ISPI Dossier
26 Maggio 2017

Categoria: Stati Uniti

Corea del Nord: rischio reale o bluff?

Nuovi venti di guerra tornano a spirare su una delle aree geopolitiche più strategiche del macrocontinente asiatico. L’atteggiamento provocatorio adottato dalla Corea del Nord nelle ultime settimane tiene il mondo con il fiato sospeso, soprattutto dopo il posizionamento da parte di Pyongyang di due missili Musudan a media gittata sulle rampe di lancio e l’invito rivolto alle ambasciate straniere a prepararsi a evacuare. Bluff o vera minaccia?
Nata ufficialmente come stato comunista di stampo stalinista, la Corea del Nord si è presto trasformata in qualche cosa di diverso. La promulgazione della dottrina del Chuch’e (”autosufficienza”) a partire dagli anni ‘50 ha fatto sì che Pyongyang si svincolasse presto dall’abbraccio di Unione Sovietica e Cina maoista, costruendo una forma di marxismo-leninismo incentrata sul culto della personalità del primo leader Kim Il-Sung. A partire dal 1994, con l’ascesa al potere di Kim Jong-il, alla dottrina del juche è andata ad affiancarsi quella del Songun (”prima i militari”). Autosufficienza e preminenza del settore militare sono alla base della difficile situazione interna in cui versa oggi la Corea del Nord. Con un’azione politica guidata dagli obiettivi del mantenimento della stabilità del regime e subordinata alle esigenze del settore militare, Pyongyang ha sempre rimandato le riforme economiche necessarie a dare respiro a un paese periodicamente provato dalla mancanza dei generi alimentari primari.
Già Kim Jong-il negli ultimi anni del suo potere aveva capito che una riforma dell’economia era necessaria, ma la paura che questa potesse causare tensioni sociali che avrebbero messo in pericolo la tenuta del regime l’aveva fermato. L’attuale leader Kim Jong-un – alla guida del paese da soli due anni – sembra non disporre al momento del potere necessario per affrontare tali riforme. Nel frattempo, se il giovane leader paventa l’ipotesi di un attacco nucleare agli Stati Uniti e ai suoi alleati – anche se gli analisti non lo ritengono realizzabile -, il Giappone schiera tre batterie di missili Patriot nei dintorni di Tokyo.
L’elevato livello al quale è stata portata la tensione nelle ultime settimane sembra suggerire un netto peggioramento della situazione interna, tanto dal punto di vista economico quanto da quello del prestigio personale del leader supremo. L’incognita è rappresentata dall’effettiva capacità degli attori coinvolti – principalmente Corea del Sud, Stati Uniti e Cina – di ricondurre a ragione la mina vagante nordcoreana e dalla disponibilità di quest’ultima a fermare l’escalation prima che il punto di non ritorno venga superato. (foto AFP)

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ISPI Commentary (Marzo 2013)

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DAL MONDO

WASHINGTON
(Brookings Institute)
"Understanding North Korea"

LONDRA
(Chatham House)
"North Korea Tests International Resolve"

WASHINGTON
(Cato Institute)
"Learn to Live with a Nuclear North Korea"

NEW YORK
(Foreign Affairs)
"Beyond the Pivot"

WASHINGTON
(Carnegie Endowment)
"What's Wrong with China's North Korea Policy"

 

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