ISPI Dossier
16 Dicembre 2017

Archivio marzo, 2011

L’Euro si salverà. E l’Italia?

Raggiunta l’intesa sulla governance economica europea nel vertice del 24-25 marzo: i paesi membri dovranno anche aumentare gli sforzi per ridurre il proprio debito pubblico. La valutazione sul raggiungimento degli obiettivi avverrà paese per paese, tenendo quindi conto delle peculiarità nazionali. I governi, in base alla propria posizione economica in Europa, dovranno anche contribuire al Fondo salva stati con apporti che impatteranno sui conti nazionali (14,3 miliardi per l’Italia dilazionati in 5 rate annuali a partire dal 2013). La decisione arriva peraltro in un momento critico per l’Europa: il Portogallo deve fronteggiare una crisi di governo indotta proprio dalle misure di austerità; per l’Irlanda rifinanziare il debito pubblico non è mai stato così costoso; in Gran Bretagna continuano le proteste contro l’aumento delle imposte e i tagli alla spesa. L’Italia dal canto suo soffre un debito pubblico pari al 119% del Pil ed entro il 2015, quando il nuovo Patto di stabilità e crescita sarà pienamente funzionante, la relazione dovrà gradualmente scendere al 60%. A favore dell’Italia, secondo il presidente del Consiglio Ue, Herman Van Rompuy, giocano alcuni “fattori mitiganti”: alto risparmio privato, tempistiche favorevoli per emissioni obbligazionarie, sistema bancario solido, positivo impatto previsto della riforma previdenziale. Basteranno? Per rendere sostenibili gli sforzi chiesti dalla Ue servirebbe una crescita annua del 2%, ma le organizzazioni internazionali stimano che sarà poco più della metà. A questo si aggiunge l’impatto della crisi energetica dovuta alle rivolte in Nord Africa e Medio Oriente e il probabile rialzo dei tassi di riferimento della Banca centrale europea. Fattori che nel prossimo anno costeranno all’Italia un punto percentuale del Pil stando alle stime di Confindustria.

background scenario

 

forum

Ridurre la spesa senza crescita, una scelta sbagliata?

Paul Krugman (premio Nobel per l'economia 2008): [...] "La drastica riduzione della spesa di fronte ad una disoccupazione elevata è un errore. I sostenitori dell'austerità avevano predetto che i tagli alla spesa avrebbero portato rapidi benefici ristrutturando la fiducia [dei mercati] nella convinzione che gli effetti negativi su crescita e impiego avrebbero avuto un impatto inferiore. Ma si sono sbagliati."...

Herman Van Rompuy (presidente Consiglio Ue): [...] "Quello che facciamo non ha a che fare con lo smantellamento della protezione sociale. Si tratta di essere sicuri che le nostre economie siano competitive abbastanza da creare lavoro e sostenere gli standard di vita raggiunti dai nostri cittadini. Tutti gli sforzi puntano a rispondere alla crisi economica e a preservare la stabilità finanziaria. Ma l'obiettivo finale è la creazione di lavoro e non ci sono contraddizioni tra questi due propositi"...

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