ISPI Dossier
26 Ottobre 2014

Categoria: Africa

Mali: À la guerre

Lo scorso 7 gennaio le forze islamiste e i Tuareg che si riuniscono intorno alle sigle di Ansar Dine, Mujao, Aqim e Mnla hanno lanciato un’importante offensiva militare verso il sud del Mali con l’obiettivo di conquistare Bamako. La Francia, in qualità di ex potenza coloniale, già dallo scorso 11 gennaio, ha accolto solitaria la richiesta di aiuto del presidente ad interim Diocounda Traoré. E’ partita così “Serval”, un’operazione militare basata su truppe di terra e raid aerei che, particolarmente intensa nelle aree di Gao e Kidal, sembrerebbe, tuttavia, non aver arrestato l’iniziativa islamista verso la capitale. Ai soldati francesi si sono affiancate anche le prime truppe messe a disposizione dai paesi dell’Africa occidentale e dispiegate sotto l’egida della Risoluzione 2085 delle Nazioni Unite. Hollande ha dichiarato che le operazioni sono mirate in particolare a proteggere i 6 mila cittadini francesi in Mali e che esse si stanno conducendo nel pieno rispetto del diritto internazionale. Ad ogni modo, l’iniziativa militare francese ha momentaneamente tamponato la mancanza di coordinamento tra forze internazionali ed africane, anche se lo scenario militare starebbe mutando e vedrebbe un coinvolgimento, almeno logistico, degli alleati occidentali, come emerso dal Consiglio straordinario dei ministri degli Esteri della Ue che ha concesso il via libera ad una missione di addestramento dell’esercito del Mali.
L’obiettivo dunque è quello di accelerare la messa in pratica della Risoluzione Onu per fronteggiare i gruppi islamisti che, come ha dichiarato l’entourage di Hollande, sono meglio equipaggiati ed addestrati di quanto Parigi stessa si aspettasse e hanno già alle spalle esperienze di guerra come quelle in Afghanistan e in Libia. Proprio quest’ultima esperienza e l’uscita di scena di Gheddafi hanno decretato la rottura di collaudati equilibri che per anni sono stati utili a controllare il Sahel, un territorio vastissimo nel deserto del Sahara nel quale agisce indisturbata Aqim che finanzia le sue imprese attraverso le lucrose entrate derivanti dal traffico di stupefacenti e dal sequestro di occidentali. Proprio questo tipo di operazioni, come dimostrato dal recente attacco ad una piattiaforma della BP a In Amenas nel sud dell’Algeria, in risposta all’azione militare francese in Mali, potrebbero essere un ulteriore motivo di instabilità per l’intera regione aprendo dunque nuovi e imprevedibili scenari. La guerra non si annuncia affatto semplice, né di breve durata e rischia dunque di estendersi anche oltre i confini maliani. (foto Reuters)

background scenario

 

forum

Esiste un fronte compatto per un intervento in Mali?

Romano Prodi (Inviato Speciale dell'Onu per il Sahel): "Devo ammettere di non aver mai visto una coesione internazionale come quella che distingue in queste ore il sostegno all'intervento militare in Mali. Il motivo sta nel fatto che la paura del terrorismo accomuna tutti".

Guido Westerwelle (Ministro degli Esteri tedesco): "E' giusto che la Francia abbia risposto alla richiesta di aiuto da parte del governo del Mali (ma) il dispiegamento di truppe tedesche in aiuto a quelle franco-maliane non è in discussione".

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DAL MONDO

LONDRA
(Guardian)
"France's lonely intervention in Mali"

PARIGI
(Le Monde)
"Mali: l'opération "Serval" est-elle légale?"

ALGERI
(El Watan)
"La guerre au Mali transposée en Algérie"

LONDRA
(Chatham House)
"A decade of African Peace and Security Architecture"

BRUXELLES
(International Crisis Group)
"Mali: The Need for Determined and Coordinated International Action"

MADRID
(Real Instituto Elcano)
"Un condominio yihadista en el norte de Mali: ¿cómo ha surgido?, ¿se consolidará? "

 

DALLO SCAFFALE

Terrorism in Africa: The Evolving Front in the War on Terror
John Davis, Abdul Karim Bangura, VV.AA.

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