta ottenuto il loro mini-stato, i palestinesi saranno liberi dai vincoli internazionali di un trattato di pace e non avranno promesso nulla in cambio. Saranno anche liberi di continuare la loro lotta contro Israele avendo come
obiettivo finale la sua eliminazione. Inevitabilmente, la lotta armata - chiamatela guerriglia o terrorismo - riprenderà".
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DALL'ISPI
Dall'America agli Arabi: un voto ONU che nessuno vuole (new) Ugo Tramballi
La vera posta in gioco per l'Osservatore Permanente (new) Enrico Milano
Israele guadagna tempo e cerca nuovi alleati (new) Vittorio Dan Segre
Una patata bollente per Obama: il frutto di vent'anni spesi male (new) Marco Allegra
UN-EU-ropean lessons (new) Patricja Sasnal Polish Institute of International Affairs
Lo strappo di Parigi e Londra (new) Umberto Profazio
La debolezza di un'Autorità senza vera legittimità sociale (new) Paolo Napolitano
Precedenti:
What State in Palestine? Palestinian institutional reform and the limits of the State-building approach Paolo Napolitano
Il vento della Primavera soffia sul fuoco del conflitto israelo-palestinese Ugo Tramballi
DAL MONDO
WASHINGTON
(Washington Institute) "A Coming Storm? Prospects and Implications of UN Recognition of Palestinian Statehood"
MIAMI
(University of Florida) "Recognition Of Palestinian Statehood: A Clarification Of The Interests Of The Concerned Parties"
LONDRA
(OpenDemocracy) "Palestinian statehood: a turning-point"
LONDRA
(Mediterranean Politics) "Two States or Not Two States? Leadership and Peace Making in the Israeli-Palestinian Conflict"
DALLO SCAFFALE
"La questione palestinese", di Edward W. Said
"Il sogno incompiuto", di Ugo Tramballi
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