ISPI Dossier
26 Giugno 2017

Archivio aprile, 2011

Sarkozy: alla ricerca della Grandeur perduta

La politica estera della Francia si basa su una tradizione diplomatica ormai secolare e su alcuni principi fondamentali come il diritto dei popoli al libero arbitrio, il rispetto dei diritti dell’Uomo, dei principi democratici, dello Stato di diritto e cooperazione tra le nazioni, frutto dei propri valori interni. In quest’ottica l’attivismo in politica estera del presidente francese Nicolas Sarkozy sarebbe solamente l’ultimo capitolo in ordine di tempo di una politica internazionale con forti elementi idealisti, e che ora troverebbe la sua espressione nella “responsibility to protect“. Nonostante ciò anche altre e più contingenti motivazioni possono essere rintracciate nelle recenti mosse francesi in Libia e Costa d’Avorio. Oltre a questioni interne, con le elezioni generali programmate per il 2012, e il calo della popolarità di Sarkozy nei confronti dei rivali nella corsa all’Eliseo, la Francia ha interesse nel riaffermare la propria influenza economica e politica nella sponda sud del Mediterraneo e in Africa dopo aver perso due bastioni importanti della propria strategia diplomatica come Egitto e Tunisia sostenendo peraltro il governo di Ben Ali nei primi momenti della rivolta. Parigi, che ricopre attualmente anche un ruolo internazionale alla presidenza del G20 e del G8, sembra aver rafforzato l’asse con la Gran Bretagna aprendo nuovi scenari nei rapporti interni all’Europa. Questo attivismo infatti non è privo di conseguenze sia in campo interno che internazionale, a cominciare dalle tensioni createsi, per motivi diversi, con la Germania e con l’Italia.

background scenario

 

 

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Quali motivazioni dietro l'interventismo francese?

Dominique Moisi (direttore dell'Ifri): "Il petrolio stavolta non c'entra, abbiamo il nucleare. [...] Il fattori più importante per Sarkozy è la cultura specifica della Francia, unico altro Paese, assieme agli Stati Uniti, a ritenere di avere una missione universale. L'identità internazionale è parte essenziale della nostra identità nazionale. I francesi sono contenti quando vedono piantare la loro bandiera da qualche parte[...]. In modo che definirei cartesiano, il francese pensa: 'Intervengo, quindi esisto'".

Sergio Romano (editorialista Corriere della Sera): "Quella francese è un'azione molto spregiudicata, dettata essenzialmente da due motivazioni. La necessità di cancellare il ricordo dell'intimità con due degli autocrati protagonisti della politica della sponda sud: Mubarak e Ben Ali. In vista delle elezioni presidenziali, Sarkozy necessitava di un rilancio d'immagine. Nel 2007 aveva vinto conquistando l'intellighenzia di sinistra ma anche il voto di destra. Oggi pare piuttosto minacciato sia da Marine Le Pen sia da Dominque de Villepin."

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Eventi:

La guerra di Libia. Intervento umanitario, ambizioni politiche e conseguenze economiche video

Dove va la Costa d'Avorio? video

 

DAL MONDO

WASHINGTON
(Foreign Policy)
"China cool to Sarkozy's G20 ambitions"

MAASTRICHT-PARIS
(Cicero Foundation)
"The foreign policy of Nicolas Sarkozy: not principled, opportunistic and amateurish"

NEW YORK
(New York Times)
"French Colonial Past Casts Long Shadow Over Policy in Africa"

NEW YORK
(Word Policy Institute)
"WorldVoices: Sarkozy at War"

WASHINGTON
(The Atlantic)
"An Era of Intervention?"

 

DALLO SCAFFALE

Il francese di ferro di Massimo Nava

The Sarkozy Phenomenon di Nick Hewlett (Warwick University)

France Foreign Policy & Government Guide


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